SCENA SETTIMA.
TROCHILO,
gettando il catino che va in pezzi, e scappando verso la porta dell'osteria:
C'è una bestia là!
ORIONE,
balzando in piedi e afferrando l'arco mentre tutti fuggono confusamente da sinistra:
Una bestia?... A me! Son pronto!
ENOPIONE,
fuggendo con Cissibio tra i pampini:
Coraggio! mio bravo Orione!
ORIONE,
avanzando terribilmente verso destra e guardando dietro le quercie pronto all'assalto:
A me! a me! Non ho io mille volte sfidata la mia grande Madre perch'ella sprigioni finalmente dalle sue viscere un mostro capace di resistermi? Vengano vengano schiere di draghi verdi.... avvelenino tutte le acque con la loro pancia, e brucino tutta la foresta col loro soffio!... Sono stanco dei fiocchi biondi de' leoni! Ch'io provi finalmente le loro enormi code dentate!
TROCHILO,
urlando di dentro la porta dell'osteria:
Férmati, Orione! è lì al tuoi piedi!... è un drago, sì.... ma è piccolo piccolo!
La gente si riaffaccia un po' rinfrancata, mentre Orione china gli occhi turbato e cerca.
ORIONE,
scoppiando in una secca risata che rinfranca tutti.
Ah! Spaventoso dragone davvero!... Sei tu certamente, quello che la Terra ha partorito per provare le mie grandi membra!... Ah! ah! tu parti in battaglia contro me?!... Sarà fiero, per Giove, il nostro incontro!... Guardati dalle freccie di Orione!
Incocca una freccia e la scaglia:
To'!
IREO,
primo ad avvicinarsi e a guardare tra i cocci del catino:
Venite a vedere il drago di quel somaro! È un povero scorpione!
Tutti subito s'avvicinano ridendo.
ORIONE:
Sei vivo ancora?
Scagliando un'altra freccia:
Togli questa!
Tutti ridono.
Qualche zampa di meno! Coraggio! Son cose che succedono in battaglia!
Tutti ridono ormai a crepapelle, e anche Trochilo s'avvicina.
Ti fermi? Agiti le tue grandi corna e minacci? Chiami l'ultimo assalto?
MEROPE,
ridendo:
No, no, egli chiede pietà! Non vedi?
ENOPIONE,
ridendo:
Oh! si vede bene che chiede pietà.
TUTTI,
ridendo:
Chiede pietà.
ORIONE:
E sia!... baciami il piede da vinto, e vattene con le tue tre gambe!
Tutti si stringono per vedere lo spettacolo del bacio. Mentre ancora tutti guardano in terra e ridono, il volto di Orione, che soprasta, si contrae per la puntura dello scorpione. Rialzando gli occhi sulla faccia di Orione, a uno a uno, tutti cessano, a malincuore, dal loro riso. L'ultimo a smettere è Enopione.
IREO,
schiacciando subito col piede lo scorpione:
T'ha morso?
TUTTI,
mormorando:
L'ha morso! l'ha morso!
MEROPE:
Maledetta bestiaccia!
MATUSIO,
subito aprendosi la via tra gli altri:
Dev'essere stato fiero il morso!... Ma tosto si vedrà di quanto sia capace l'arte del mio divino maestro Esculapio!... Qua, qua,...
Inginocchiandosi e osservando il piede.
ch'io possa osservare la qualità del morso, e riconoscere la natura del veleno....
Avvedendosi di Zeto che, livido di rabbia, si è inginocchiato accanto a lui:
Nessun dubbio! nessun dubbio! si leverà presto dal piede ogni dolore. Occorre ricercare subito quattro piantaggini di grossa radice.... Va tu, Ireo!
ZETO,
con una buffa risata di scherno:
La piantaggine! La piantaggine!... Questa sì che è da ridere davvero!... Avendo qui un vino così eccellente, quale sapiente medico non preferirebbe somministrare due abbondanti pozioni di erba argemonia, che son d'effetto più che certo?
MATUSIO,
con rabbia:
L'argemonia nel vino? La vecchia ricetta di Ermete, a nulla buona!... Vattene a curar rospi infreddati con codeste ricette!
ZETO:
Esculapio la accoglie e la dice mirabile!... Sarebbe meglio assai che tu provassi a farti crescere il cervello, con l'empiastro di piantaggine!...
MATUSIO,
dandogli un pugno nella faccia:
E tu cúrati questo con l'argemonia!
ORIONE,
mentre già s'azzuffano, con un tremendo calcio li fa ruzzolare, e levandosi tra le risa rinnovate di tutti:
Peste!!.. A mensa!... a mensa!...
TUTTI:
A mensa!... a mensa!...
CISSIBIO:
A mensa allegramente!
Tutti s'avviano verso la mensa, anche Zeto e Matusio che s'alzano malconci e si guardano torvamente.
ENOPIONE,
abbracciando il collo di Cissibio e incamminandosi:
Senti come risciacquano le nostre pancie? Finiamole una buona volta di riempire!... Qua l'anfora!
Uno schiavo porge l'anfora a Enopione.
CISSIBIO:
Anche a me!
Un altro schiavo porge l'anfora a Cissibio e ambedue bevono avidamente. Intanto Orione, ai primi passi che fa, impallidisce e traballa.
IREO,
che gli sta vicino e non cessa di guardarlo:
Orione!
Orione indietreggia e ricade in terra, sostenuto da Ireo e Trochilo.
MEROPE:
Orione!
Tutti a poco a poco s'avvicinano. Enopione e Cissibio cessando di bere si guardano attorno maravigliati, poi, appoggiandosi uno all'altro, ritornano verso l'altra gente.
ORIONE,
mentre tutti si piegano silenziosamente intorno a lui per vederlo, getta una feroce risata:
È allegra oggi la mia grassa Madre! Il tempo delle vendemmie le mette la voglia de' lazzi! E non vi par bello questo, di mandare un piccolo scorpioncello, contro al grande Orione?...
Pausa di silenzio.
Vi ricordate quando a Chio gonfiai tutti i torrenti con la mia strage?...
Mormorìo d'ammirazione.
e feci rosso tutto il mare intorno all'isola?!
ENOPIONE:
Mi presi una bella paura quel giorno!... credetti che m'avessero manomesso tutte le mie cantine!...
ORIONE:
Andate sul colle Arvise: ritroverete chi m'ha veduto lottare con otto cinghiali a un tempo!... Non uno potè sfuggirmi senza ferita mortale.... e furon tutti ritrovati li presso.
Afferrando con una mano la veste di Enopione:
E più ti potrà dire un tuo soldato, che aveva addosso due tigri....
UN SOLDATO,
dal fondo:
Io, io, sono!... erano due tigri ferocissime e tu le uccidesti senz'arme!
ORIONE:
Senz'arme ero! quando accorsi ai ruggiti delle due bestie infuriate: costui, dalla cima di una palma dove s'era arrampicato, vide quel che feci: nè lancia, nè clava, nè arco, nè rete, nè spada.... Questa mia cintura sola avevo! queste tre code, di leone: e con queste tanto feci, che alla fine, ambedue le strozzai....
IL SOLDATO:
Verità!
ORIONE:
E ancora un terribile toro nero strozzai così, nei canneti d'Eubea, perchè m'aveva ammazzato il mio fido cane Sirio.... l'unica creatura ch'io abbia amato!...
CISSIBIO:
Io stesso l'ho scorto un giorno, proprio sotto le mura di Chio, con un sol colpo di quella spada lì, tagliar netta la testa d'un serpente, grande come quella querce!
ORIONE:
Ma dunque.... perchè non ridete? perchè non ridete tutti?! Non vi par bello lo scherzo di questa mia vecchia Madre, briaca di vendemmie? Ma non vi fa ridere, a veder morire Orione così?!
La parola “morire„ corre per le bocche maravigliate.
MEROPE:
Tu morire?... ah! No!
Si attacca alla Nutrice inorridita.
IREO,
con fede:
Il dolore ti fa dir così, figlio mio!... Ma tu non puoi morire per così poco!
ENOPIONE,
come cascando da un altro mondo:
Morire?... Ho ben capito?... Ma chi muore? Dimmi, Cissibio mio: chi muore?
CISSIBIO,
con aria compunta:
Muore il grande Orione!
ENOPIONE,
disperato:
Oh! che sarà di me misero!... Domale mi bastonerà a morte!...
Scorgendo Zeto e Matusio che stanno ancora attoniti, a guardarsi in cagnesco, piomba barcollante su di loro e li afferra:
Vi taglierò la testa a tutti due, se non mi salvate Orione! Avete capito?
ZETO:
Il decotto d'erba argemonia.
MATUSIO,
quasi a un tempo:
L'empiastro di radici di piantaggine.
ORIONE,
getta un'altra più tremenda risata:
Vendetta! Vendetta! Vendetta!... Via da me! Lontano! Che io parli a Giove!...
Si fa gran largo intorno.
Giove!! fa tu la mia vendetta!!.. La Terra che tu ingravidasti di me, s'è beffata della mia forza che da te mi venne: e tu chiamami su nel Cielo! Sarò l'eroe più giovane della tua corte!... Se tu con la mano mi segni la strada sulla gran vôlta del cielo, per mezzo alle eterne figure, passerò silenzioso.... Non temere, non muoverò litigi lassù, non farò male alle tue bestie, non ruberò femmine!... Sarà contro la Terra tutta la mia rabbia eterna!... Voglio essere riconosciuto tra gli eroi, a questa mia cintura! Una gran stella per ogni muso di leone voglio!...
Afferrando la spada:
E voglio la mia spada alta così, nella mia destra.... E nella sinistra....
Frugandosi in seno:
il velo.... dov'è il velo di Diana.... Chi me l'ha rubato?
La Nutrice impaurita leva rapidamente il velo dal collo di Merope, che piange più dirotto, e lo getta nelle braccia di Orione.
Il velo.... ecco.... così.... nella sinistra....
Annusandolo:
Fa che vi duri eterno il profumo della sua soda carne!... Voglio anche che tu mi renda il mio fido Sirio!... Non verrei senza lui in Cielo!... non temere: non girerà gli occhi fuor della mia strada.... Ma tu dammi il governo dei nembi e delle bufere!... Io m'affaccerò sul mare, per vedere le ultime vendemmie.... e non appena le vedrò finite, su leverò la mia spada, spaventosamente alta, sopra la Terra briaca.... e incomincerò la mia vendetta!! Oh! vedrò bene la tua gioconda faccia impallidire sotto i miei colpi.... Madre beffarda.... Sì!... nelle tue profonde ferite voglio contentar la mia sete, ridendo!... Voglio che il freddo di questo mio ferro t'arrivi nel core!...
Cade bocconi. Mentre Enopione si dispera con modi ridicoli consolato da Cissibio, e Merope pesta i piedi nascondendo il capo nel petto della Nutrice, e mentre Zeto e Matusio disputano sotto voce, e gli schiavi e i soldati commentano e maledicono, si vede Ireo, che fino a quell'istante aveva guardato come inebetito, gettarsi sul corpo del figlio, e piangere dirottamente.
FINE.
DEL MEDESIMO AUTORE:
Glauco, tragedia L. 5 —
Storie da ridere.... e da piangere, novelle 4 —
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.