II.
E, per un buon tratto di tempo, i dissidenti, se c'erano, non osarono alzare la voce. Si trattava d'eredi scornati, di mogli e mariti già ben disposti a una prossima vedovanza, di generi e nuore che avevano creduto imminente la dipartita della suocera da questa valle di lacrime, di emuli a cui aveva sorriso l'idea della scomparsa d'un antagonista pericoloso, di subalterni che s'erano tenuti sicuri di occupare in breve il posto d'un superiore infermo o decrepito. Era un po' duro dover rassegnarsi adesso allo statu quo.... Ma era altrettanto difficile manifestare in modo troppo aperto i propri sentimenti.
Del resto, ad alcuni interessi offesi dal nuovo stato di cose s'era provveduto con lodevole sollecitudine. Lo stipendio ai custodi del cimitero era mantenuto nella sua integrità. Non dovevano accoglierne i visitatori, mostrare ai posteri remoti il monumento più eloquente del passato? Ai membri della rispettabile corporazione dei becchini si assegnò una pensione per un certo numero d'anni, e così pure si fece in favore di quanti altri traevano il loro sostentamento dagli uffici prestati ai defunti. Vi fu un principio d'agitazione tra i medici e i farmacisti, e non mancarono le proposte di concedere anche ad essi un'indennità; ma prevalse il savio consiglio di soprassedere. In fin dei conti, non era detto che non avesse ad esservi più bisogno di farmacisti e di medici; e, a ogni modo, l'istruzione ond'essi erano forniti doveva metterli in grado di rendersi utili in mille guise e di guadagnarsi da vivere. E in fatti a pochi di loro occorse mutar professione. Se pegli uomini (non pegli animali inferiori) era abolita la morte, se non si sviluppavano più malattie gravi, rimanevano tuttavia molte piccole indisposizioni, vere o sognate, per le quali si richiedevano consulti e ricette, giacchè non era vinta l'irrequietezza propria della natura umana, e, non essendovi motivi seri di angustia, i motivi lievi bastavano a tener agitati gli animi. Era soprattutto, in uomini e donne, una febbre, una smania di voler prolungare la giovinezza, uno sgomento di ogni sintomo che accennasse al declinar delle forze, all'ottundersi delle sensazioni, e il medico affilava le armi per frenar l'azione corroditrice del tempo, e lo speziale vegliava sulle sue storte per distillarne le essenze vitali. Non è a credersi la quantità degli elisir che con nomi diversi erano offerti all'avidità insaziata del pubblico. L'ultimo doveva esser sempre l'infallibile, conservatore miracoloso di tutte le facoltà del corpo e dello spirito. Ma c'era il guaio che, non temendosi più della morte, si usava e abusava dei veleni ai quali era tolta la virtù di uccidere, non quella di nuocere; onde i frequenti disturbi gastrici, e l'emicranie, e gli squilibri psichici, e le malinconie profonde, ostinate, e talora una strana impazienza di mutar soggiorno e abitudini. Però i medici esitavano a suggerir questo rimedio che poteva esser peggiore del male. Sulle prime, gli scienziati dell'Isola s'erano divisi in due campi circa alla soluzione di un grave problema. Gli uni, appartenenti alla scuola sperimentale, sostenevano che l'immunità contro la morte derivasse da virtù particolari del luogo e valesse soltanto per quelli che vi abitavano, e fin che vi abitavano; gli altri, capitanati dal presidente dell'Accademia di filosofia aprioristica, pur consentendo nell'attribuire alla terra ed all'aria meriti speciali, affermavano il privilegio dell'immortalità esser concesso a tutti i nati dell'Isola, dovunque pur esulassero. Corsero fiumi d'eloquenza in favore delle due tesi contraddittorie, e i dotti si scagliarono a vicenda le garbate contumelie che sono la salsa piccante delle loro polemiche. Comunque sia, il presidente dell'Accademia aprioristica mostrò nel modo più luminoso d'esser convinto delle sue idee, e, seguendo una volta tanto il metodo sperimentale, s'imbarcò sopra una nave diretta a un porto lontano del continente. Non appena arrivato, fu ripreso da un'antica malattia cardiaca, di cui, nella coscienza della propria invulnerabilità, non si curò più che tanto. E così, ripetendo non pereo, passò agli eterni riposi.
Allora non ci fu più dubbio quale delle due tesi fosse la giusta; restava solo a vedersi fin dove si estendesse quella che avrebbe potuto chiamarsi la zona di salute. E in breve l'esperienza dimostrò ch'essa non oltrepassava un raggio di circa sei miglia tutto intorno all'Isola; entro questi confini non solo non allignavano i germi mortiferi, e l'abituale placidezza del mare e la qualità della spiaggia nè irta di scogli nè sparsa d'insidie escludevano la possibilità di naufragi, ma gli stessi casi fortuiti si risolvevano in nulla. Se per lo sfasciarsi d'una barca, o per altro accidente, un uomo, pur non sapendo nuotare, cadeva in acqua, l'acqua medesima lo riportava illeso alla riva. Di là dalle sei miglia la natura riprendeva i suoi diritti. Onde l'allontanarsi troppo dall'Isola era singolare atto d'audacia, e chi a ciò s'induceva o per ragion di negozi, o per vaghezza di novità, o per la giovanile baldanza che fa correre incontro ai pericoli, era accompagnato alla partenza dai trepidi voti della madre, della sposa, dei figli, e salutato al ritorno come guerriero reduce dal campo di battaglia.
Intanto era corsa sui venti la fama dell'Isola fortunata, e vi affluivano i pellegrini da remote contrade. Venivano i sani per meglio goder della vita, venivano i malati per ricuperar la salute, quali col proposito di fermarvi addirittura la loro dimora, quali per tastare il terreno, per verificar da sè stessi l'incredibil prodigio.
Accolti festosamente in principio, destarono poi, di mano in mano che l'immigrazione cresceva, inquietudini e timori. I profeti di sventura ammonivano: “Badate! Quest'invasione forestiera finirà col soverchiarci, con lo sconvolgere le nostre abitudini, col corrompere i nostri costumi, coll'alterare la nostra lingua. Provvedete prima che sia troppo tardi„.
Perplessi, esitanti, i consoli riunirono gli anziani e i savi dell'Isola, e fra questi il Poeta, sposatosi da poco con la sedicenne Risorta. Disse il Poeta: “O che vorremmo chiuderci in un gretto egoismo? E se gli Dei hanno estirpato dal nostro suolo la pianta malefica della morte, rifiuteremmo agli stranieri di fruire d'una così grande benedizione? Sì certo; un'era nuova è cominciata per noi; dobbiamo mostrarcene degni, dobbiamo accettare i mutamenti inevitabili, e veder di trarne profitto. Apriamo le braccia ai fratelli che accorrono ai nostri lidi, offriamo un campo propizio alla loro operosità, scendiamo con essi in nobile gara per tutto ciò ch'è buono, alto e gentile. Sia veramente la nostra Isola un faro che illumina e attrae; irradii da sè uno splendore che sia conforto e promessa ai derelitti del mondo!„
Chi applaudì, chi mormorò, chi tentennò il capo dubbioso; ma a far prevalere l'opinione del Poeta potè, più della sua parola eloquente, l'osservazione semplice e bonaria d'un umile cittadino: “E con che mezzi li respingeremmo, gli stranieri?„
Quest'era la verità. I miti e patriarcali abitanti, alieni dalle risse e dal sangue, non sarebbero stati in grado, neppur volendo, di custodire l'integrità della loro Isola. Se parte degl'immigranti arrivavano alla spicciolata su leggieri navigli, altri vi giungevano in massa, col sorriso sul labbro ma con la spada al fianco, come offrenti a scelta la pace o la guerra.
E fu pace. I coloni giuravano ubbidienza alle leggi, rispetto alle donne, partecipazione ai tributi; avendone in cambio dono di terreni da coltivare o da fabbricarvi e libertà piena di esercitare le loro industrie e di adorare Iddio a loro modo. Senonchè, la pace ufficiale non impediva le contese private, che, un tempo sì rare nell'Isola, divenivano a mano a mano più frequenti ed acerbe. Ma quantunque un selvaggio furore armasse le destre (che gli stranieri avevano appreso l'uso dell'armi anche agl'indigeni) e le punte affilate cercassero i cuori, nessun colpo riusciva mortale. Il sangue si stagnava, le piaghe rimarginavano; gli avversari, stupiti di vivere, si separavano con occhi lampeggianti d'un odio infinito come l'eternità. Ogni tanto accadeva una cosa tragica. Con un tacito accordo, due nemici irreconciliabili staccavano in silenzio una barca dal lido, e a forza di remi e di vele si spingevano lontano nel mare, oltre la zona privilegiata.... Talora ritornava uno solo dei due; talora non ritornava nessuno; sballottata dai flutti la barca vuota veniva a investir sulla spiaggia.