III.
Una violenta scampanellata, uno sbatacchiar d'usci, un rumore di passi. Erano le dieci e pochi minuti.
— Signora Albissola! Signora Virginia! Assolto! Assolti tutti! — urlò dal di fuori Vittorio Dorelli che veniva trafelato dalla Corte d'Assise.
La Virginia, pallidissima, si slanciò nell'andito e gli tese ambe le mani. — È proprio vero?... Assolto?
— Diamine! Ho sentito coi miei orecchi. E ho voluto essere il primo a dar la notizia!... Avevo giù la mia bicicletta, e via come un fulmine, a rischio di farmi mettere in contravvenzione.
— Grazie....
— Suo cognato, — proseguì Dorelli reggendo la signora Virginia ed entrando con lei in salotto da pranzo, — Dal Torso, Malerotti e tanti altri amici son rimasti ad attendere il signor Michele.
— Ma non è libero?
— Sì ch'è libero.... Però c'è qualche piccola formalità, qualche carta da sottoscrivere.... Sarà qui fra un quarto d'ora, fra venti minuti.
E Dorelli continuava rispondendo a sua moglie e alla signora Clara che lo tempestavano di domande: — Assolti tutti nove. Non l'ho detto?... Se c'era gente nell'aula?... Altro che gente.... Una folla.... E quanti applausi!
— Hanno applaudito?
— Con entusiasmo.... Non mi meraviglierei se facessero una dimostrazione sotto le finestre....
— No, — gridò con una specie di terrore la Virginia Albissola. — No, per carità, nessuna dimostrazione.... Me la ricordo quella dell'anno passato....
— Ma questa scancellerebbe la memoria di quella.
— No, Dorelli, no, — riprese la Virginia giungendo le mani in atto supplichevole. — Procuri che ci lascino tranquilli....
— Da me non dipende, — rispose Dorelli alquanto confuso. — Già è tardi.... credo che non faranno niente.
— Oh la pace, la pace.... Non chiedo altro al Signore.
— Egli ti esaudirà, spero, — disse la signora Clara. — Intanto t'ha esaudita rendendoti tuo marito.... Su, su, Virginia; Michele non può tardare.... Prepàrati a riceverlo con un viso allegro.... E voi altri, — soggiunse indirizzandosi alla servitù che la gran notizia aveva richiamata in salotto, — voialtri non istate qui incantati.... Lesti. Voi, Giovanni, apparecchiate la tavola.... E voi, cuoca, in cucina.... Il padrone avrà bisogno di qualche cosa.... Del brodo ce n'è?... Sì.... E c'è poi tanta roba avanzata da oggi.... Avrai fame anche tu. Virginia....
— Oh, io no....
— Se non hai preso quasi nulla in tutta la giornata? — osservò la Bianca Dorelli.
— È inutile, non posso....
— Ti proverai.
— Ehi, Luisa, — ripigliò la signora Clara, — la camera, di là, è pronta?
— Sissignora.
— Ah! — esclamò la Virginia. — Ci siamo dimenticati di Carlino.... Gli avevo promesso di avvertirlo....
— Forse dorme.... Lo sveglierà il suo papà.... Già Michele vorrà vederli tutti e tre i suoi bambini. La Olga e Giorgetto saranno con gli angioli.
La cameriera fece un segno affermativo col capo.
— In ogni modo, — le ordinò la signora Clara, — salite piano un momento e sappiateci dire se Carlino si muove.
La Virginia guardava con riconoscenza sua madre che la liberava dalle cure di padrona di casa; guardava con ammirazione quella donnetta di circa sessant'anni, che nonostante i molti dolori sofferti (aveva perduto in gioventù due figliuoli e recentemente un marito adorato) conservava intatta la serenità dell'umore e la vigoria della fibra. Ella, la Virginia, si sentiva così vecchia, così stanca, così accasciata!
La signora Clara accostò la mano all'orecchio e si mise in ascolto.
— Che c'è? — dissero a una voce la Virginia e i Dorelli. — Son qui?
— No, è disopra.... È Carlino.... Sicuro è Carlino che strepita.... Eccolo che fa la scala in due salti.
E il bimbo si precipitò nel salotto in maniche di camicia, con la faccia accesa, coi capelli arruffati, con le scarpe slacciate, coi calzoncini cascanti.
La Luisa si sfiatava a urlargli dietro: — Ma aspetti.... Ma prenda la roba.
Carlino non le badava neppure, e gridava: — Il babbo, dov'è il mio babbo?... Voglio il babbo, io....
La mamma, la nonna, la signora Dorelli gli furono attorno per quietarlo. — Viene il babbo, or ora.... Sì, bambino, è libero.... Viene con lo zio Gustavo.
— Mi ha sentita sul pianerottolo, — spiegò la cameriera che aveva sul braccio una parte degli indumenti del ragazzo. — È balzato dal letto.... Ha voluto sapere.... La fatica che ho durato a fargli infilar i calzoni!...
— Cattiva mamma, cattiva, — borbottò Carlino, e un lampo d'ira gli passò negli occhi fieri e bellissimi. — M'avevi promesso di avvisarmi subito.... Cattiva!
— Zitto là, — intimò la signora Clara, chiudendogli con una mano la bocca, mentre con l'altra gli ravviava i capelli bruni, folti e ricciuti.
Intanto la Virginia e la Bianca, aiutate dalla Luisa, gli passavano la giacchetta, gli allacciavano i calzoni e le scarpe.
La signora Clara sorrise. — Tutti al servizio di questo gran personaggio.
Seguendo una sua idea fissa, Carlino lasciava fare, divenuto ormai mansueto, almeno nelle apparenze. Però quando la sua toilette fu compiuta si svincolò bruscamente, e col suo piglio imperioso: — Luisa, — disse, — vammi a prendere tosto il cappello.
Fu una meraviglia generale. Il cappello? Perchè?
— Voglio uscire. Voglio andare incontro al babbo.... Luisa, ubbidisci!
— Ts, ts, ts, — fece la nonna. — Guarda chi comanda.... Un ometto alto così!
— Il cappello! Il cappello! — strillava Carlino, pestando i piedi. — Se no, vado a capo scoperto.... E vado anche solo.... Ma già il signor Vittorio mi accompagna, non è vero?
— Io?
La Virginia intervenne. — Non gli dia retta, Dorelli.
E prese il figliuolo per un braccio. — Insomma, Carlino, che scenate fai?
— Voglio andare incontro al babbo, — ripeteva Carlino, liberandosi. — E non ho bisogno di nessuno. La so la strada delle Assise....
— Se il babbo è qui a momenti.... — cominciò la signora Clara.
In quella, Giovanni, il domestico, annunziò:
— S'è fermata una carrozza alla porta.... È certo il padrone.... Corro giù....
— Scendiamo tutti.... Vedi, Carlino, come presto....
La signora Clara credeva di parlare al nipote.... Ma il nipote non c'era. Era sgattaiolato fuor dell'uscio, aveva fatto in un lampo le scale, e tendeva già al babbo le piccole braccia. — Papà mio, papà mio!