I.
Molti contrasti e molte differenze separano e distinguono il mondo antico dal mondo moderno, ma nessuna è così saliente come l’esistenza normale e generale di una classe di schiavi, che costituisce la base ed il sostrato della società antica, ne sostenta, direttamente od indirettamente, gli elementi liberi e diviene perciò la ragione e la condizione di tanti altri contrasti e di tante altre distinzioni.
Così, chiunque della ricerca assidua, oculata e minuziosa de’ dati della tradizione e delle reliquie del passato non faccia, come ora accade non di rado, una mera esercitazione di erudito, fine a se stessa, ma il presupposto necessario della conoscenza positiva del passato e di una ricostruzione nè fantastica, nè soggettiva della storia; chiunque, attraverso questa faticosa indagine de’ tempi andati, cerchi, con la nozione sicura ed organica di un mondo scomparso, le leggi della vita sociale e delle sue trasformazioni; chiunque si volga a’ tempi che furono, non già per ismarrire tra i morti le tracce della vita, ma per rievocarle tra di essi, sarà tratto con fascino sempre nuovo a considerare le condizioni in cui avvenne la grande metamorfosi della struttura economica della società, con tutte le sue cause e le sue conseguenze.
Nè lo distoglierà dal proposito il pensiero che già più volte un tal problema fu oggetto di studi speciali da parte d’ingegni alacri e dotti, che l’abbondanza de’ dati raccolti ordinarono con illuminata pazienza e rischiararono con acume. Anche quando i dati dell’indagine non fossero più suscettibili d’accrescimento, vi sarebbe sempre modo di coordinarli diversamente, di determinarne meglio i mutui rapporti, di riferirli a cause più efficienti e più sicure, di guardarli infine da un punto di vista diverso e quale può venir suggerito da una nuova e diversa interpretazione della storia e dalle fondate induzioni di nuove leggi della vita sociale.
Che il tramonto della schiavitù nel mondo antico si dovesse al progresso e al trionfo del Cristianesimo, od alla filosofia stoica, in ispecie, e alla formazione di una più elevata coscienza etica, in genere, che ne avrebbe scalzato il fondamento morale, o ad un consapevole principio utilitario, o, finalmente, al sopravvenire delle invasioni barbariche; sono tutte spiegazioni, da cui forse si sentirà poco o niente appagato più d’uno che voglia guardare il problema a fondo e da’ vari suoi aspetti.
Che al propagarsi della mite e solenne voce messiaca, diffusa e ripercossa, come di eco in eco, per il mondo, i cuori degli uomini si sentissero conquisi, e i ceppi degli schiavi cadessero spezzati, e la servitù si andasse dileguando come l’incubo di un sogno pauroso; tutto ciò ha potuto bene esser creduto, e s’intende anzi che si credesse. Due grandi movimenti, che si sono svolti in un giro di tempo non diverso, facilmente son considerati come dipendenti l’uno dall’altro; ed una spiegazione come questa, insieme facile e pronta, è fatta per dar tregua all’inquietudine di chi non ne trova subito una più esauriente e per appagare chi non può e non sa cercare le ragioni intime di uno de’ fenomeni più complicati della storia. Per giunta l’anima aperta alla fede se ne compiace, e la tendenza a concepire la storia come una serie di rapidi ed impressionanti, straordinari e spettacolosi mutamenti di scena, s’accorda meglio col rapido dramma della parola redentrice che non col dramma meno facilmente percettibile delle rivoluzioni lentamente e inconsapevolmente preparate e svolte col concorso e l’antitesi degli uomini e delle cose, nel seno della vita, attraverso i secoli.
Pure, se appena si cominci a riflettere, un dubbio sorge e ne suscita altri; e tutti insieme incalzano e premono.