X.
L'Angelina, che per quel giorno non si sentiva disposta a uscire per le sue solite lezioni, aveva già visto la Matilde e promessole ch'ella nel dopopranzo avrebbe parlato a Vittorio. Sarebbesi colto il momento della passeggiata: la Matilde avrebbe fatto in guisa da rimanere un po' addietro con l'Amalia, lasciando agio in quel frattempo all'Angelina di costringere Vittorio a spiegarsi. L'Angelina faceva a simiglianza di que' capitani, che, vedendosi in una posizione arrischiata, stimano non poterne uscire che con un coraggio disperatissimo e tagliano i ponti dietro a sè, per levarsi la tentazione di retrocedere. Dacchè le era d'uopo sacrificarsi, ella voleva che il suo sacrifizio fosse compiuto in maniera da non lasciarle via di sottrarvisi, nè oggi, nè domani, nè mai. Nulla poteva meglio conferire allo scopo che il farsi ella stessa interprete della Matilde, che il ragionare a Vittorio in favore di lei. Ferma in questo proposito, ella si mise al pianoforte a studiarvi un nuovo pezzo di musica, quando si bussò all'uscio della sua stanza. Era il signor Bernardo.
— Vengo a renderti una vecchia visita, — egli le disse, prendendole affettuosamente ambe le mani. E poichè ella lo guardava in atto di persona che non sa raccapezzarsi: — Sì, — soggiunse, — vengo a restituirti una visita che fu la più dolce che io mi ricevessi in mia vita. Ti ricordi di quel giorno, in cui, colpito dalla più atroce delle sventure che possano affliggere un negoziante onorato, e caduto in quell'abbattimento da cui pur troppo non potei più rialzarmi, tu venisti a sorprendermi nel mio banco, semplice, ingenua, amorevole? Tu mi offrivi di sacrificarmi tutto il tuo avere, pur di salvare il mio nome. Era un'illusione, ma un'illusione sublime, degna di te. Nè tu potesti compiere il tuo olocausto, nè io lo avrei permesso: ma un altro ne compisti, che non fu minore di questo. Tu hai immolato al bene della mia famiglia la tua libertà, hai faticato per noi, hai diviso con noi il tuo pane, senza che tu te ne lamentassi, senza che gli altri ti dessero in cambio tutta la gratitudine, tutto il rispetto che meritavi. Ma non discorriamo di ciò. Io vengo oggi a te col cuore di un padre a farti una confidenza e una domanda. —
L'Angelina lo interruppe vivamente:
— So che cosa volete dirmi, e confido che nemmeno questa volta avrete a dolervi della vostra nipote. Matilde ama Vittorio: ella diverrà sua sposa.... son io medesima che me ne sono assunta l'impegno.
— Angelina, — soggiunse lo zio, guardandola con infinita tenerezza, e congiungendo le mani come in atto supplichevole, — al suo letto di morte mio fratello mi ti ha raccomandata con le lagrime agli occhi: di lì a poco tua madre, in estremo di vita, mandò anch'ella a chiamarmi, e con voce affannosa mi parlò di te e della solitudine in cui saresti rimasta, e ti confidò alle mie cure come un sacro deposito. Io, accettando quel legato d'affetti, m'obbligavo a provvedere alla tua felicità, come a quella d'un'altra figliuola, a farti del mio tetto un asilo che ti tenesse luogo dei lari domestici: ho io adempiuto quest'obbligo? No. Se in questa casa vi furono sacrifizî da compiere, chi più ne ha compìti? Se vi furono privazioni da soffrire, chi più ne ha sofferte? Oh! Angelina! io lo sento: se i tuoi genitori mi chiedessero conto di te, io dovrei chinare il capo per infinita vergogna.
— Oh!... che dite mai, zio mio?
— Ed ora — continuò il signor Bernardo — ho il presentimento che tu stai per compiere un nuovo sacrifizio, il maggiore forse di tutti.
— Io?... — interruppe l'Angelina, piegandosi innanzi con la persona e cercando di padroneggiare la sua commozione.
— Sì; tu così sollecita a parlare a Vittorio in favore della Matilde, sei ben certa di non amarlo tu stessa? —
Un fremito impercettibile le corse tutte le membra, un leggiero incarnato le apparve sulle pallide guance, con la mano sinistra strinse forte la spalliera della seggiola come se quel movimento convulso le desse vigore a sostenere l'interna battaglia, e, senza dir parola, chè non le sarebbe stato concesso in quel tumulto d'affetti, costrinse il labbro ad un languido sorriso d'incredulità, e crollò il capo in segno di diniego.
Il signor Bernardo proseguì: — Investiga bene il tuo cuore. Non a Matilde soltanto Vittorio fu prodigo di gentilezze e di cure. Con la spensieratezza dell'età sua, io lo vidi ora con l'una, ora con l'altra di voi ugualmente cortese, egualmente sollecito: forse non ama nessuna: forse ama te.... La Matilde, io la conosco, è più volubile, più leggiera; un primo disinganno d'amore la farebbe soltanto soffrire; ma tu, povera Angelina, tu sei di ben altra natura.... tu ne morresti. —
Ciò che il signor Bernardo diceva era vero, terribilmente vero. Ma l'Angelina aveva ormai raccolto tutte le sue forze, come il duce che concentra i suoi battaglioni nella lotta suprema, ed ancora una volta era uscita vittoriosa dal paragone.
— No, — rispos'ella ricomponendo il sembiante alla calma: — nè io amo Vittorio, nè Vittorio ama me. Forse i nostri caratteri non s'intendono. Forse egli è troppo leggiero ed io ebbi la sventura di nascer troppo riflessiva.... Che volete?... Bisogna pigliar la gente com'è. Ve ne supplico, zio mio, non insidiate la felicità della vostra figliuola.... Se sapeste come quel suo cuoricino s'è acceso, come la sua fantasia corre dietro al sogno avventuroso del suo primo amore.... Vedete.... pochi minuti prima che veniste voi, ella era in questa stanza e si faceva rinnovare da me la promessa di parlare a Vittorio.... Avrebbe dovuto confidarsi prima a voi, a sua madre, lo so; ma, se non lo fece, siatele indulgente.... Un'amica discreta che ha l'età nostra, che può partecipare ai nostri sentimenti, è una gran calamita pei nostri cuori di fanciulle. Insomma — concluse l'Angelina con una sforzata disinvoltura — è un affar fatto, e non se ne parli più.... prendetevi le cose in pace, Vittorio diverrà vostro genero. — E poichè le parve che nel dir quest'ultime parole la sua voce minacciasse velarsi e una lagrima le spuntasse sul ciglio, si rivolse vivamente con la persona verso il pianoforte, e come se il suo discorso non fosse stato che una lunga parentesi, tornò a correre con le dita sui tasti, ripigliando la sonata ove l'aveva interrotta.
Il signor Bernardo non persuaso, ma però impotente a smuovere un così fermo proposito, si alzò lentamente dalla seggiola, e appoggiando la mano alla spalla dell'Angelina:
— Hai nulla da soggiungermi? — le chiese.
— Oh! sì!... — proruppe ella commossa, volgendo la persona e alzando il viso verso di lui: — ho da ringraziarvi, e chiedervi un bacio. —
Il signor Bernardo si piegò sulla giovinetta seduta, e cintole amorevolmente il capo fra le mani, la baciò più volte in fronte con affetto infinito. Indi soggiunse: — Non vuoi proprio null'altro?
— Nulla, — ella disse con voce sicura, ma tenendo le pupille rivolte al suolo. Il signor Bernardo, prendendola leggiermente pel mento, la costrinse a guardarlo in viso. Ella potè ancora frenare le lagrime che le facevano groppo nelle palpebre, e fisarlo senza tradirsi. Egli non disse più molto, ma uscì crollando il capo e asciugandosi gli occhi umidi di pianto.
Il successo di questo colloquio salvò l'Angelina da un'altra visita: quella della signora Clara, che aveva già pronto il suo intervento armato presso la nipote. E fu meglio così: chè la dolcezza dell'indole non escludeva nell'Angelina un senso di nobile orgoglio, e ciò ch'ella concedeva spontanea agl'impulsi del proprio cuore e alle preghiere degli altri, mal lo avrebbe consentito a brutali comandi. Oh! ella moveva incontro a una prova così terribile, che le faceva mestieri di tutte le proprie forze per non restar soccombente. Ed ella il sentiva; e dolevasi talvolta seco medesima dell'essersi profferta a ciò, che ad altri sarebbe costato molto meno di fatica e d'angoscia. Ma un più maturo consiglio la faceva raffermarsi nella presa deliberazione, come la sola, che una volta messa ad effetto potesse chiudere il varco a ogni debolezza, a ogni pentimento. Uscì di rado della sua stanza in quel giorno, non cercò di Vittorio, che vide solo alla sfuggita e salutò freddamente; ma s'intrattenne a lungo con la Matilde, la quale nel trovarla così accalorata per lei aveva ripreso tutta l'antica fiducia, tutta l'antica espansione, e andava consultandola sul modo d'interpretare ogni parola, ogni sguardo del giovano amato. Sennonchè, quando l'Angelina non concordava seco nelle interpretazioni, ella si rannuvolava tutta, e le diceva: — Tu vuoi farlo apposta per indispettirmi. — L'Angelina sorrideva allora malinconicamente, assentendo col capo; ma l'altra, non soddisfatta nemmeno di questo modo, prorompeva in un gesto d'impazienza: — Insomma, non istartene lì come un automa; di' la tua opinione. — Capricci d'innamorati!
Vittorio non era così poco avvezzo all'odor della polvere da non sentire qualche cosa nell'aria, e non intendere che quello doveva essere un giorno di lotta. Glielo diceva un certo che di mistero in tutti della famiglia, ma glielo dicevano in ispecie le reticenze della Matilde, la quale pareva volesse aizzarlo a discorrere, o piuttosto a compire le frasi ch'ella, con quell'arte sopraffina che l'amore insegna alle fanciulle, lasciava a bello studio interrotte. Ed egli si schermiva alla meglio, desideroso com'era di sfuggire una battaglia campale, e di stancare le forze del nemico in tante piccole avvisaglie. Aveva operato con leggerezza, ne conveniva; ma era ella questa una buona ragione per lasciarsi pigliare alla rete, e diventare un candidato ufficiale al matrimonio, egli che, fino a quel punto, di matrimonio non aveva voluto sentirne discorrere? Mentre si abbandonava a queste riflessioni, non supponeva nemmeno da qual parte dovesse venirgli l'assalto più formidabile.