SCENA TERZA.
Dalla foresta giunge qualche arpeggio di lira, mentre una pallida alba lunare a poco a poco chiarirà la scena.
MATUSIO,
maravigliato:
Che è questo?
ORIONE,
alzando le spalle:
Nulla! Dev'essere quello scimunito di Lino che tutti dicono gran musico....
MATUSIO:
Lino tebano?!.. Ma la sua fama è davvero grande!
ORIONE:
Quanto la sua pazzia!
LA VOCE DI LINO,
accompagnandosi sulla lira:
Vieni finalmente, bella fuggiasca! Fa ch'io senta la tua carezza fredda!... Se tu appena le tocchi, subito le mie dita folleggiano tra le corde, come un branco di caprioli innamorati tra gli alberi della foresta! Vieni dunque, apri il fogliame con le tue bianche mani, e guardami, o Diana!
Gli arpeggi s'allontanano.
ORIONE,
balzando in piedi:
Per Giove! questo pazzo mi rammenta che Diana m'aspetta per cacciare!... Ch'io vada, ch'io vada subito!
Raccoglie vesti e armi.
Saggio mio, è tal nottata questa, che mi parrebbe poca cosa aggiungere un corno anche al mio gran padre Giove!!
MATUSIO,
ridendo:
Tu rechi l'arme per due cacce, sempre!?
ORIONE,
continuando a vestirsi:
Sempre, saggio mio! E tu dillo sai, nella tua storia!
MATUSIO,
ride:
Ma.... perdona, Orione, ancora.... Fatto alla regina Domale quel che m'hai detto....
ORIONE:
Me ne son fuggito.
MATUSIO:
E non ti curasti di sapere da che proveniva tanto odio contro te....
ORIONE:
Ah!... Proprio lungo la spiaggia del mare, mentre già il pilota si apparecchiava a ripartire, ho scorto quel lurido eunuco che t'ho detto....
Matusio raddoppia l'attenzione.
e senz'altro l'ho preso così per il collo: «Razza porca! se non vuoi che stringa, raccontami subito perchè il re non vuol darmi la figlia!»
MATUSIO:
E l'indovino ha parlato?...
ORIONE:
Per forza!... Enopione patteggia per vendere l'isola e la figlia al vecchio re di Lidia: per questo odia me come qualunque pretendente.
MATUSIO:
E anche a Merope piace tal mercato?
ORIONE:
Tutt'altro! anzi minaccia di uccidersi se si fa!... ma indovina perchè.... è mancato poco ch'io non sia scoppiato dal ridere!... Ho riso tanto, che quel panciuto uccello m'ha preso il volo!... È innamorata.... d'un poeta!!
Ride.
MATUSIO:
D'un poeta?
ORIONE,
ridendo:
D'un poeta!!.. te lo dicevo io che era grossa!...
Gli accordi di Lino si riodono.
Sarà un altro scimunito come questo.... che adesso m'avrà fatto scappar Diana chi sa dove, col suo piagnisteo!... Ci vuol altro che canti per le zitelle!... Va va.... aspettami, che ti avrò da raccontare qualche allegra storia, quand'io ritornerò!
Parte.
MATUSIO:
Lieta sorte!
Salutatolo, viene a sedersi sotto la prima querce.
LA VOCE DI LINO,
alquanto più lontana:
Le tue mani bianche su i miei capelli, sembrano un vento gelido: ma tu cerchi invano di scaldarle dentro le viscere delle fiere che uccidi. Il core di Lino, o Diana! Il core di Lino è più caldo di ogni core!... Vieni dunque, aprimi il petto con la tua lancia, e riscalda finalmente le tue mani sul mio core di poeta!...
Una enorme risata di Orione lontano, tronca a mezzo gli arpeggi di Lino, mentre Matusio seduto sotto la quercia medita reggendo con ambe le mani la sua gran testa spelacchiata.