DOPO DIECI ANNI.
La contessa Florenzi fece a posta attaccare il landau, e giunse di buon trotto alla villa dell’amica per informarla del grande avvenimento.
— Sai chi è arrivato?
— Chi?
— L’Arnaldi. L’ho incontrato stamani in via Tornabuoni. Mi ha subito riconosciuto e, staccatosi da un gruppo d’amici, mi ha fermato sul marciapiedi per salutarmi. Io invece alla prima non lo riconoscevo.... Una trasformazione, mia cara! Al tempo che partì era un ragazzo impacciato, mal vestito, nè bello nè brutto, per me piuttosto antipatico. Adesso è un giovanotto biondo con la taglia forte e svelta; ha la fisonomia aperta e distinta, le maniere elegantissime. Deve avere trentacinque anni.... e non ne dimostra trenta. Ah, mia cara! Non c’è che la vita inglese per fare gli uomini o per rifarli a modo.... Sapevi del suo ritorno?...
Donna Giulia sapeva, all’incirca, del ritorno dell’Arnaldi perchè egli stesso glielo aveva annunziato come imminente in una lettera di quindici giorni addietro. Lo sapeva, ma con l’amica si finse sorpresa. Poi disse:
— Gli scriverò stasera che venga a vedermi....
Nel pronunziare quest’ultima parola la voce le si alterò un pochino; ma forse fu una cosa impercettibile per l’amica, la quale si mise a discorrere dei pettegolezzi della città. E in quei giorni ve n’era per l’appunto un paio di comicissimi. Donna Giulia più volte unì le sue risate sonore a quelle dell’amica.
— Ora che t’ho dato una buona nuova, — conchiuse la Florenzi, — e che t’ho fatto ridere di gusto, ecco che me ne vado!
E risalì leggera in carrozza. Rifacendo la strada essa aguzzava la mente per veder pure di convincersi se, ascoltando l’annunzio del ritorno dell’Arnaldi, l’amica sua non avesse proprio tradito alcun turbamento. Le pareva e non le pareva. Ma già, quella Giulia!... Tanto strana, tanto impenetrabile!
Giulia stette a veder partire l’amica, poi rimase un poco dinanzi alla villa, abbassando lentamente la testa, mentre con la punta d’una delle sue scarpine pareva che volesse trivellare il terreno umidiccio del viale ricoperto di una ghiaia lucida e minuta.
I capelli biondi, troppo biondi alla viva luce, le cadevano a larghe treccie, parte sulle spalle e parte sul viso. Nella sua vestaglia bianca e celeste di taglio elegantissima e ricca di pizzi, la sua alta figura si contornava ancora magnificamente. Si capiva che era stata una gran bella donna.... Ma aveva quarant’anni e ne dimostrava almeno quarantacinque.
Quando fu in casa scrisse con mano nervosa una lettera e la consegnò al servo da portare subito in città. Poi abbassò ella stessa lo sthor alle due finestre del suo salotto; s’aggomitolò più che non si sdraiasse sovra un piccolo divano e chiuse gli occhi.
Nel salotto era quasi buio completo e in tutta la villa un perfetto silenzio di siesta estiva.
La mente di Giulia spaziava nei ricordi. — Allorchè conobbe l’Arnaldi essa aveva trentatre anni; era nella sua più splendida eflorescenza di donna. Quanti avevano detto d’amarla e quanti anche glie l’avevano provato! Un principe di casa regnante non aveva dubitato di compromettersi, restando parecchi mesi attaccato a lei e obliando nel lungo indugio le sue alte convenienze di principe e i suoi obblighi di marito.... L’Arnaldi invece, quando la conobbe, era ancora un giovinetto uscito di poco dalle università col suo diploma d’ingegnere meccanico, solo decantato da qualche amico per il suo ingegno audace e promettentissimo. Le era piaciuto e l’aveva voluto. Ma aveva dato tanto poco d’ardore e d’esclusività a quel suo amoretto, che essa sulle prime non s’era nemmeno creduta in obbligo di romperla interamente con una sua avventura più vecchia e non ancora del tutto venutale a noia.
Egli invece no. Aveva messo nell’amarla tutto l’abbandono del suo cuore quasi vergine; e ogni giorno, serrandola fra le sue braccia pazzo di passione e di gelosia, la obbligava a pronunciare i più terribili giuramenti: che amava lui solo, che nessuno aveva mai amato a quel modo, che lo amerebbe in eterno!...
E la donna lo compiaceva del quotidiano spergiuro; però spergiurando, si sentiva sempre più attratta in quel circolo di vita giovanile e di passione sincera. Finchè un bel giorno spezzò d’un colpo il legame vecchio e fu lieta di poter finalmente, e senza rimorso, articolare sulle labbra dell’adorato ragazzo le parole del giuramento.... Ma, ahimè! proprio in quel tempo pervennero in mano al giovane le prove certe dell’inganno passato....
Che terribili giornate tennero dietro a quel breve intervallo di felicità perfetta! Il giovane si sentiva il cuore infranto. — Perchè lo aveva amato? Perchè lo aveva ingannato?... E adesso, com’era possibile che egli avesse più fede in lei?...
Seguivano parole dure, rimbrotti umilianti, invettive.
La vita fra i due divenne, a breve andare, intollerabile; e fu una fortuna che l’Arnaldi, vincendo le lagrime e gli scongiuri di lei, si decidesse ad allontanarsi. Andò in Inghilterra a completare i suoi studi nella visita e nella dimora di quelle grandi officine....
E donna Giulia, proseguendo nei ricordi, vedeva un altro periodo della sua vita. Una vita deplorabile e piena di contradizioni. L’anima sua era sempre con lui, lo seguiva da per tutto, lo invocava ogni giorno; ma qui nell’uggia di una solitudine, che pareva e forse era un abbandono, essa sentiva il bisogno di vivere, di consolarsi e distrarsi. L’istinto caduco della donna mondana, bella per giunta e ricca e corteggiata da molti, la vinceva sopra ogni altro sentimento. Ed essa si lasciava andare giù, giù, giù.... Talvolta all’Arnaldi, nel fondo di una miniera della Cornovaglia o in mezzo ai frastuoni di un opifizio di Lancaster, arrivava una lettera di dieci pagine, scritta per dritto e per traverso, in cui la donna appassionata versava tutta la tenerezza dei ricordi e la foga dei desiderii. Ma mentre egli la leggeva, non senza un avanzo di emozione vera, molto probabilmente donna Giulia attutiva ricordi e desiderii, distraendosi.... Perchè era di quelle infelici che sono costrette ad amare ma non hanno la virtù di soffrire! E alle cadute frequenti si alternavano i rimorsi vani.
Intanto passavano gli anni, non risparmiando la scultoria bellezza della donna, anzi attaccandola con frettolosa crudeltà. Le brezze del tramonto furono micidiali a quel fiore superbo. Donna Giulia andava pensando che, in quella triste discesa della vita, la distanza fra lei e l’Arnaldi s’aumentava oltre la differenza, già per sè non piccola, degli anni; e accennava a diventare enorme! Un giorno, mentre si guardava allo specchio, pensò a un tratto: — S’egli tornasse?...
E il triste sorriso che ella si vide sulle labbra molto rosse, aumentò la costernazione del suo cuore.
Ed ecco che egli era tornato per l’appunto. Ricco, bello, forte, ammirato!... L’Arnaldi in quel momento toccava il culmine trionfale della vita; quello che essa aveva oltrepassato da parecchi anni e che le pareva già tanto, tanto lontano! E donna Giulia pensava irritata:
— Gli uomini ci vincono sempre, in tutto. Quand’è ch’essi diventano vecchi? Tocca a noi, quando siamo ben discese, di vederceli comparire dinanzi meglio di prima. Dove sono stati? Che cosa hanno fatto? Il tempo che noi abbiamo perduto ad invecchiare essi l’hanno speso ad entrare in una seconda, in una migliore giovinezza.... Quale ingiustizia!
E la donna era tutta invasa da un avvilimento profondo, al quale tentava invano di opporre le riprese dell’orgoglio. Poi una idea cominciò ad attristarla, e finì per atterrirla. Aveva scritto all’Arnaldi un biglietto nel quale lo invitava ad andare da lei la sera stessa. Il biglietto concludeva:
“Non mancate assolutamente. A questo solo patto io potrò perdonarvi d’essere a Firenze da due giorni, senza che vi siate ricordato di me!„
Quindi donna Giulia pensò che sull’imbrunire di quella stessa giornata l’Arnaldi sarebbe arrivato e si sarebbe trovato lì in quello stesso salotto, dinanzi a lei, guardandola.... Dieci anni dopo.... La donna vide tutto il suo svantaggio in quel rapido esame; e presentì il pericolo e con esso un dolore e una umiliazione intollerabili.
Allora con un movimento fiero di tutta la persona si rizzò e diede due colpi al bottone elettrico.
Comparve la cameriera.
Pochi minuti dopo le ventiquattro, l’Arnaldi entro una vettura da città scoperta usciva da porta Romana. Dai campi, per l’aria temperata del vespero, venivano di quando in quando delle voci di canzoni malinconiche; e le prime lucciole cominciavano a balenare nello scuro sulle spighe del frumento ancora verde.
L’Arnaldi fumava il sigaro fantasticando. Nei suoi pensieri, strano miscuglio di ricordi e di sogni, la figura di donna Giulia s’insinuava sempre più dolcemente. — Non era essa la donna che egli aveva amata più di tutte le altre?... Appunto perchè da lei gli erano venuti i più grandi dolori e i più acerbi disinganni, non gli aveva essa date le gioie più forti.... le sole complete, le sole vere?... Colpevole sì.... spergiura!... Ma quanta poesia, quanta vivacità, quanta sincerità di passione e di abbandono in quella indimenticabile donna!...
Il passato risuscitava nella sua parte più dolce e più buona. E l’Arnaldi si sentiva come tornato dieci anni addietro in una di quelle sere in cui, col petto gonfio di desiderii, faceva la stessa strada così, circa a quell’ora, in cittadina scoperta, impaziente di arrivare alla villa di donna Giulia.... Il cuore del giovane s’apriva adesso in una immensa benevolenza; e stava combinando nella sua testa delle parole gentili e delicatissime da dire a Giulia in quella serata, dopo tanto tempo che non s’erano visti....
A quattro chilometri da Firenze l’Arnaldi era tutto immerso ne’ suoi pensieri; e non badò a una carrozza chiusa che gli veniva incontro co’ suoi due grandi fanali accesi; e non badò nemmeno che, mentre i due legni si passavano accanto, una signora mise fuori dello sportello la testa fissandolo alla luce dei fanali.
Donna Giulia, che aveva fatto tutto allestire in fretta per la partenza, ora andava verso la stazione a prendervi il diretto delle nove per Roma.
Quando aveva sentito il rumore della vettura in quel tratto solitario di strada, un forte battito del cuore e dei polsi la aveva pure avvertita che dentro c’era l’Arnaldi. Volle vederlo, e provò anche un gran bisogno di chiamarlo per nome; ma non ebbe la forza....
Passato il legno, si ravvolse tutta in un grande scialle e poggiò il capo all’angolo della carrozza, prendendo l’aspetto di chi s’addormenta.... Ma la cameriera che era con lei s’accorse che la signora, dietro il fazzoletto premuto sulla bocca, singhiozzava.