CAPITOLO QUARTO


—In verità—ripigliò la disinvolta vedova—caro signor Michele, per un vecchio artigliere e per un presente milionario, lei mi pare un po' troppo confuso.....

Il signor Michele si persuase anch'egli di esser molto più imbarazzato di quello ch'egli non avesse supposto, e questa persuasione lo imbarazzava ancora di più. Inoltre egli si trovava in uno stato d'animo curioso. Quella signora che gli stava dinanzi era senza dubbio l'antica Amalia, ma era un'Amalia un po' ingrassata, un po' floscia. Quanto più rassomigliava all'antica colei ch'egli aveva vista prima, la giovinetta Matilde!

E involontariamente, mentre cercava le parole, rivolse lo sguardo verso la porta.

La signora Amalia credette ch'egli fosse preoccupato della presenza del professor Benvoglio.

—A proposito—ella disse—faccio una mezza presentazione. Farò l'altra mezza più tardi. Il professore Benvoglio, membro dell'Istituto, lontano parente del mio defunto marito....Dorme infallantemente dalle 6 alle 8 precise.

—E le altre ore?

—Fa dormire..... Eh, bisogna adattarsi..... Farfalloni intorno a mia figlia non ne voglio, e per me chi vuol che ci venga ormai?...

—Oh, signora Amalia, che dice?...

—Via, via, caro signor Michele, non faccia l'adulatore... Mi narri piuttosto....

A questo punto la signora Nottoli scoppiò in una risata e sclamò:—Eppure chi lo avrebbe detto che ci si sarebbe rivisti dopo venticinque anni... e con questa calma?

—Andiamo, signora Amalia, non ischerzi.

—Vuol ch'io vada in patetico?... Alla mia... alla nostra età?...

Il signor Michele si agitò inquieto sulla sedia.

—Orsù—riprese la signora Nottoli stendendogli di nuovo la mano—mi racconti un po' la sua storia da venticinque anni a questa parte... io ne so appena i fasti principali.

—Fasti?

—Dico così per dire.... Partito di qui alla fine di agosto del 1849....

—Tornai a Bologna presso i miei genitori...

—I quali....

—Mi dissero che bisognava ch'io mi mettessi al sodo.....

—E che non potevano assolutamente secondare i suoi capricci giovanili... Questo me lo ha scritto.... Del resto, le precise parole le avevano dette i miei genitori a me.... Lei, memore delle sue gesta militari, mi soggiungeva che avrebbe trovato un campo di battaglia ove farsi ammazzare.... Per disgrazia vi furono parecchi anni di pace... quando se ne levino forse le piccole avvisaglie tra l'Austria e la Prussia, ove credo non sia morto che un cavallo bianco.... Come vede, non valeva la spesa di prender le armi.

—Ella è inesorabile, signora Amalia.... Ma se io le dicessi che nella sua risposta c'era un giuramento....

—Quale?

—Quello di prendere il velo.

—Aspettavo che lei si fosse fatto ammazzare.

—È davvero crudele...

—Tiri via... A Bologna ci si è trattenuto poco.

—Pochissimo... Nell'arte non riuscivo che una mediocrità. Inoltre la polizia mi dava noia... Ebbi qualche raccomandazione e mi recai a Londra...

—Ove le si manifestò un genio commerciale straordinario.

—Entrai come apprendista nella casa Bertheen Harris e C.

—Forti negozianti di spazzole e frutta secche...

—Pel commercio, signora, come per la scienza non c'è nulla di ignobile.

—Si figuri... E poi le frutta secche le avranno rammentato la patria... Quelle prugne, quelle uve, quei fichi...

—Il principale ha preso a volermi bene...

—Anche la principalina... Questo si vide col fatto...

—È vero... Sono divenuto genero del signor Bertheen.

—Lei era innamorato morto della signorina...

—Mentirei se dicessi questo... Io non avevo ancora dimenticato un'altra donna che proprio in quell'epoca andava a marito...

—Ella vorrebbe dire con ciò che i conti sono pareggiati. Ci sarebbe molto e molto da discutere a questo riguardo, ma a che pro? Alla nostra età possiamo guardare con calma il passato.... Continui invece il suo racconto che m'interessa... La sua felicità coniugale...?

—Fu mediocre... Mia moglie spiegò dopo il matrimonio un carattere bisbetico.

—Pur troppo queste cose si spiegano sempre dopo il matrimonio.

—Ella voleva a tutti i costi convertirmi al protestantesimo.

—Oh diamine. E lei ha ricusato?

—Ho ricusato. Non sono un credente, ma mi ripugna il cambiar di religione come di vestito. Anzi opino che per convertirsi ci voglia la fede.

—A ogni modo, sua moglie, poveretta, morì presto....

—Sì, e me ne afflissi vivamente.... Non sorrida, signora Amalia, è proprio vero quel ch'io le dico. Io non potevo a meno di ricordarmi che quella donna aveva scelto a suo sposo me straniero, me povero, respingendo altri brillanti partiti che le erano offerti e resistendo a tutte le obbiezioni di suo padre, il quale, malgrado la sua benevolenza per me, avrebbe voluto maritare in ben altro modo la sua unica figliuola. E quando la vidi sul suo letto di morte, mi pentii di aver dato troppa importanza a semplici bizzarrie di carattere.

La signora Amalia non rispose nulla, ma i suoi occhi guardavano l'anello nuziale ch'ella portava in dito.

Dopo una breve pausa, ella ricominciò con tuono più serio.

—Lei ha un figliuolo.

—Sì, un ragazzo....

Questa risposta fece svanire la serietà della signora Amalia. Ed ella ripigliò con una compunzione ironica.—Dunque ella ha perduto il suo primogenito?

—Che primogenito, se non ne ho che uno?

—Scusi. Nel 1866 quando mio fratello fu a Londra egli conobbe un suo figliuolo che aveva 14 anni; ora siamo nel 1874, dunque sono passati 8 anni; 14 e 8 fanno 22. Il ragazzo ha messo i denti.

—Sì, sì, saranno ventidue.

—Ventidue denti?

—Ha un gran buon umore. Ventidue anni.

—In nome del cielo! E perchè non ha condotto seco questo figliuolo?

—Sì che l'ho condotto.

—Dove?

—A Venezia.

—Ma perchè non venne qui in sua compagnia?

—Oh! È la cosa più naturale del mondo, io calcolavo di fare una visitina di poche ore.

—Dunque scriviamogli adesso che venga.

—No, no, è meglio lasciarlo stare. Mio figlio è d'indole piuttosto selvatica e i suoi compagni più graditi sono i monumenti, i quadri.

—Che cos'è? Antiquario, o artista?

—È artista, almeno d'inclinazioni. E questa è la ragione per la quale finirò collo stabilirmi in Italia.

—Patatrac! E non mi aveva detto nulla. Lei viene a stabilirsi in Italia?

—Non sono ancora deciso, ma credo che mi deciderò. Voglio mettermi in quiete.

—E poi mi neghi i suoi milioni!

—Nego i milioni, non nego d'aver messo da parte una certa sostanza.

—E s'è annoiato delle spazzole e delle frutta secche?

—Veda, sarei rimasto negli affari se mio figlio avesse avuto amore pel commercio, ma non c'è caso, non vuol saperne. Per chi dovrei dunque lavorare? Finchè viveva mio suocero era un'altra cosa. Non avrei potuto certo abbandonarlo.

—E suo suocero è morto da un pezzo?

—Da quattro anni, lasciando tutto il suo avere diviso per giusta metà tra mio figlio e me.

—Insomma lei si prepara una vecchiezza da papa.

—Come ci tiene a rinfacciarmi questa vecchiezza!... Dopo tutto non mi pare...

—D'esser vecchio... Non è tale veramente; le lasci dire a una povera donna queste cose...

—Oh—sclamò con galanteria il signor Michele—Lei è fresca come una rosa.—E soggiunse fra sè:—Spampanata!

—Lasciamo i complimenti. Che le pare di Matilde?

—Un angelo, un amore, un portento.

—Ih! Ih! Come va in epico!

—E non dovrei andarci se quella ragazza somiglia a sua madre?... Basta, la dev'essere una gran consolazione per lei.

—È la mia unica compagna dacchè son rimasta vedova, vale a dire da due anni, e non penso senza sgomento alla necessità di separarmene...

—La signora Matilde è già fidanzata?—chiese con premura il signor Michele.

—No—rispose la—vedova guardando il suo interlocutore—ma presto o tardi bisognerà pur venirci.

In quella l'orologio ch'era appeso alla parete suonò le otto.

Contemporaneamente si udì un piccolo movimento nella poltrona ove dormiva il professore Benvoglio.

—Ecco il professore che si sveglia con la sua ordinaria puntualità—osservò la signora Amalia.

Il signor Michele rivolse la sua attenzione alla poltrona e vide il singolar personaggio agitare prima le braccia come lottando contro nemici invisibili, e poi emergere tutto d'un pezzo della sedia.

—Venga qui, venga qui, professore—disse, sorridendo, la signora Amalia.

—Avrei forse dormito?—rispose macchinalmente l'accademico che non era ben desto.

—Oh un pochino.... Via, si faccia animo.

Il professore Benvoglio si avvicinò al tavolino presso il quale c'era la padrona di casa, non senza guardare con una curiosità sospettosa l'estranio che le sedeva di fronte.

—Mi permette di baciare la sua bella mano?—chiese con voce nasale il professore inchinandosi.

Era costui un uomo d'una cinquantina d'anni, di statura media, magro, giallastro, senza barba, coi capelli picchiettati di bianco, vestito di nero, ma con un taglio d'abito molto antiquato; una toilette tra l'erudito e il sacrestano.

—Auff!—rispose la signora lasciandosi di mala voglia prender la destra—quando smetterete queste anticaglie?

—Il culto del bello non sarà mai un'anticaglia, almeno per noi uomini del vecchio stampo... Focione ateniese...

—Volete finirla?... Vi presento un mio antichissimo amico, il signor Michele Arsandi di Bologna, che torna in Italia, dopo venticinque anni vissuti in Londra. Il professore Ettore Benvoglio, membro dell'Istituto.

I due scambiarono un inchino, mal dissimulando però la noia scambievole che si recavano. La signora Amalia sorrideva a fior di labbro.

Il professore ruppe pel primo il silenzio.—Non amo l'Inghilterra—egli disse—il paese del carbon fossile e del cotone, il paese della nebbia e dello spleen, senza grazia e senza colore.

E pronunciate queste sentenze il degno uomo si atteggiò a guisa di persona illuminata dal più vivo raggio della greca bellezza.

—Ma scusi—replicò il signor Arsandi—c'è stato in Inghilterra?

—Io... no...

—E allora, mi perdoni, come ne giudica?

—O non si sa forse che l'Inghilterra è il paese del carbon fossile?

—E per questo?

L'arrivo della vispa Matilde interruppe questo divertente colloquio.