SCENA PRIMA.

Orione disteso sopra la sua selvaggina e le sue armi e i resti del mangiare, dorme, e russa come una belva. Sotto la prima quercia di destra, medita Matusio seduto, tenendo sulle ginocchia una tavoletta e uno stilo. Si apre la porta dell'osteria e appare Trochilo con una lampada a olio.

IREO,

che segue Trochilo:

Ebbene?

TROCHILO:

E non senti come russa?

IREO:

Ah! meno male! è ancora qua.

TROCHILO:

E ancora quel famosissimo gufo gli sta vicino!

IREO:

Vediamo s'egli è presso a destarsi. Sarebbe tempo che si potesse un po' parlare tra noi. Fammi lume.

TROCHILO:

No! no! padron caro! io mi ricordo troppo bene d'una volta che lo destai!...

Porgendogli la lampada:

Tu sai che io non cerco i pericoli....

IREO:

Da' qua.

Prende la lampada e, mentre Trochilo si rimpiatta dietro la porta, si avvicina a Orione, e lo guarda, e sorride tristemente.

Per nulla mutato!... Nè le bufere, nè il fiato dei mostri.... nè i baci delle donne, l'hanno sciupato per nulla!...

Gli carezza i capelli.

Di quante cose mi rammento se ritocco questi capelli! Vedrà mai Giove quanto ho amato questo ragazzo?... e quanto m'ha fatto piangere?!.. e quanto l'amo ancora?!.. Ve'.... ve' come si nascondono le mie lagrime tra i suoi capelli.... Mi ci potessi nascondere così anch'io.... per andare via per il mondo con lui!...

MATUSIO,

avvedendosi di lui:

Oh! vecchio! tu giungi in buon punto.... lascia Orione dormire, chè molto cammino e molto vin dolce deve dimenticare.... e chi sa quant'altro!

IREO:

Che vuoi tu da me?

MATUSIO:

Vieni qua, e odimi. Fin che le tenebre non m'han vinto, io sono andato notando quel che so della vita di Orione.... È opera questa che vivrà quanto il mondo! se io vi scrivo il tuo nome, esso non morrà con te....

IREO,

interrompendolo:

Taci, taci. Lascia che io porti con me agl'inferi il mio nome.

MATUSIO:

No! Dimmi il tuo nome, vecchio pazzo! Poi che gli dèi permisero tanto, lascia che la miracolosa mano della Fama t'accarezzi la groppa! Son tali carezze, che non le sdegna, vedi? nemmeno il tuo grande Orione.... che pure alle carezze divine è uso!

IREO:

Ah!... allora.... per questo che tu stai ora a scrivere di lui, te lo sei fatto così, a un tratto, amico....

MATUSIO:

Certo.

IREO:

E così.... tu.... ora potresti alcun poco sull'animo suo?

MATUSIO:

Certo.

IREO:

Ecco: se tu lo consigliassi.... se tu lo pregassi....

MATUSIO:

Qualunque cosa tu voglia da lui, io son sicuro di ottenerla.... purchè però io m'abbia da te una certa piccola promessa.

IREO:

Io? a te?... una promessa?... Ma, o piccola o grande ch'ella sia, tienla per fatta!... non è prezzo che mi sembri troppo, se tu potrai con le tue parole far tanto che il mio Orione resti qua sempre vicino a me.... non se ne vada via mai più!...

MATUSIO:

E tu farai ch'egli non sappia nulla di Mirrina, nè del sogno, nè della mia predizione?

IREO:

Sarò più muto di quel trogolo! Ma tu....

MATUSIO,

interrompendolo:

E di quel che vidi nelle viscere del castrato anche tacerai, finchè non abbia da lui stesso saputo quello che gli accadde nell'isola di Chio?

IREO:

Tacerò tutto. Ma tu digli che ho tanta roba buona, per lui, qua dentro! Di quel vino dolce che gli piace tanto, ce n'è molto nelle celle, e ce n'è anche dell'altro che invecchia e promette assai bene.... Da cacciare non manca qua attorno.... e le belle ragazze non c'è bisogno poi di cercarle così lontano, mi pare!

MATUSIO:

Dirò, non temere.

IREO:

E digli che, alla fin fine, qualche po' di comodo gli ristorerà l'ossa ammaccate....

MATUSIO,

guardando Orione che ha smesso di russare e sembra vicino a destarsi:

Tutto, tutto gli dirò. Vivi sicuro. Egli si desta ormai. Va va, e dormi tranquillo.... ma ricorda la tua promessa, e sappi tappar la bocca di quel tuo servo ribaldo!

IREO,

sospinto da Matusio, va verso l'osteria, a malincuore, guardando sempre Orione:

Una volta, quand'era piccolo, appena desto, voleva veder me.... me solo.... e guai se io non correvo subito!... si metteva a piangere!...

MATUSIO:

Il tempo passa, e muta le cose, vecchio mio!

IREO,

con forza:

E le muta sempre in peggio!

ORIONE,

in mezzo a grandi stiramenti:

Ohè là! di chi è questa voce?

IREO,

commovendosi:

È del tuo vecchio padre, Orione mio!

ORIONE:

Oooh!... Bravo Giove!... Ti sei finalmente deciso a invitarmi alla tua mensa? Che cosa mi dài di buono?

IREO:

Ma non sono Giove io.... no....

ORIONE:

Allora ho capito: sei quell'altro: sei Nettuno. Ecco perchè è tanto buio: siamo sott'acqua!... Fa ch'io non senta puzzo di pesce però!

IREO:

Ma sei nella tua casa, Orione! e ti parla il tuo vecchio babbo Ireo.

ORIONE:

Ah ah ah....

Ride.

Del resto.... purchè tu mi dia subito da bere, la tua barba vale bene quelle di Giove e di Nettuno messe insieme!

IREO:

Te n'ho preparata un'altra anfora, dentro.... vieni con me.

ORIONE:

Qua, qua recala. Sai che mi piace il sapor delle stelle dentro il vino!

IREO:

E sia come tu vuoi....

Va nell'osteria.

ORIONE,

scorgendo ora Matusio dritto e silenzioso nel buio:

Chi c'è lì?

Più forte:

Chi c'è lì?

MATUSIO,

subito prosternandosi:

Oh! grande Orione!

ORIONE,

ridendo:

Riconosco la voce! sei quello della testa che ruzzola!... sei il famoso saggio venuto d'Oriente per scrivere la storia di Orione. È vero?

MATUSIO:

Sì, o divino! se tu vorrai.

ORIONE:

Vieni qua dunque! E sta a bocca aperta chè io ti racconterò gran cose.

Matusio gli si avvicina saltellando di felicità.

IREO,

esce con l'anfora dall'osteria e Trochilo gli fa lume:

Ecco qua il vino.... come hai voluto.... Eppure.... dentro.... si sarebbe stati più comodi....

ORIONE:

E tu va dentro.

IREO,

mescendo:

Domani per l'appunto vo' far vendemmia, figlio mio, e ho da essere in piedi col gallo! La vecchiaia si nutre di sonno, figlio mio!

ORIONE:

E tu va a dormire. Che ce ne importa a noi? purchè tu lasci qua l'anfora.

IREO,

a Trochilo:

Andiamo. Orione vuole che io mi riposi. È sempre pieno d'amorose cure per me.

A Orione:

A domani, Orione mio, a domani.

Orione beve.