SCENA QUARTA.
ORIONE,
di fuori:
Oh là! sai che a ogni dardo che scocchi ti vedo un pezzo di gamba?... più t'arrabbi e più il velo ti sale! Ohè! ohè! pace, bella! che tu non mi colga davvero!... Pace! pace!... Bada!... qua c'è gente! che non t'abbiano a vedere quel che t'ho visto io!... Aspettami nella foresta a notte fonda!
Appare sulla balza bellissimo: è carico d'ogni sorta di armi: porta un grande cinghiale sulle spalle, nel quale son conficcate due freccie: è coperto di pelli di fiere, ha al fianco la spada, alla vita una grande cintura, fatta di code di leoni, alla quale sul davanti sono appesi tre musi di leone asseccati. Entra e va ridendo rumorosamente verso Ireo, che alla sua vista ha aperto le braccia e trema e piange di gioia. Trochilo s'è seduto in terra dietro Ireo, tiene il piede ferito nelle mani e miagola. Matusio, appena comprende di che si tratta, si rannicchia tutto, guardando appena di sottecchi Orione.
Niente paura! mia pelosa nutrice! Diana non viene fin qua!
Mentre Ireo lo scarica e lo asciuga amorosamente:
Le zitelle.... si sa.... son di razza viperina!... vorrebbero e non vorrebbero.... invidiano chi gode e fuggono chi le vuol far godere.... e che ci vuoi capire?
Ridendo cade seduto sul cinghiale.
TROCHILO,
piagnucolando:
Ahi! ahi! ahi!... chi sta peggio è sempre Trochilo!
ORIONE:
Oh! là!... Non t'avevo veduto costaggiù!... t'ha colto una freccia di Diana?
Ride.
Zitto, zitto, chè qualcuno sta peggio di te!
TROCHILO:
Qualche altra ninfa avrà pagati cari i tuoi baci?...
ORIONE:
No, gente mia: non è stata una ninfa questa volta: è stata una ragazza, che cavalcava verso Tebe con un gran seguito di schiavi.... Non si voleva fermar meco a nessun patto perchè, niente di meno, un certo famosissimo indovino....
Matusio si fa piccino sotto gli sguardi di Trochilo.
le aveva messo nel capo che il re di Tebe l'aspettava!
Ride.
Basta: io me la son presa sulle spalle e l'ho portata nel fitto della foresta, dove mi pareva più sicura dall'occhio di Diana.... ma, proprio sul più bello, arriva una frecciata rasente terra.... e me l'ammazza!...
Trochilo e Ireo hanno sulle labbra e nei gesti la condanna di Matusio.
MATUSIO,
urlando disperatamente:
O non sentite che il castrato s'abbrucia!!
IREO,
subito, contro Trochilo:
Canaglia malnata! ben ti sta quel che t'ha colto!
Va verso sinistra.
TROCHILO,
levandosi e zoppicando dietro al padrone:
Ahi! maledette le ciarle degli indovini!
Escono.
ORIONE,
che s'è volto verso Matusio, sorpreso:
E tu di dove sei uscito?... sei tu bestia o uomo?
MATUSIO:
O mirabile prole divina! non sdegnare l'omaggio di un povero sapiente, curvato e róso dalla fatica degli studi, che attratto dalla fama delle tue gesta immortali, dal lontano Oriente si partì, e a brevi tappe, trascinando il suo debole corpo, fino a questa tua alma terra venne, per vedere con gli occhi suoi la tua grande figura, per udire dalla tua bocca medesima il veritiero racconto delle tue maggiori imprese, e per lasciarne alle generazioni future tal memoria, al cui confronto la storia di Ercole dovrà sembrare un miserabile gioco di fanciullo!...
ORIONE:
Nonostante l'appetito che mi divora il cervello, mi par d'intendere che tu vuoi scrivere la storia della mia vita: se in verità questo vuoi fare, siccome è cosa che mi garba, siedi qua vicino a me, ch'io ti dirò tutto quello che ti piacerà di sapere!
MATUSIO,
subito si leva e si avvicina a Orione, il quale, appena lo può prendere per la veste, lo fa sedere con violenza:
Infinite grazie ti sien rese, o figlio di Giove!
TROCHILO,
rientrando in quell'istante col castrato, piano a Ireo che lo segue:
Vedi un po' là, padrone?!
IREO,
guardando:
Oh!... Non credo agli occhi miei!
TROCHILO:
Bisogna dirglielo a Orione che è un buggeragente!
MATUSIO,
subito vedendoli parlare:
Servo! presto il mangiare, chè Orione ha fame!
A Orione, mentre Trochilo e Ireo si affrettano:
Avendomi la mia arte divinatrice rivelata l'imminenza del tuo ritorno, avevo insegnato a maraviglia a questo tuo stupido servo come si cociano i castrati: e s'ei non l'avesse lasciato bruciare, tu avresti ora a rallegrarti di me!
IREO:
Certo, mio amato Orione, il tuo vecchio babbo, non t'avrebbe preparato oggi il miglior capo della stalla, senza che questo imbr....
MATUSIO:
Oh! Non è tempo questo di lodar me! Dinanzi a un tanto eroe che piccola cosa diventa tutto il mio sapere!
Trochilo ghigna guardando Ireo.
IREO:
Ma io voglio narrare al figlio mio la verità....
MATUSIO,
interrompendolo con più veemenza di prima:
Ma niente dobbiamo narrare, vecchio, prima che il divino Orione ci abbia narrato lui le sue prove, che sono veramente grandi, e vittoriose, e prodigiose, e incomparabili, e degne di un dio! Non dobbiamo noi aver bocca per parlare, ma solo orecchie per udire!
TROCHILO,
tenendosi il piede e ghignando per la confusione di Ireo:
Ohimè ch'io non posso ridere!
ORIONE,
che già ha addentato un grosso pezzo di castrato:
Per quanto voi drizzerete l'orecchie, altro non potrete udire.... che il romore delle mie ganascie!... «Non si fan cose ben fatte se non quando si ha la pancia piena.» Ho udito dir questo dalla bocca stessa del mio gran padre Giove!... Io non racconterò nulla,... prima di aver mangiato!...
MATUSIO:
Riempiamo dunque il ventre, ossequenti al comando di Giove!... E guai a chi parla d'altro che di mangiare!
ORIONE:
.... e di bere!
TROCHILO,
sempre ghignando, a Ireo:
E non ti resta che portare il vino, mi sembra!
IREO,
andando verso l'osteria:
Non c'è altro da fare!
Esce.
ORIONE,
sempre divorando, stacca un osso e lo getta a Trochilo che s'è riseduto in terra:
A te!...
Trochilo l'addenta e lo spolpa pazientemente. Orione a Matusio:
Togli e mangia! che mi sembra di veder la tua fame grande quanto la tua sapienza!
Ride.
MATUSIO,
divorando con gli occhi famelici il castrato, senza osare di prenderne:
Una così alta stima, da te, mi insuperbisce!
ORIONE,
a Ireo che viene con un'anfora e una tazza:
Questa crosta amara chiama il vin dolce.... è di quello dolce?
IREO:
Come il miele, figlio mio!... per te lo serbo, lo sai?... e che tu possa berlo lungamente!
ORIONE,
versando nella tazza:
Piace ai saggi come te, il vin dolce?
Beve.
MATUSIO:
Lo teniamo in gran conto, o divino Orione!
ORIONE:
A me, vedi?... quando lo bevo.... sembra che una donna m'entri nelle budella, e me le baci a una a una....
Versando per Matusio:
ma a te?... Tu non mi sembri fatto per i baci!
MATUSIO,
vuotata la sua tazza:
Oh! a me, grande Orione.... quando bevo la prima tazza.... ecco subito la mia testa si gonfia.... si gonfia a poco a poco, a dismisura.... finchè il corpo, incapace a reggerla, la posa in terra, e ruzzola con lei giù per il mondo!... Ogni erba che pesta, ogni fiore che schiaccia, ogni arbusto che stronca, ogni pietra che salta, ogni torrente con cui rovina, ogni sepolcro che rimbomba sotto cupamente.... ogni stella che si rispecchia per un attimo nei suoi enormi occhi, dicono alla mia testa che ruzzola, spaventevoli misteri di loro essenza, e di lor nascimento, e di loro virtù portentose e ignote.... e la mia testa, di tutta questa enorme sapienza, s'ingrossa rovinando, come le valanghe!...
ORIONE,
scoppia in un'enorme risata:
Per Giove tu mi piaci!...
Versandogli da bere:
tutti questi paroloni in fila mi mettono allegria! Seguita!
MATUSIO,
mentre Ireo si bea della vista del suo Orione rasciugandogli il sudore e carezzandolo, e mentre Trochilo non pensa ad altro che a spolpare il suo osso, beve la seconda tazza:
Ecco!... se bevo la seconda tazza, la mia valanga precipita sulle case di quelli che il mondo onora come sapienti, e le atterra.... e cerca i cenacoli e le scuole dei filosofi dei medici e degli astrologi, e li schiaccia.... e, attraverso il velo della vertigine, io mi diverto a vedere dietro di me i colleghi miei, simili a grandi focacce preparate per infornare!... E rido.... rido.... finchè, alla fine, dopo tanto rotolare, la mia gran testa arriva nel piano.... e si ferma in mezzo agli uomini!
ORIONE,
scoppia in un'altra risata:
In vita mia non ho mai sentito nessuno parlare così!
Versando ancora a Matusio:
Avanti!... e alla terza?
MATUSIO,
vuotata rapidamente la terza tazza:
Dall'infinito formicaio umano che circonda questa mia gran testa, a mille a mille vengono gli uomini tremanti, e battono alle mie enormi orecchie come alle porte di un tempio.... e urlano dentro con mille accenti orribili i loro stupidi e tragici «Perchè?»... E la mia testa, che sa tutto, risponde, risponde, risponde.... e gli uomini a mille a mille, come un immenso gregge stanco, s'inginocchiano dinanzi a me.... e m'adorano come un Dio!!..
ORIONE:
Ma bravo! per i tre gargarozzi di Cerbero!
Versando ancora:
Vediamo un po' se alla quarta tirerai giù per le gambe il mio vecchio padre Giove e ti siederai sulle ginocchia di Giunone!
MATUSIO:
I saggi non bevono mai più di tre tazze! o divino Orione.
ORIONE:
Ah!... E tu màngiati questo allora!
Mettendogli un cosciotto sotto la bocca:
Mangia! mangia!!..
I denti famelici di Matusio si affondano nella preda tanto desiderata. Mentre per qualche istante non si vede e non si ode altro che un triplice masticamento, dominato dalle eroiche mascelle di Orione, cala lentamente la tela.
FINE DEL PRIMO ATTO.