XVII.
È facile vedere in quali rapporti stesse questa condizione di cose col colonato.
Questa istituzione è stata oggetto di tante indagini, che sarebbe inutile ripetere lo studio analitico fatto già tante volte e da tanti[962]. Basterà quindi accennare al suo carattere generale e alla sua funzione sociale tanto più che questo lavoro non si occupa di proposito del colonato, ed è il caso di accennare alla sua ragione determinante solo in quanto essa coincide con la causa dissolvente dell’economia a schiavi, ed elimina la schiavitù, almeno come istituzione più generale, mettendo il colonato al suo posto e facendo compire in buona parte dal colonato la funzione economica prima esercitata dalla schiavitù.
Come si vede dal riassunto delle spiegazioni date al sorgere del colonato, la ricerca è stata piuttosto di carattere storico-giuridico che storico-economico, benchè, per forza delle cose, abbia dovuto a mano a mano acquistare questo carattere, che diventa sempre più notevole ne’ più recenti scrittori.
Come accade di tutte le trasformazioni, anche il colonato appare nella tradizione letteraria e ne’ monumenti legislativi quando è già bello e formato, e costituisce un rapporto sociale rilevante, che il potere pubblico vuole regolare, innovare e rendere stabile e capace di speciali conseguenze giuridiche.
Ciò posto, il proposito di accertare storicamente, in determinati luoghi e tempi, con dati positivi della tradizione letteraria e della legislazione, il diretto e consapevole sorgere del colonato portava a scambiare il modo di formazione con la causa del suo sorgere e le forme legali, che assunse, con lo stesso modo di formazione.
E, per questa via naturalmente si incorreva nel difetto della unilateralità, che talora veniva rimproverato a’ predecessori da chi veniva dopo di loro, eppure incorreva alla sua volta nello stesso difetto[963].
La causa delle cause del servaggio, che si sdoppia in tante altre cause secondarie e si rivela in tante manifestazioni particolari e locali è l’impoverimento del mondo romano, che si è innanzi rilevato.
“Un considerevole capitale — osserva un autore già altre volte citato[964] — è condizione indispensabile a menare innanzi le intraprese nelle regioni d’economia a schiavi. Un capitalista che impiega il lavoro libero ha bisogno per sopperire alle sue forze di lavoro di una somma sufficiente a covrire l’ammontare de’ loro valori durante l’intervallo che corre dal principio del loro lavoro sino alla vendita de’ prodotti che ne ricava. Ma il capitalista che impiega il lavoro degli schiavi non ha bisogno soltanto di questa somma, rappresentata in questo caso dal vitto, vestito e ricovero forniti agli schiavi durante il periodo corrispondente, ma, oltre a ciò, di una somma sufficiente ad acquistare le stesse sue forze di lavoro. Per menare innanzi, quindi, una data intrapresa, è ovvio che chi impiega schiavi, avrà bisogno di un capitale maggiore di quello occorrente a chi impiega il lavoro libero„.
Così l’eliminazione della schiavitù, sia sotto forma di vendita degli schiavi, sia sotto forma di rinunzia a ricostituire la scorta degli schiavi, costituiva una maniera di liberare il proprio capitale per utilizzarlo altrimenti o di sopperire alla sua deficienza.
E il servaggio, a differenza del lavoro libero che richiede un capitale minore del lavoro schiavo ma pur ne richiede uno, non ne esigeva nessuno. Ciò che spiega maggiormente come e perchè il servaggio si costituisse prima e preferibilmente ne’ più estesi latifondi. Mentre l’imperatore o altri proprietari avevano — il primo per il suo potere politico e il secondo per il carattere quasi di circoscrizione amministrativa assunto dal fondo — l’autorità e il mezzo di ritenere il colono nel fondo, ne avevano anche maggiore necessità, perchè quanto più grande era il fondo, tanto maggiore doveva essere il capitale necessario a coltivarlo.
La coltivazione in grande, fatta direttamente da parte del proprietario o a mezzo di conductores, si esercitava su di una parte del fondo, sulla parte migliore, intorno alla villa; e i coloni, accasati talvolta sulle parti più lontane o più scadenti del latifondo, erano i subaffittuarî o gli elementi complementari della coltura del fondo[965]. E questi coloni, oltre all’utilizzare le terre meno feconde, sussidiavano con l’opera loro anche la coltivazione diretta, cosa la cui utilità veniva già molto tempo innanzi, rilevata da Columella.
Date le condizioni de’ tempi e delle cose, pel proletario, che non avrebbe facilmente trovato ad allogarsi, il colonato, nella forma non coattiva sotto cui sorgeva o si sviluppava, rappresentava forse la sola maniera possibile di assicurarsi l’impiego del proprio lavoro e la sussistenza. A misura che il disordine e le vessazioni crescevano, poteva in dati casi risolversi in un rapporto di protezione[966]. In tanti casi, è vero, ciò voleva dire, aumentare gli organi delle prepotenze e moltiplicare le vessazioni; ma l’interesse stesso del padrone doveva talvolta valere al colono di schermo; e, anche quando ciò restava solo una speranza ingannatrice, i diversi organi di prepotenza finivano talvolta, come pure accade, per neutralizzarsi tra loro.
Il colonato quindi rappresentava, nella maggiore parte de’ casi, per i padroni la maniera più utile, se non la sola, di mettere a profitto i propri fondi e per i coltivatori forse la sola maniera di provvedere al proprio sostentamento.
Costituiva il punto di minima resistenza della vita economica del tempo, il centro di gravità della produzione, una necessità sociale; ed i rapporti economici si ricomponevano e si riadagiavano quindi, in maniera prevalente se non universale, su quella base. L’enfiteusi stessa, pur nella costruzione giuridica diversa, richiama il colonato, e mostra un altro aspetto di una stessa causa economica.
Gli schiavi fuggiaschi e quelli manomessi che non trovavano lavoro, i barbari accolti per necessità politica nel territorio dell’Impero e quelli attratti per coltivare le terre abbandonate: tutti, con diversi nomi, sotto diverse forme rientravano nella categoria generale del colonato.
Nel settentrione e nel mezzogiorno, in paesi di popolazione relativamente densa e relativamente rada, dovunque il capitale difettasse o fosse inadeguato alla coltura, sorgeva o risorgeva e si diffondeva il colonato.
E dico che risorgeva, riferendomi anche alle più antiche forme di servaggio, le quali sono state evocate a proposito del colonato, ma non già per evocarle, alla mia volta, come un modello che, artificialmente e consapevolmente imitato, avrebbe portato alla diffusione del colonato e del servaggio in cui esso si tradusse.
Sarebbe assai arduo il dire se ne’ paesi di arretrato sviluppo economico l’antico servaggio riuscì a persistere, più o meno larvato. Il nuovo servaggio, in ogni modo, non sorgeva per forza di espansione di questi residui di un remoto passato; ma perchè, per un fenomeno di regresso economico, si riproduceva quella stessa deficienza di capitali, quello stesso scarso svolgimento delle forze produttive, che, come si è visto in principio di questo lavoro, faceva preludere all’evoluzione economica col servaggio e ve lo manteneva, dove un più maturo e più rapido sviluppo economico era impedito.
L’antico servaggio quindi non giova a chi vorrebbe servirsene per indurne la continuità storica col colonato e la sua diffusione, dirò così, epidemica; serve invece benissimo a mostrare come il verificarsi di una condizione economica analoga a quella che l’aveva prodotto nell’antichità, tornava a produrlo nello sfasciarsi del mondo antico, al sorgere dell’Evo medio.
E tante cause secondarie che, per via più o meno indiretta, si ricongiungevano alla causa accennata, contribuivano vie maggiormente a diffondere e ad acclimatare il servaggio.
In quello stato sociale malsicuro, con un’organizzazione politica oppressiva all’interno e fiacca all’esterno, che suscitava rapine, che lasciava l’adito aperto ad invasioni, come non dovea essere malsicuro il possesso di schiavi, pronti alla fuga, pronti all’insidia e alla rivolta?
Si diradava quindi questa specie d’instrumentum vocale insieme a quelle altre specie che costituivano la pastorizia e che avevano, a preferenza di ogni altra industria, bisogno di sicurezza per sussistere e progredire.
E, tra il declinare della pastorizia e le condizioni poco adatte all’ampliamento di colture intensive, tra le importazioni di frumento rese sempre più difficili, riprendeva piede, dove e come poteva, la coltura de’ cereali, a cui, come già Columella[967] aveva osservato alcuni secoli prima, era tanto adatta l’opera del colono quanto era disadatta quella dello schiavo; e tanto più disadatta, quanto più aveva a fare con un suolo esaurito.
Questi nuovi rapporti economici, sorti così per necessità obbiettiva nel processo della storia e resi obbligatori, prima ne’ fondi imperiali per autorità di principe o prepotenza di ufficiali, e poi negli stessi latifondi per prepotenza di proprietarî, avevano la loro ultima sanzione per prepotenza di legge. Allora, a poco a poco, la prescrizione, la discendenza, tutto concorreva ad allargare il ceto de’ coloni, ridotto ad una classe chiusa se si trattava d’impedirne l’uscita, aperta se si trattava di ampliarla come che sia, sopra tutto con gli equivoci legali e gli atti di violenza che, dato il riconoscimento legale della categoria, servivano a procacciare servi, anche meglio che prima non avevano potuto servire a procacciare schiavi.
Tutte quelle ragioni, che avevano portato ad irrigidire in un congegno legale l’attività industriale, fomentate dallo stimolo di assicurare l’esazione de’ tributi, puntelli allo Stato tarlato e crollante, conducevano a rendere rigida e immutabile anche quella nuova formazione economica sociale che doveva dare a tutti alimento.
Il servaggio, qual’era omai il colonato, diveniva così, sempre più, non l’espressione di un’attività più feconda, suscitata da’ tributi o dal bisogno di una cultura intensiva; ma il fenomeno più perspicuo di un collasso sociale, di un estenuarsi graduale delle forze economiche. Quelle norme, che alle stesse classi dominanti erano o sarebbero sembrati vincoli in tempo e in luogo di grande sviluppo economico, erano ora una necessità economica, una forza, un mezzo di vita.
Dove forse il capitale era meno raro, od altre condizioni capaci di agevolare la cultura potevano dispensare dalla costituzione del servaggio, la stessa legge, nello stesso interesse delle classi dominanti, teneva il colonato ne’ termini di un’istituzione contrattuale[968]; ma quelle condizioni venivano meno, ed ecco che subentrava subito il servaggio[969], procedendo sempre, sempre allargandosi, ricacciando nell’ombra la schiavitù coll’abbassarne e menomarne la funzione.