III.
Solo con l'orso rimase invece il signor Demetrio, rimase con la coscienza d'essere in dolo, di meritarsi, almeno in parte, i rimproveri che l'altro non gli avrebbe certo risparmiati.
Pure, dissimulando alla meglio la sua confusione, si avvicinò bonariamente ad Antenore. — Hai da parlarmi?
— Sì, ma prima pago un debito.
E gettò con mala grazia due franchi d'argento sul tavolino.
— Lascia stare....
— Ah, — proruppe Santelli inviperito, — vorresti regalarmi anche questi?... Per poi dire all'illustrissimo signor commendatore Fustini che me li hai condonati per carità?
— Io! — esclamò Bibbiana.
— Tu.... tu.... come stasera.
— Io.... stasera.... ho detto....?
— Hai lasciato capire.... ch'è lo stesso, — ribattè Santelli schizzando veleno da tutti i pori, — hai lasciato capire che con la scusa degli scacchi, e fingendo di giocar male, mi davi da guadagnar una o due lire al giorno.... per i miei minuti piaceri.... per i sigari forse....
— Ma no.... ti giuro....
— E hai la faccia di negare.... Sono cinque anni che m'infliggi quest'umiliazione.... cinque anni che mi ferisci in quello che ho di più caro, in quello che ho di più sacro.... nel mio orgoglio, nella mia dignità.... E io, bestia, non ho sospettato di nulla.... ho creduto in buona fede che tu volessi impratichirti negli scacchi.... ho aderito al tuo desiderio di giocar d'interesse.... se no non ci trovavi gusto.... l'ho agevolata io la tua parte di filantropo....
— Ma se non è vero, — seguitava a protestare il signor Demetrio.
L'altro non gli dava retta.
— Come ho potuto io, col mio carattere, consentire a guadagnar sempre....?
— No, — interrompeva Bibbiana, — lo sai bene che neppur questo è vero.... che anch'io vincevo qualche volta....
— Una volta su dieci, — ribattè Santelli. — L'hai confessato tu a quel tuo dilettissimo commendatore. Oggi invece, con un giocatore di prima forza, non hai fatto che vincere....
— Due partite.... sono accidenti che nascono.... che non provano nulla.... Vedrai domani sera....
Il signor Antenore scoppiò in un riso secco, nervoso, che pareva un singulto. — Ah naturalmente domani sera perderai.... e m'inviti ad assistere alla commedia.... Non son così grullo.... È finita la commedia.... Mai più metterò il piede dentro di queste porte....
— Andiamo, Antenore....
— Mai più, fin che non potrò rimborsarti dell'elemosina che m'hai fatta.... Cinqu'anni giusti.... sessanta mesi.... Non è mica un conto troppo difficile.... sessanta mesi con poche interruzioni.... a quaranta lire in media per ogni mese.... duemila quattrocento lire....
— Tu sei pazzo, Antenore.... tu sragioni.... Hai bisogno di ricuperare la tua calma.... di dormirci su....
— Me ne vado, sì, — ripigliava l'energumeno, — ma non mica a dormire.... Vado come un ministro del Regno d'Italia a studiar l'economie che posso fare sul mio bilancio per pagare i miei debiti.... Lo capisci che non voglio esserti debitore, che non voglio concederti la soddisfazione di avvilirmi, di calpestarmi?... Tutti così.... voi altri ricchi.... Non vi basta papparvi le vostre rendite.... acquistate con quel bel merito;... volete di quando in quando darvi il lusso della generosità, della munificenza, per ribadir meglio le catene ai piedi dei poveri diavoli.... Vigliacchi, vigliacchi!...
E uscì, slanciando questo insulto come un saluto.
— Antenore! — gli gridò dietro Bibbiana con voce soffocata. — Antenore!... È troppo....
Diede uno strappo al campanello e si lasciò cader sulla poltrona.
La Barbara, accorsa alla scampanellata, lo trovò che ansava, rosso scalmanato in viso, con gli occhi fuori dell'orbita.
— Misericordia!... Cos'ha?.. Credevo che chiamasse per far lume al signor Antenore.... Ma quello è corso giù per le scale al buio.... Cos'ha, cavaliere?... Cos'è stato!... Un tiro di quel figuro?... Non l'ho mai potuto soffrire.... Beva qui un gocciolo di Marsala....
Il signor Demetrio la respinse con la mano. — Ne ho bevuto anche troppo del vino stasera.... Va meglio.... È passato....
— Ma cos'era?... Cosa si sentiva?
— Niente.... È passato.... Andrò a letto.... Dev'esser tardi.
— È mezzanotte.... Non si sbrigavano più.... Dica la verità.... S'è preso una bile col signor Antenore?
— Sì, — rispose Bibbiana che aveva necessità di sfogarsi. — Ma ho avuto torto anch'io.... L'ho provocato....
La Barbara scrollò le spalle. — Provocarlo, Lei?... Lei che ha sempre avuto una pazienza da santo?... Lei che ha sempre cercato di fargli del bene?
— Far del bene!... — disse il signor Demetrio. — Non è mica facile.... A volte si crede di far del bene e si fa del male.
— O piuttosto, — corresse la Barbara, — c'è della gente che non sa dove stia di casa la gratitudine.
— Questo non importa.... Non si fa il bene perchè ci ringrazino.... Gli è che bisogna saper regolarsi secondo le persone.
— Sarà, — mormorò la Barbara che non capiva certe sottigliezze. — Ma con un serpente come il signor Antenore non si riuscirà a nulla.
— Superbo sì, — ripigliò Bibbiana, parte favellando a sè stesso, parte rivolgendosi alla sua interlocutrice, — superbo fin da ragazzo.... A scuola dov'era uno dei primi lo chiamavano il Lucifero.... E dopo ne ha avute delle peripezie.... ne ha sofferte delle mortificazioni.... ha visto navigar col vento in poppa tanti che valevano meno di lui.... insomma se gli si è peggiorato il carattere non è colpa sua.... Così astioso una volta non era.... E anche l'orgoglio gli è cresciuto con le disgrazie.... Vi ricordate quand'è arrivato qui?... Aveva abbandonato l'impiego, non gli avevano ancora liquidata la pensione.... non so come vivesse.... E pure non ci fu verso di fargli accettar del danaro nè in dono, nè a prestito.... Gli avevo proposto di tener la mia piccola amministrazione.... Non ha voluto.... Lo avevo pregato di venir a desinare ogni giorno con me, ch'ero solo e avrei avuto piacere di far quattro chiacchiere a tavola.... È stato molto se ha accondisceso a venir la domenica.... E intanto, anche con la pensione liquidata, stentava a tirare innanzi, si lagnava di mille privazioni. Non era più giovine neppur lui.... soffriva d'acciacchi.... Non aveva i mezzi da curarsi.... Ed eravamo alle solite.... A qualunque offerta che gli si facesse montava sulle furie.... Finalmente mi era parso d'aver trovato.... Egli amava il gioco degli scacchi.... lo amavo anch'io. — Giochiamo, — gli dissi, — ma giochiamo di qualche cosa.... Se non c'è l'interesse non ci metto attenzione.... Regoleremo i conti ogni mese. — Te Deum laudamus.... Questa volta egli non rispose di no....
— E intascava un bel gruzzolo, — interruppe la Barbara.
— Oh.... miserie....
— Con tutta la sua boria si degnava....
— Erano denari di buona presa.
— Ma lei faceva apposta?
Bibbiana abbassò la voce come se si vergognasse di confessare. — In principio forse.... Dopo m'ero avvezzo....
— E vuole che il signor Antenore non se ne fosse accorto? — esclamò la donna col suo naturale buon senso.
Il cavaliere negò energicamente. — No, no.... Oggi soltanto, per causa di quel benedetto Fustini....
— Del signore ch'era qui a pranzo?
— Appunto.... C'era la scacchiera pronta.... S'è messo a giocar con Antenore e lo ha vinto.... È un giocatore che sa il fatto suo.... Poi con lo stesso Fustini mi son provato io.... Antenore mi punzecchiava, mi beffeggiava, parteggiava pel mio avversario.... Io ho perduto la pazienza, ho perduto la testa, non mi son più ricordato che se Antenore era rimasto inferiore a Fustini dovevo a maggior ragione rimaner inferiore io....
— E ha guadagnato la partita?
— Due ne ho guadagnate.
— Bravo!
— No.... Quando ho alzato gli occhi verso Antenore e ho visto che ormai egli aveva capito tutto, mi son vergognato come se avessi commesso la più triste azione del mondo.
— Oh caro Lei, — protestò la Barbara, — lasci che i cattivi si vergognino....
— Spesso si è cattivi senza volerlo, — ribattè il signor Demetrio tentennando il capo. — Non dovevo stasera, non dovevo....
La Barbara lo interruppe. — Scusi.... Io sono un'ignorante, ma se mi permettesse di dir la mia opinione....
Bibbiana la incoraggiò con un gesto.
— Ecco, — rispose la Barbara, — può essere che stasera ell'abbia avuto un momento di distrazione, e ammetto che il signor Antenore.... dato che prima ignorasse, che già io stento a persuadermene.... ammetto insomma che debba esser rimasto un po' male.... Ma, con tutto questo, s'io fossi stata nei panni di quel figuro, sa quel che avrei fatto?
— Sentiamo.
— Le avrei gettato le braccia al collo dicendole: — Grazie.
— Oh bella! Nel giorno in cui lo umiliavo davanti a un estraneo?
— Che importa? Era il giorno in cui veniva a scoprire un'azione generosa ch'era durata cinqu'anni.... le par poco? Quanti ce ne sono che si sarebbero torturato il cervello per aiutare un tanghero che non voleva essere aiutato, ma voleva lagnarsi sempre?... Quanti avrebbero avuto pazienza per cinqu'anni?... E dell'umiliazione in fin dei conti ne ha la colpa lui, e se la merita.... Sicuro, chè non è lecito aver quella boria, e chi è nel bisogno non deve aver riguardi a domandare soccorso a un amico nè deve costringerlo a usar dei sotterfugi per fargli del bene.
— Oh, in questo siamo d'accordo, — disse con enfasi Bibbiana. Dopo la feroce requisitoria di Santelli che gli aveva scompigliato le idee e lo aveva empito di scrupoli e di rimorsi, la morale semplice e casalinga della sua donna di servizio gli rinfrancava alquanto lo spirito. Egli non era dunque il vile e malvagio uomo che Antenore lo accusava di essere?
— Basta, — egli soggiunse alzandosi in piedi, — accendetemi la candela, ch'è ora d'andare a letto.
Pur la brusca rottura con Antenore non gli dava pace, e passando accanto al tavolino rovesciò con la mano i pezzi ch'erano rimasti ritti sulla scacchiera.
— Maledetti scacchi!... Mi costate un amico.
— Uhm! — borbottò la Barbara. — Se son quelli gli amici! Meglio perderli che trovarli.
— No, no.... Un compagno di scuola.... È un vero dolore.... Io non dovevo....
— Oh, torna da capo! — saltò su con petulanza la Barbara, inanimita dal buon successo che avevano avuto prima le sue considerazioni. — E allora torno da capo anch'io a dire che mi farei sbattezzare se il signor Antenore non aveva mangiato la foglia già da gran tempo.
— Impossibile!... Un superbo di quella risma!
— Oh, — conchiuse la filosofessa della cucina, mostrando più acume d'un consigliere d'appello in pensione, — ne ho conosciuti ancora dei superbi che sinchè potevano far finta di non accorgersi dei benefizi accettavano tutto.... Non vogliono obblighi di riconoscenza, ecco quel che non vogliono.... Ciò che pesa a costoro non è ricevere, è restituire.
E dopo aver pronunziato questa sentenza degna d'uno dei savi della Grecia, la Barbara consegnò al padrone la candela accesa. Senonchè, proprio in quell'istante, ella vide luccicar dell'argento sul tavolino. A lei luccicavano gli occhi. — O che si dimentica il danaro?
— Che danaro?
— Questi due franchi....
Bibbiana fece un passo indietro. — Il danaro lasciato da Antenore.... Non lo voglio io.... Verrà a riprenderselo....
— E se non viene?
— Se non viene, tenetevelo voi.
— Meno male, — disse la Barbara. — Intanto lo metto in tasca.