SCENA TERZA.

Attratto da strane grida che vengono dall'orto, Ireo si volge subito da quella parte, mentre esce di là Trochilo, con nelle braccia Matusio il quale si dibatte e grida risibilmente.

MATUSIO:

Ahi! ahi!... Lasciami, schiavo.... A chi mi porti! Stringi meno, per Giove!... Bada: con una parola posso ridurti in cenere!... non osar tanto, schiavo!...

IREO:

Che è mai questo?!

MATUSIO,

ancora a Trochilo:

Bada! ecco, tu hai destato il fido serpente che porto in seno! sálvati se puoi!

TROCHILO,

lascia cadere Matusio e si fa tre passi lontano:

Alla larga!

A Ireo:

A te, padrone!

MATUSIO,

tastandosi le ammaccature:

Peste!... m'hai lasciato!

A Ireo:

Per un po' di fichi, così mi tratta questo tuo servo ribaldo!

TROCHILO,

alzando le spalle, a Ireo:

Che mi ordinasti? ch'io te lo recassi senza far ciance! ed io senza far ciance l'ho recato! O non t'ho ubbidito a puntino?

IREO,

inviperito:

Ti spezzerò l'ossa de' bracci, se tu ti burli di me, lingua scellerata! asino da bastone!... vorresti farmi credere ora, che questo ladruncolo di fichi, sia il grande e famosissimo indovino Matusio?

MATUSIO,

aprendo il suo volto addolorato a un sorriso:

O Fama! Possibile?... Io che t'ho tanto cercata invano per il mondo.... e tu m'aspettavi in Beozia?!

TROCHILO,

rispondendo a Ireo:

Ch'egli mangiasse i tuoi fichi è cosa certa; s'egli indovini è da vedere!

MATUSIO,

a Ireo che lo guarda trasognato:

Son io sì, son io veramente quel famosissimo indovino Matusio, cui già tutta la Beozia onora, a quel che vedo.

IREO:

Tu?... Tu sei che or ora hai predetto alla cortigiana Mirrina...?

MATUSIO:

.... gran fortuna presso il re Pénteo! Io, sì certo. Matusio! il grande Matusio pari a gli dèi! Sì!

IREO:

Ah! Perchè non s'inabissa la terra sotto me....

Cadendo in ginocchio:

prima ch'io debba sopportare il tuo sguardo irato!... Ma ti vendicherò sai: tu stesso sceglierai la tua vendetta sul corpo di quel vile ribaldo!... E prendi anche su me vendetta, se vuoi.... sol che tu prima mi dica se è vivo un figlio mio, che aspetto di lontano....

MATUSIO:

Taci, taci, buon oste, e lévati: tramontato il sole, terminate che abbia le sue faccende, tu legherai le mani di quel mariolo a un ceppo, poi, con una verga, le pesterai bene bene: tu darai senza paura nè d'ossa nè di nervi, ch'io fui già prediletto scolaro d'Esculapio, e molto più ancora so di scienza mia, sì che qualunque cosa tu rompessi, per avventura, io saprei a maraviglia risanare.

TROCHILO,

a parte:

Peste a te, e a tutta la Caldea!

MATUSIO:

Dirò io quando basta. Ma tu, rinfrancati; e narra subito minutamente il tuo caso.

IREO:

Ahimè! che dinanzi a una testa così grande la lingua mi trema nella bocca.... e non saprò dire....

MATUSIO:

Parla, e cerca di non curare la mia presenza.

IREO:

Dunque.... devi sapere allora, o grande Matusio, ch'io son vecchio.... ma, anche da giovane, di nessuna cosa ebbi paura al mondo, quanto delle donne....

MATUSIO:

Questa, noi saggi, consideriamo come la prima delle virtù che conducono a perfezione....

Trochilo scoppia in una breve risata di scherno e Ireo gli si rivolge contro inviperito.

Non ora, oste, ora è tempo che tu narri: Matusio t'ascolta.

IREO:

Dunque.... ti dicevo ch'io temevo le donne.... ragione per cui, lasciai che la mia faccia s'aggrinzasse senza conoscere i loro baci. Ma poi, quando ebbi toccato i settant'anni, ecco un'altra gran paura mi prese, peggiore della prima.... la paura di morir solo, di veder tutta questa mia roba nelle mani dei servi.... d'essere in odio, dopo morto, all'Erebo stesso, per non aver lasciato nessuna creatura a piangere.... e passavo i miei giorni triste e sconsolato, rammaricandomi di non avere un figlio che m'aiutasse nelle mie faccende, che imparasse anche l'arte di piacere ai viaggiatori.... perocchè invecchiando si diventa a tutti spiacenti.... che sapesse mantenere, me morto, il bel nome d'onestà e di pulizia....

TROCHILO,

piano, tirando il mantello di Ireo:

Meno ciancie, padrone, e che vuoi tu che importi a Matusio dell'onestà e della pulizia....

IREO,

piano, a Trochilo:

Davvero?... Aiutami tu, allora, Trochilo, o io non arriverò mai alla fine!...

TROCHILO:

Già! perchè tu a sera mi bastoni!

IREO:

Te le darò più piano se tu m'aiuti.... ti toccherò appena....

TROCHILO:

Di' subito de' tre dèi e della grazia che chiedesti!

IREO,

volgendosi a Matusio, che guarda maravigliato:

Dunque.... ecco.... perdona.... ti dirò subito de' tre dèi, e della grazia ch'io chiesi.

MATUSIO:

Tre dèi?! Che c'entrano questi tre dèi?

IREO:

Sì, o grande Matusio! tu devi sapere che, un giorno, vent'anni sono, passarono di qui tre dèi.... Certo io non li avrei potuti riconoscere se non me l'avessero detto loro.... ma io, siccome son solito fare con tutti i viaggiatori.... asciugai i loro abiti bagnati dalla pioggia....

Trochilo tira il mantello.

Ah! mi son dimenticato di dirti che era d'inverno.... e poi....

MATUSIO,

interrompendolo:

Ma quali dèi erano essi? e come ti provarono d'essere quel che dicevano? Difficilmente capita a dèi genuini di refocillarsi nelle osterie: dubito molto che non fossero tre allegri burloni!...

TROCHILO,

solo:

Questa, intanto, non l'ha indovinata!

IREO,

tirando il gonnellino di Trochilo:

Ohimè! ora ho perduto il filo un'altra volta! Trochilo mio aiutami!

TROCHILO:

Vedi? Se tu del tutto mi levassi questo pensiero delle legnate....

IREO:

T'ho detto che ti toccherò appena!

TROCHILO:

Non mi basta.

IREO:

E tu aiutami, alla buon'ora, ch'io non ti bastonerò!

TROCHILO:

Ora mi piaci!... Di' dunque della grazia che chiedesti....

IREO,

battendosi rabbiosamente la fronte e volgendosi subito a Matusio:

Dunque.... perdona o grande Matusio!... ecco ti dirò della grazia che chiesi.... Cioè.... la chiesi, sì.... ma dopo che, di lor volontà, m'ebbero dimandato qual grazia volessi, chè subito me l'avrebbero fatta....

MATUSIO:

Ma i nomi di quei tre dèi, fa ch'io sappia....

IREO:

Ahimè! Ecco.... è vero.... sono a dirteli.... Oh! tre altissimi dèi erano in verità!... pure non disdegnarono questa mia osteria....

TROCHILO,

piano a Ireo tirandogli il mantello:

Que' tre nomi!...

IREO,

a Trochilo:

Tu dici bene....

A Matusio:

Sì.... ecco.... dunque.... per esser brevi, essi erano: il gran padre Giove, il romoroso Nettuno e il rapidissimo Mercurio.... Che venerati sempre siano sulla terra!

MATUSIO:

Eh?!.. Mah! Prosegui il tuo racconto ch'io ogni cosa medito e peso.

IREO,

tutto felice:

Oh! gran Matusio!... Oh sapientissimo tra i sapienti!...

TROCHILO:

La grazia, la grazia!...

IREO:

Ecco.... ecco.... dunque.... pensai dentro di me.... è giunta l'ora d'avere quello che ho sognato per tanti e tanti anni.... un figlio per la mia vecchiaia!... e allora tolsi un vitello che tenevo nella stalla e l'avevo comperato per ingrassarlo e rivenderlo.... e certo ci avrei fatto buon guadagno....

Trochilo gli tira ancora il mantello.

e io lo presi e lo feci uccidere da costui, al cospetto di Giove, di Nettuno e di Mercurio.... e poi senz'altro chiesi la mia grazia: un figlio!

TROCHILO:

Oooh!...

IREO,

continuando:

E allora Giove m'ordinò ch'io scuoiassi il vitello e, presa la pelle, ne fece subito una specie d'otre.... Ancora mi par di vedere, o sapiente Matusio, le sue mani muoversi in quest'opera.... erano così grandi.... e così candide!...

MATUSIO:

Ma sai che è appena credibile quel che narri?...

TROCHILO,

con entusiasmo:

E vidi anch'io tale maraviglia con gli occhi miei: quando Giove ebbe acconciato il suo otre.... indovina un po' che cosa fece? tu che sei indovino!...

IREO,

con impeto:

Lascia dire a me dunque!... che io so dire queste cose come van détte. Ecco: com'ebbe accomodata a suo piacere quella pelle, il Padre degli dèi, per primo, o grande Matusio, v'orinò dentro.... poi fece fare il simile anche a Nettuno e a Mercurio....

Trochilo accompagna il racconto con gesti ammirativi.

poi ecco m'ordinò che io legassi forte la bocca dell'otre, e che subito lo sotterrassi là, vedi? nell'orto mio; e che non prima di nove mesi lo riscavassi, ch'io v'avrei allora trovato quel che cercavo!... Ahimè! quei nove mesi quanto mi parvero lunghi!... più che tutta la mia misera vita! Non dormivo la notte, se mi mettevo a pensare che la Terra aveva dovuto restar gravida per me.... e io ero per impazzire dalla gran paura d'aver mosso intorno a me, che son così piccolo, cose tanto smisurate e terribili....

TROCHILO,

piano a Ireo:

Attento! e mi pare che tu sia per riperdere il filo, padrone!

IREO,

forte:

No, no! ch'io non lo riperdo più ora!... Bisogna pur che lo dica come l'aspettavo, perchè si possa intendere il gran bene che gli ho voluto e che gli voglio, a quel figlio mio!... Io non ho mai più veduto al mondo un putto così bello! una capra l'allattò, sì.... ma tutto quello che fanno le mamme, io solo gli feci con queste mie mani raspose.... e finchè fu fanciullo, altro rifugio non ebbe che questo mio mantello....

Singhiozza.

Io ridevo a vederlo crescere presto sopra il mio fianco.... Invece.... avrei dovuto piangere!...

MATUSIO:

Ma necessita ora ch'io sappia il nome di questo figlio tuo che così stranamente ebbe vita.

IREO:

Ohimè! è vero.... perdona.... oh! non ho faticato a trovarglielo. Lo chiamai Orione....

MATUSIO:

Che sento? Orione hai detto? Del grande Orione tu parli? dell'infallibile saettatore di cui il mondo ragiona come del dio della caccia, terrore dei boschi e delle ninfe?...

Con un sottile sorriso di scherno:

Di tanto eroe fecero.... te padre gli dèi?!

IREO:

Lo vedesti dunque in lontane terre, oltre mare? sai nuove di lui? dimmele!

TROCHILO,

solo:

Meglio assai che le sapesse e non le indovinasse!

MATUSIO:

No, mai non lo vidi: ma molto e dovunque ho sentito narrare di lui grandi, anzi maravigliose prove.... e più d'uno, parlandone, lo giudicò valente quanto Ercole, nel lottare con le fiere!... Vecchio veramente fortunato sei tu, che d'un tal figlio puoi menar vanto, senza aver dovuto come il bilioso Anfitrione concedere una bella moglie al piacere di Giove!

IREO:

Oh! saggio Matusio!... Io non amo la mia fortuna perchè mi fa tanto patire e piangere!... Io, invece, darei tutto quello che mi resta da vivere perchè il mio Orione lasciasse d'inseguir tigri, donne e serpenti.... e vivesse qui pacificamente, di questa poca roba che pian piano, con tanta fatica, ho messo da parte per lui....

MATUSIO:

Pazzo! pazzo! Mille volte pazzo!... E la Fama?... ma non sai tu quel che valga la Fama? non sai quanto strazio costi, una sua carezza sola?.... Tu l'hai dinanzi, cieco? e non la vedi! Il tuo nome andrà attraverso le età future con quello del grande Orione!... Ah! quanti che invecchiano strisciando carponi, pur di trovare sulla sudicia terra un qualunque miserabile segreto caduto agli avari immortali, non invidieranno la tua rara sorte, vecchio!...

IREO,

con dolore:

No! No! saggio Matusio, non è questo, vino che giovi alla mia sete.... Aspettare mi brucia!... Voglio sapere.... sapere del figlio mio!

MATUSIO:

A piacer tuo, oste!... Orione è lontano?... e tu vuoi sapere di lui?... Ebbene: io soglio seguire le orme di chi intraprese viaggi lunghi e rischiosi, nelle viscere calde degli animali.

IREO:

Ho undici pecore nella stalla, e un ariete giovane: scegli tu quello che più t'aggrada....

MATUSIO:

Dianzi, guardando dentro la tua stalla, vidi anche un castrato di perfette forme.... non è del tuo branco forse?

IREO:

Egli è: ma non lo contavo.... perchè credevo che i castrati non fosser buoni per simili uffici....

TROCHILO:

Anch'io ho udito dire questo, sempre!...

MATUSIO:

Chi ciò disse non era certo dell'arte. Fa che subito codesto tuo servo vada, e lo uccida, e rechi qua le sue viscere intatte. Mentre io leggerò in quelle, costui cocerà a vivo fuoco il castrato, versandovi volta a volta olio e aceto in quantità.... Sogliono tutti gl'indovini circondarsi di profumi atti a far lucida la vista, serena l'anima, fervida la mente: ora il profumo del castrato, purchè sia cotto nel modo che ho detto, produce appunto da sè solo tutti questi effetti su me: ordina dunque che sia cotto rapidamente, e da quella parte....

Segna da sinistra.

sì che il vento me ne porti tutto il profumo.

TROCHILO,

a Ireo che ascolta con venerazione:

E non gli piacciono soltanto i fichi e la gloria.... a quel che pare!

IREO,

a Trochilo:

Fa, dunque, lingua di serpente!... e più ratto del fulmine!

Trochilo fugge.

MATUSIO,

richiamando Ireo:

Vecchio! Voglio ancora saper altro da te: da quanto tempo Orione lasciò la tua casa?

IREO:

Oh!... assai più che cento tramonti ho aspettato!... e partì con un arco grandissimo, e dardi avvelenati.... e due lancie, che s'era fatte con le sue mani, perchè fossero capaci!

MATUSIO:

E sai dirmi per quale impresa partisse?

IREO:

Orione è di poche parole.... so di certo ch'egli s'era invaghito della figlia del gran re Enopione.... figlio di Bacco e d'Arianna.... che comanda alla fertile isola di Chio.... questo lo so.... ma che altro ti posso dire?

MATUSIO:

E.... contro chi pretendeva conquistarla?

IREO:

Che ne posso saper io, di questo?

MATUSIO:

Ma qual ragione allora ti fa tanto tremare per la sua vita?!..

IREO:

Ah! s'io tremo per lui, saggio Matusio, ho ben ragione di tremare! Ma non sai tu che l'ho udito con queste mie orecchie, un giorno, schernire la madre sua.... la Terra che l'ha nato, intendi?... e sfidarla a gran voce, ch'ella non saprebbe mai creare un mostro così straordinario, ch'egli non lo potesse uccidere!... Io ho paura, capisci! paura che la Terra si vendichi....

MATUSIO:

Ottimamente: tra poco saprai se nel suo viaggio egli ebbe a combattere con mostri e anche s'egli ne uscì vincitore o vinto.

TROCHILO,

uscendo di dietro l'osteria, con un catino pieno di viscere:

Sta contento padrone! chè queste budella son piene zeppe!... Matusio ci troverà dentro assai!

MATUSIO,

accennando con sussiego il sasso che è sotto alla prima quercia di destra:

Sian qui poste.

Si siede e specula attentamente le viscere.

IREO,

subito spingendo Trochilo verso sinistra:

Ora, presto: scuoia il castrato.... poi subito attacca il fuoco a quella fascina.... dev'esser fuoco allegro, hai udito?... Togli lo spiedo nuovo....

Trochilo uscito, Ireo torna pian piano verso Matusio, senza osare di avvicinarglisi troppo:

Maledetta ignoranza!... potessi anch'io leggere là dentro!... Non vorrei mica vedere tanto quanto lui.... no! io di poco m'accontenterei.... vorrei solamente vedere se è vivo.... e nulla più!... Dev'essere pur cosa facile, vedere questo solo!... Maledetta ignoranza!...

Si scorgono i riflessi del fuoco che fa Trochilo.

Oh!... guardiamo un po'....

Venendo verso sinistra:

Trochilo! soffia, soffia!

TROCHILO,

di fuori:

Son mezzo morto per quanto ho soffiato!

IREO:

Géttavi sopra aceto, prima, poi olio.... di quello fino.... e.... occhio!... che non s'abbia a bruciare!...

Rivenendosene verso Matusio:

E ancora nulla? e di più vedo che gli cresce il broncio!... Che abbia cose tristi da dirmi?... Se provassi a parlargli....

Tossisce: Matusio non move ciglio.

Perdona.... saggio Matusio.... quest'odore.... è quale lo desideri?...

Matusio fa di sì col capo, sempre cogitabondo.

Perdona la mia ignoranza.... non vidi mai nessun indovino!... questo tuo silenzio mi fa tremare!

Poichè Matusio pare pronto a parlare, Trochilo corre leggermente a mettersi dietro Ireo per udire il responso.

MATUSIO,

dopo qualche attimo di aspettazione:

Rallegrati, vecchio!... nessun malo presagio io scorgo qua dentro, per quanto vi affondi la vista: anzi risulta nettamente che la leggiadra figlia del re Enopione ha avuto il cuore tocco dalla bella e divina forza del tuo Orione. L'impresa fu oltremodo ardua, e piena di incredibili pericoli: ma tutti furono superati con virtù e con armi sicure!...

IREO,

non contenendo più la gioia:

Sia benedetta la tua parola!... E dimmi ancora, o divino Matusio: è sulla via del ritorno?... lo riabbraccerò mai più?

MATUSIO:

Oh!... è ancora molto lontano!... Molto lontano!... Lo dicono concordi il fegato e la milza!

TROCHILO,

colpito a un piede da una freccia, getta un urlo che fa balzare Ireo e Matusio:

Maledetto! Ahi! ahi!

Alla prima freccia altre ne seguono che si conficcano nei tronchi delle quercie. Trochilo zoppicante e, dietro lui, Ireo, fuggono verso la porta dell'osteria. Matusio si rincantuccia con le viscere dietro la quercia, mentre già tutta la foresta è piena del riso tonante di Orione.