III.
Quella sera il signor Barnaba era più bisbetico del consueto. Egli non sapeva capacitarsi che la vigilia di Natale un uomo suo pari, anzichè goder la sua piena libertà e banchettare gli amici, fosse costretto a misurar per lungo e per largo l’androne di un palazzo e ad aprir la porta a una ventina di parassiti d’ogni età e sesso. Il mondo era proprio fatto male, e ci voleva una rivoluzione per rinnovarlo ab imis fundamentis. — Per fortuna il 1889 non è lontano e quello sarà un gran centenario.
La siora Marianna sbarrò tanto d’occhi, e il signor Barnaba soggiunse con disprezzo: — Ecco ciò che vuol dire non avere istruzione, non aver letto nulla.... E doveva toccare a me un’oca simile!.... Il 1889 è il centenario del 1789.... l’anno della grande Rivoluzione francese, quando s’è tagliata la testa ai re, ai nobili, ai preti....
— Zitto! — gridò la siora Marianna spaventata.
— Ma che zitto! — replicò il consorte. — Qui nessuno mi sente.... E se anche mi sentissero e volessero far i gradassi... sono un uomo capace di anticipar di qualche anno il centenario, io.... E il primo che deve pagarmela è il signor Schmaus, il mastro di casa.... quel tedesco petulante che cerca il pelo nell’uovo.
A questo punto, nello spirito del signor Barnaba accadde un’improvvisa reazione in senso conservativo, ed egli trovò che, quantunque ingiustamente, il signor Schmaus era suo superiore in ordine gerarchico e non aveva tutti i torti di voler rifarsi sopra di lui delle risciacquate di capo prese dai padroni. Ma, come il solito, l’indulgenza verso i superiori rese il signor Barnaba più aspro cogl’inferiori. Se il signor Schmaus si rifaceva sopra di lui, il signor Barnaba aveva ben il diritto di rifarsi su qualchedun altro.... — È come nelle fabbriche, — egli diceva fra sè con bella similitudine. — Le pietre che stanno in alto pesano sulle pietre che stanno abbasso. — In omaggio al quale principio, egli strapazzò la moglie, strapazzò la Ninetta, e finalmente, guardando di punto in bianco l’orologio, ordinò alla fanciulla di fare un salto al chiosco più vicino per prendergli il Secolo che doveva essere arrivato.
La pietosa siora Marianna arrischiò un ma....
— Che c’è? — ruggì il signor Barnaba.
— Niente.... niente.... Però la Ninetta ha da andar presto a casa sua.... e con questa neve... farle fare una strada di più....
Il marito diede un pugno sulla tavola. — Ah vorrei vedere anche questa!... Per un po’ di neve.... Come se fossero sassi.... Via, signora delicatina.... si metta il suo scialle e non perda tempo.... Marsch!
La siora Marianna non fiatava più, ma guardava la Ninetta in un certo modo come a dire: — Abbi pazienza. È una bestia e non intende ragione.
E la Ninetta ubbidì in silenzio. Staccò da un chiodo lo scialletto di lana che le copriva appena le spalle, guardò con un sospiro le sue scarpe rattacconate, si fece dare un soldo dal signor Barnaba, aperse a fatica il portone e uscì in istrada. Nevicava sempre, nevicava fitto, e il vento s’ingolfava nella calle con un urlo lungo, sinistro, somigliante a un gemito umano. Mal difesa dalla sua vesticciuola leggera, la povera fanciulla sentiva il freddo penetrarle nell’ossa, e studiava il passo segnando una piccola orma sul candido lenzuolo steso per terra.
La distanza dal palazzo Costi al primo chiosco di giornali non era mica grande, ma quella sera, con quel tempo, con quelle vie solitarie, pareva alla Ninetta di dover percorrere un deserto immenso. Lungo tutta la via ella incontrò appena un paio di persone, imbacuccate nei loro cappotti, bianche e mute come fantasmi; solo attraversando un Campielo chiamato Campielo dei morti (ce n’è più d’uno di questi Campieli in Venezia e il loro nome deriva dall’esservi stati secoli addietro in quei luoghi dei piccoli cimiteri) la ferì il miagolio lamentevole d’un gattino perduto in mezzo alla neve. Quando poi credeva di esser giunta alla meta, le toccò un’amara delusione. Il chiosco era chiuso, forse a cagione del tempo, forse a cagione della festa. Che partito prendere? Tornarsene indietro a mani vuote, o andare in cerca d’un altro chiosco a rischio di trovar chiuso anche quello? Però in quel punto ella sentì gridare in fondo alla strada: il Secolo, appena arrivato il Secolo. — Secolo, — ella gridò ripetutamente, correndo dietro al rivenditore. Ma questi non la intese o non le badò, nè a lei riuscì di raggiungerlo, finchè un passante impietosito che aveva la fortuna di possedere un vocione non ebbe tuonato due volte: — Ehi, del Secolo, siete sordo? — Il rivenditore si fermò con malagrazia, prese il soldo dalla mano della Ninetta, tirò fuori di sotto il soprabito un numero del giornale, e dopo averlo dato alla fanciulla si allontanò rapidamente ripetendo come un pappagallo: Appena arrivato il Secolo. Con molte notizie il Secolo.
La Ninetta rifece il cammino di prima senza trovar anima viva, senza udire una voce umana che rompesse il silenzio; bensì nel Campielo dei morti suonava ancora, ma più rauco, più flebile, il miagolìo del povero gattino smarrito, e una forma nera si dibatteva nella neve.