CAPITOLO XXVII.

Torniamo a noi: i giorni delle belle emozioni erano cessati: prolungare dettagliatamente questa mia storia, sarebbe un voler portare il cane per l'aia, e terminerei rendendomi assai più noioso di quello che son riuscito fin qui…. ed è tutto dire!.. Pure, qualche episodio della nostra guarnigione, qualche sbozzo alla peggio di certe scene, che, se non altro, possono illuminare qualcuno sullo spirito che dominava allora in Francia, non sembreranno superflui ai lettori e serviranno, quasi di cornice al quadro che male o bene ho tentato di tratteggiare sin qui: stacco perciò dal mio libriccino di appunti le pagine meno seccanti e ben volentieri le offro a quei Cirenei, che hanno subito il peso della mia croce per tanto tempo, dando prova in tal modo di più che cristiana pazienza.

Chalons ha da essere un soggiorno incantevole; ha strade e piazze pulite, eleganti e con sfarzosi negozii: il suo quai sur la Saône rammenta i nostri lungarni: il fiume è però più bello e più tranquillo dell'Arno: sul far della sera quando arriva Parisièn, il piccolo piroscafo che viene da Lione, disegnando una striscia di fumo sulle limpide plaghe del cielo sereno, si gode una incantevole poesia e troviamo artisticamente superbi i visi sin'allora simpatici semplicemente delle cittadine: Il desiderio di rivedere l'Italia si fa più vivo… a che ci tengono qua, se non ci è più da menare le mani?

Vien dato a me e a Gismondi un biglietto d'alloggio per un palazzo in Rue aux Fievres: il nome non è di buon'augurio: Troviamo un prete, un vecchio signore ed una ragazza nè bella, nè brutta: fanno mille difficoltà: Gismondi va in bestia, e piglia quest'occasione per dire: maledetta la Francia!…—Parlate Italiano?—ci dice subito la ragazza: l'amico rimane di sasso: e allora sappiamo che la ragazza ha studiato la nostra lingua tre anni; cosa che non impedisce di scambiarla, quando pronunzia, per un'Abissina. Dopo mille daddoli, ci accomodano nella camera delle cameriere. Meno male.

Oltre il quartier generale ha stanza in Chalons l'eroica brigata Ricciotti: ritroviamo lo Strocchi, l'Orlandi e altri amici. Si passano le giornate aux Vendange de Bourgogne, dove una ragazza robusta e impertinentemente carina serve da pranzo, e mesce gli asenzii e i cognak. Mademoiselle Marie, après la guerre je vous epouse si sente ripetere ad ogni minuto e con tutto questo ci si noia, come a un pezzo di musica dell'Avvenire. Meno male, che a giorni sono l'elezioni; l'agitazione politica ci stordirà, eppoi chi può predire di cosa sieno gravide l'urne.

Questa è carina! Viene da me il solito tromba Romagnolo: mi chiama in disparte eppoi mi dice con importanza.:

Chat in Francese non vuoi dire altro che gatto?

—Di certo.

—E pigeon piccione?

—È innegabile!

—Dovevo immaginarlo!… Esclamava allora in tuono tragico, battendosi il capo.

—Che ti è successo?!—Proruppi io stimolato dalla curiosità—Versa in seno dell'amicizia quello che ti grava nel cuore.

—Se tu sapessi…. io faceva la caccia a una bella bambina: ed ero, cioè credevo di esser corrisposto… stamani vo in casa, l'abbraccio, lei non si muove, ma nel più bello, nel calore dei discorsi, mi ha cominciato a dire: Mon chat, mon pigeon dunque vuole in tutti i modi battezzarmi per una bestia.. io era indeciso, ma ora…

—Son le gentilezze che usano le innamorate di qua..

—Forse perché riconoscono quelli che ronzan loro dintorno, ma io non sono del mazzo e protesto.

Un proclama di Gambetta, affisso alle cantonate, invita i cittadini ad accorrere unanimi alle urne, chiama sosta la sospensione dell'arme, non risparmiando certe spavalderie che non dovrebbero essere più di moda. Interrogo difatti varie persone e tutte mi rispondono, facendo voti per la pace, e arrivando perfino a confessare che preferiscono la caduta della repubblica a nuove guerre e a nuovi disastri. Ah!… Francia, Francia come sei caduta nel basso: perché non ritrovasti in tanto sterminio l'eroismo di Missolungi?… Io non ti posso stimare.

Il sottoprefetto di Chalons è una pasta di zucchero: Corso, è contrarissimo a Napoleone: sottoprefetto è un sansculot di prima forza! Oggi ero di guardia: si è trattenuto un poco con me sul terrazzo: mi ha parlato della Francia colle lacrime agli occhi ed ha finito con accenti di disperazione. Sul far della notte ha mandato una damigiana di vino e del salame ai soldati.

Garibaldi si è ritirato a un chilometro dalla città: noi non sappiamo che pesci si prendere: cominciano i bullettini dell'elezioni: si ritiene che uscirà eletto Garibaldi. Tornano Miquelf; Materassi e le altre Guide, che si credevano già putrefatte, o per lo meno nelle mani nemiche. Materassi ci racconta che hanno fatto saltare due ponti, che hanno visitato un visibilio di paesi, ricevuti sempre bene, ma sempre costretti ad udire discorsi in favor della pace. Non ci è caso: la Francia è sfiduciata, la Francia è come colui che, finita ogni risorsa, preferisce portar la livrea di coloro che l'hanno spogliato e non sa trovare il coraggio di uccidersi.

La corruzione di Chalons non la cede per nulla a quella di Digione. Il quai è un continuo viavai di donnette che ti lanciano occhiate assassine. Non vi è soldato che non abbia un'amante. O mariti Italiani che nel 1859 coronaste d'alloro i vincitori di Magenta e ne aveste in ricambio altre corone, gioite: i vostri compatriotti sanno ben vendicarvi!

Il maggiore di piazza è un militarista accanito: mi ha fermato nella grande rue perché non l'ho salutato. Ha minacciato di far sciogliere le guide, perché vanno di trotto al passeggio e perché non vanno alla piazza a prender l'ordine del giorno. Sì…. i nostri soldati non sono venuti per questi servizii vigliacchi—urla Ghino allorché riferisco la commissione—ci pare ora di tornare in Italia!.. E nessuno va al comando di piazza.

Giorno dell'elezioni: le sale ove sono le urne riboccano di gente: vedo due liste di candidati: in una figura Garibaldi nell'altra Mac Mahon: non riescono nè l'uno nè l'altro nel dipartimento di Saône et Loire. Garibaldi è eletto però in cinque dipartimenti ed ottiene in tutti gli altri splendidissime votazioni. La sera delle elezioni più animazione e più chiasso nelle trattorie e nei caffè. Chi la vuol lessa chi arrosto: tutti però si aspettano una Camera molto meno peggiore di quella che resulta realmente.

I coscritti della nuova classe, preceduti da un tamburone attraversano la città, gridando: Viva Garibaldi, Viva la guerra, Viva la Francia. A che tanto entusiasmo?.. Son tutti giovani di 18 e 19 anni, perché non hanno preso il fucile, quando la patria era in pericolo?.. Uno spilungone, vero pagliaccio, ha in testa un morione da guardia imperiale e agita una canna da capo tamburo… Ah, Francesi, quando sarete più serii?!.. A che conservare quella blague schifosa che vi rendeva spregevoli anche a dì del trionfo? Meditate sulle vostre sventure, e non fate gli eroi quando ne è passato il tempo, se non volete rassomigliare…

«Al nobile guitto
«Che senza un quattrino
«Ostenta il diritto
«Di andare al casino

Giunge il maggior Tironi a fare uomini pel suo squadrone dei Cacciatori d'Italia che si costituisce a Reumelly: è indirizzato al nostro corpo: si consegnano a lui tutti i Francesi che figurano nei nostri quadri. Tra questi infatti ci è della robaccia in tutta l'estensione del termine: tra gli altri il sergente di scuderia che converte la biada dei cavalli in bottiglie d'eccellente Borgogna: i nostri cavalli sono ridotti allo stato di quello dell'Apocalisse. Rimasti tra noi, in famiglia, si respira un po' più liberamente.

Arrivano da Marsiglia un centinaio d'Italiani, che il maggior Pennazzi, aggregherà alla compagnia Egiziana. Arrivano a tempo….. per ritornare con gli altri in Italia! Giungono pure due o tre che son disertati dal Frapolli: ci raccontano come in Lione dei volgari truffatori e dei veri e proprii malandrini da strada disonorino il nome italiano in tal guisa da veder scritto a parole cubitali lungo le vie: Defendue la chémise rouge. Ricomincia un po' di vaiolo! ne è attaccato anche il nostro foriere: morire ora… la sarebbe birbona!..

Garibaldi parte per Bordeaux onde intervenire all'assemblea: lo accompagnano Fontana, Gattorno, Vivaldi Pasqua e Galeazzi. Menotti arrivato al mattino piglia il comando dell'armata dei Vosgi interinalmente: è con lui Bizzoni.

Mi alzo più presto del solito, e vo' dalla bella Marie a bever la goutte—Socci—Mi grida una voce di basso profondo: mi volto e veggo Galliano—Tu qui…. ora?—Vienci prima, se ti riesce!… il sor Bolis mi ha tenuto fin ora in prigione: appena sono stato libero, son venuto qua con dieci uomini.—Ma ora torniamo indietro….—Neanche per sogno io li sò i progetti del generale…. se tu sapessi!….—Che c'è?—C'è… ma per ora non lo dire a nessuno…. c'è, che ora si scende in Nizza, si proclama la repubblica….—Sogni!—Vedrai.—E t'han fatto nulla?—Son capitano—Si bagneranno i galloni?—Lasciami prender l'entrata in campagna.—E a qual corpo ti hanno aggregato?—A qual corpo?!… A dirtela non lo so neppure io.—Tanto meglio….

Una triste notizia; il colonnello Bossi, mentre accingevasi a partire da Chalons è assalito da un trabocco di sangue e cade tra le braccia dell'ufficiale di stato maggiore che lo ha accompagnato alla stazione. Bossi era un vecchio soldato: franco e leale; non troppo ben visto dai proprii dipendenti per la sua rigidezza, ma patriotta di antica tempra e di coraggio prodigioso. Veterano di tutte le campagne d'Italia lasciava colla sua morte un voto molto sensibile nelle file della democrazia militante.

Passeggio svagolato sul Quai: sento fermarmi, mi volto credendo ravvisare un amico e invece vedo un vecchio di fisonomia rispettabile, che porta all'occhiello la fettuccia rossa della legione d'onore. Siete Italiano?…. Mi domanda nel nostro idioma.—Sissignore, rispondo—Volete venire a farvi il ritratto?—Io lo sbircio bene bene, e quasi quasi suppongo che sia un pazzo.—La mia domanda è assai strana, si affretta a soggiungere—ma io sto facendo un'Album dove intendo far collezione de' figurini dei differenti corpi dell'Armata dei Vosgi.—Sicché io dovrei venire?….—A fare da figurino delle Guide.—perché no?!—Borbotto: dopo tutto è bellina! Non potendo farla da eroe sono utile almeno a far da figurino!…. Mezz'ora dopo in eroico atteggiamento sono in posa difaccia a Monsieur Philip che mi parla di Firenze da lui veduta, or sono trent'anni, che mi offre un punch eccellente, e che mi fa vedere un piccolo album tascabile, sul quale en passant per la via, ha schizzato dieci o dodici caricature di Garibaldini tra cui quelle di tre miei amici, ripresi alla perfezione.

Esco dal pittore e vedo davanti al quartier generale: una folla straordinaria di gente: i ragazzi si aggrappano alla cancellata del giardino: i popolani formano dei crocchi: tutti discorrono concitatamente e sgranano certi occhi da non avere invidia con quelli di un bue, nella direzione del palazzo. Che è, che non è? Mille dubbi tenzonano nella mia mente: mi faccio largo tra la calca a forza di urtoni, tratto male le sentinelle che volevano precludermi il passo, e tocco, come si suol dire, il Cielo con un dito, quando posso sbirciare una guida, a cui immediatamente domando: Che è successo di nuovo?—Nulla, sono arrivati due parlamentarii Prussiani…. l'armistizio è stato protratto e vengono a fissare le linee di demarcazione.—Non chiedo altre spiegazioni e vo su nella sala d'ordini: tutti gli ufficiali leggono pacificamente i giornali; qualcuno si scalda al camminetto: ciò non mi produce alcun senso, gli avevo veduti usare in tal modo nelle circostanze supreme, possono fare così anche ora! ragioniamo con alcuni altri coi due bassi ufficiali che hanno accompagnato il colonnello di stato maggiore che fa da parlamentario: con nostra maraviglia li troviamo istruitissimi: ci parlano con rispetto degli Italiani, ci dicono francamente che senza di noi sarebbero andati a Lione, ma ci dichiarano con altrettanta franchezza, che da noi non si aspettavano simile ingratitudine, da noi che eravamo andati a Venezia soltanto per dato e fatto della Prussia. Questa è proprio carina!…. I Francesi ce ne dicono di tutte un po', perchè ci siamo dimenticati di Magenta e di Solferino, non accorrendo come un'uomo solo dall'Alpi a Lilibeo, a dar due botte ai Prussiani: i Prussiani ci gabellano addirittura per ingrati perché abbiam loro strappato uno stendardo a Digione. La morale?…. La morale è questa: Guai a coloro che hanno bisogno di una mano per sollevarsi; fortunati coloro che sanno fare da se: chi fa da se fa per tre, dice un proverbio e i proverbii, a detta di Salomone, sono la sapienza dei popoli.

Dopo un lungo colloquio il parlamentario ritorna verso la Côte d'Or: il popolo lo saluta con fischi. Assai brutta idea si devono aver fatta quei Tedeschi della civiltà Francese; un popolo deve essere feroce nella lotta d'indipendenza, ma dee mai sempre rispettare il diritto delle genti e, cessati i guai, ha da ravvisare un fratello in colui che ridotto macchina nelle mani di un re, può avergli fatto del male.

Ci giungono notizie dì Bordeaux…. e che brutte notizie!…. Le nostre previsioni non sono andate fallite. La Francia accasciata sotto la vigliaccheria, ha mandato al corpo Legislativo l'assemblea più retrograda che immaginar si possa. Lo spirito generoso delle città è stato soffocato dall'alito maligno della reazione provinciale. Niente di strano: tutti in Chalons a mò d'esempio desiderano la pace, riaccetterebbero Napoleone pur di non vedere un Prussiano: il mio amico pittore tratta di buffone Gambetta, il padrone di casa maledice la repubblica perché ha i suoi campi occupati dal nemico: nessuno prenderebbe un fucile per ricacciare gli stranieri oltre Reno…. I popoli hanno il governo che si meritano: in nazioni come la Francia corrotte, son degni presidenti i Thiers, e veri rappresentanti i ruraux di Versailles.

Si leggono i giornali: Garibaldi è stato ricevuto iniquamente nell'Assemblea: gli si è vietato persino di discorrere: una voce sola ha tuonato in mezzo ai codardi in difesa dell'eroe: è la voce generosa che si elevò da Guernesey in favore dei caduti di Mentana, è la voce che ha agitato le fibre della decrepita Europa, e che ha fatto allibire sui troni i regnanti: è la voce di Victor Hugo; fra tanti cialtroni Garibaldi non poteva esser compreso degnamente che dall'autore dei Miserabili.

Il Generale dava le sue dimissioni. Queste notizie finiscono di rovinare il morale dei volontarii. Nessuno presta servigio, tutti vogliono tornare in Italia.

Vedo aux Vendanges de Bourgogne Castellazzo: mi perdoni l'egregio amico, ma lo avevo scambiato per un barocciaio. Ha un cappellaccio di pelo e una casacca pure di pelo. Gli parlo: egli, con quell'abbigliamento, è riuscito a deludere la sorveglianza del nemico ed ha attraversato le file prussiane. Anche lui è sfiduciato e mi dice che in quanto al partire per noi può essere questione di giorni.

Siamo chiamati in quartiere: il nostro tenente dice di averci a fare una importantissima comunicazione e fa leggere al foriere il seguente ordine del giorno:

«Ai bravi dell'Armata dei Vosgi.

Io vi lascio con dolore, miei bravi, e sono costretto a tal separazione da circostanze imperiose.

Ritornando ai vostri focolari raccontate alle vostre famiglie i lavori, le fatiche, i combattimenti che abbiamo sostenuti insieme per la santa causa della repubblica.

Dite loro sopratutto che aveste un capo che vi amava come figli e che andava orgoglioso della vostra bravura.

A rivederci in circostanze migliori.

GIUSEPPE GARIBALDI

Terminata questa lettura, do un'occhiata ai compagni, vedo degli occhi lustri e non posso fare a meno di notare un silenzio molto eloquente: non vi è che dire; i miei compagni sono tutti commossi, quanto lo sono io. Le generose parole dell'eroe sono scese nel cuore di tutti: ci insultino pure i Giuda politici, i prezzolati campioni della Monarchia, ci chiamino vagabondi e gente che non ha nulla da perdere, le nostre fatiche non potevano esser meglio ricompensate, le nostre idee non potevano esser meglio comprese. Una sola parola di elogio sgorgata dalle labbra intemerate di Garibaldi vale di più di tutti i belati della mandra comprata; il nostro non è feticismo, non è un moto idolatra, è la giusta estimazione che gli uomini di cuore devono mai sempre nutrire per coloro che hanno tanta benemerenza verso l'umanità, per coloro la di cui vita è stata sempre un continuo sacrifizio, una continua abnegazione in favore delle magnanime idee.

Si legge anche un ordine del giorno di Bordone; non manca pur questo di generosità, ma quali parole possono fare effetto dopo quelle del Romito di Caprera?

Tornano da Digione alcuni nostri feriti, tra i quali Pianigiani. Non si lagnano del contegno dei Prussiani, e fanno molti elogii di quello del popolo, sempre repubblicano anche in presenza degli invasori. Ci parlano della magnificenza dei funerali del Perla. Un battaglione Prussiano ha reso gli onori militari alla salma: tutta la popolazione è corsa lungo le vie da cui è passato il funebre corteo; la madre del prode maggiore non ha curato i lunghi disagii del viaggio ed è corsa onde essere in tempo a far meno triste l'agonia del figliuolo; essa lo ha accompagnato al sepolcro. Povera donna!.. se tuo figlio è morto gloriosamente, se il di lui nome sarà eternamente celebrato tra quello dei martiri della libertà, tu non cessi di esser madre e hai diritto di piangere: le lacrime delle madri sono la rugiada benefica che fa rinvigorire le magnanime idee. Distruggiamo i tiranni e nessuna avrà da piangere su di un figlio innanzi tempo rubato all'avvenire e alla patria.

È partito per Avignone il terzo degli usseri. Erano buoni figliuoli e durante la campagna hanno fatto un servizio di ferro Li abbiamo accompagnati alla stazione: hanno voluto abbracciarci e ci hanno lasciato gridando: Viva l'Italia, rammentatevi di noi!… Non temete, bravi figliuoli, noi non potremo dimenticarvi: noi vi abbiamo veduto volare intrepidamente di faccia al nemico, noi abbiamo spezzato il poco pane con voi, noi vi si siamo affezionati nelle fatiche, nei disagi che abbiamo sostenuti per la repubblica… certe cose le non si dimenticano mai!

Un'altra bellina!… L'amico Kane si trova senza quattrini e sente tutta la necessità di fare un pranzo lucullesco. Cosa inventa? Va da Monsieur Coq, il nostro cittadino trattore, e a faccia tosta gli annunzia di esser passato ufficiale. Monsieur Coq lo guarda con aria d'ammirazione e gli dà il mi rallegro. Kane gli fa osservare la necessità di dare un banchetto agli amici, e, consenziente il trattore, ordina un lautissimo desinare da pagarsi appena riscossa l'entrata in campagna. Io sono del bel numero uno degli invitati. Il giorno dopo, si hanno da vendere i cavalli di rimonta e, a farlo apposta, tra le povere vittime designate per condurli in giro e per trovar compratori è designato anche l'apocrifo ufficiale. Non senza stiacciare dei moccoli, il disgraziato agguanta le redini di uno dei più sghangherati Bucefali e va cogli altri sotto l'obelisco della Piazza per portarlo all'incanto. Noi cerchiamo in tutti i modi di far prender cappello al nostro amico: ora gli si da la baia, ora si esige che metta al trotto la bestia: sul più bello delle nostre burlette, capita in mezzo a noi, come lo spettro di Banco, il povero Monsieur Coq, vede il preteso ufficiale che fa quel basso servizio, fa un urlaccio e rimane come Don Bartolo: dal canto suo Kane non sa quali pesci si prendere, e ci dà certe occhiate da commuovere i sassi, ma che ci fanno scompisciar dalle risa. Silenzio di un paio di minuti, finalmente l'amico nostro si risolve, empie di chiacchere la testa dell'oste e te lo ingarbuglia in modo tale da persuaderlo a comprare il cavallo e così tra sconto, tra senseria ed altri ammennicoli, chi ha avuto ha avuto e tutti rimangon contenti!

Il comando dell'Armata dei Vosgi è passato nelle mani del vice ammiraglio Penohat. In tempo di rivoluzione niente di strano che un uomo di mare comandi un armata di terra…. eppoi, ce lo han ripetuto, egli viene per scioglierci. Laus Deo: ci leveremo alla fine da questa vita noiosa, di cui le feste improvvisate all'Hotel du Parc, le facili conquiste delle Veneri appassite che passeggiano sui Quais, la maldicenza su tutto e su tutti, compendiano tutte le fasi. Se si restasse un altro mese, ci abbrutiremmo di più degli ubriachi d'assenzio che riscontriamo ogni mattina, quando ci si leva dal letto. Questi ultimi non sono pochi. L'uso dell'assenzio è stata una delle rovine di Francia.

Altri due parlamentari Prussiani! La popolazione s'insospettisce: la strada infaccia al quartiere generale è gremita di gente: si sussurra, si grida: bisogna rinforzare la guardia al cancello. I parlamentari partono quasi subito e la calma si ristabilisce. Alcuni dicono che il nemico concede altri otto giorni d'armistizio, purché sia occupato anche il dipartimento di Saone e Loire… Vedremo!

Vien l'ordine di restituire i nostri cavalli e di portarli al deposito di rimonta a Macon. Buon segno!.. Io sono incaricato della missione, prendo meco dieci uomini e vo per quella direzione. Appena arrivati, sentiamo tutti un gran desiderio di mangiare e di vedere una nuova città. Lasciamo nei vagoni i cavalli, senza curarci di dar loro quel pasto che tanto si anela per noi ed a corsa entriamo in Macon: si questiona col sindaco per aver il biglietto d'alloggio; finalmente ci vien concesso, io vado in casa di una bellissima vedova: mi metto a dormire in uno stanzino accanto alla sua camera; però prima lei chiude l'uscio con doppio giro di chiave; le precauzioni non sono mai troppe! Al mattino ci rammentiamo dei cavalli: si vanno a prendere e ci si monta a pelo per condurli al deposito. Ci riceve un vecchio capitano che ci guarda a squarciasacco, arricciandosi i lunghi mustacchi, e battendo il frustino sugli stivali. Ci ordina di metter le bestie in una vastissima scuderia. Maledizione! Queste hanno tanta fame che si mettono a dar dentate al legno della mangiatoia. Si figurino i lettori quali occhi piantasse nei nostri il capitano! Sbuffò come un istrice, bestemmiò un paio di sacres tonners e poi in tuono burbero ci chiese: Ma da quanto tempo non mangiavano questi cavalli?—Fingi di non capire il francese, mi sussurra un vecchio merlo che ho accanto. Così faccio, non rispondo ad alcuna domanda, il vecchio soldato ci manda al diavolo e noi andiamo a desinare. Il nostro pasto si prolunga tanto, che non solo non possiamo veder la città, ma arriviamo a buco per la partenza del treno.

Appena scesi dalla stazione di Chalons, ci colpisce la vista un insolito brulichio di persone: la vasta piazza dell'obelisco è occupata da capannelli che si agitano, si sbracciano, discorrono ad altissima voce. Domandiamo a qualcuno che cosa è avvenuto: ci si risponde che domani i Prussiani saranno in città. Ci si stringe nelle spalle e si entra nella grande Rue: questa è tanto affollata che bisogna procedervi a forza di spinte; per pervenire alla sottoprefettura ci è necessaria una buona mezzora. Il popolo è più abbattuto che mai: qualcuno si azzarda a proferire a bassa voce la parola tradimento. Pesco altre notizie: oggi scade l'ultima proroga dell'armistizio, nessuno avviso è venuto, niente di più facile che ricomincino l'ostilità. Incontro finalmente il nostro tenente—Stia pronto a partire, mi dice—Verso Chagny?—Nemmen per idea, noi andiamo a Macon—O i Prussiani?—Ci crede anche lei?… Va via il quartiere generale, ecco tutto; in settimana ci danno il congedo, fra quindici giorni siamo in Italia—E si parte?—Domattina alle quattro.—La partenza dello stato maggiore aveva prodotto quel panico da cui era occupata tutta la città.

Vo a casa: per via non posso fare a meno di pensare a tutti gli addii, a tutte le promesse, a tutti i pianti che si faranno nel corso di questa nottata; sento la voluttà di non lasciare nemmeno uno spicchio di cuore in questa graziosa città. Annunzio ai miei ospiti la mia vicina partenza; mi dicono le solite cose e mi offrono da bere; passo in salotto e mi trovo in compagnia con un prete che dice ira di Dio di Vittorio Emanuele perchè ha osato di entrare nell'eterna città: messo a punto, è la prima volta che faccio il realista (che il Cielo me lo perdoni!): nasce un battibecco, i padroni di casa mi fanno il viso dell'arme: mi avveggo che se domani non partissi loro troverebbero qualche pretesto per mettermi gentilmente alla porta. Vo in camera è comincio a fare i fagotti: sento bussare dolcemente alla porta e vedo entrare Maguelonne, un bel tipo provenzale, una delle bonnes della famiglia. È in completo deshabillè le domando cosa desidera—Son venuta ad aiutarvi, mi risponde con una mossa provocante e lanciandomi un'occhiata assassina—Capisco l'antifona, ma mi ha messo tanto malumore la disputa col curato, ma son tanto felice di andarmene che risolvo di far l'indiano per vedere se la appetitosa fanciulla mi si leva d'intorno. E pensare che il mio compagno d'abitazione le he fatto una corte spietata e che dopo un'infinità di salamelecchi non è giunto a ricever da lei che… uno schiaffo. Proprio la fortuna favorisce i poltroni! Prima il solito discorso della mia amante italiana, poi le solite proteste d'affetto ai soldati, mille bei discorsi insomma a' quali rispondo, come le mura testimoni di quel colloquio. Il vecchio Giuseppe Ebreo è un Don Giovanni a paragone mio… in questa sera. Terminato che ho d'accomodar la mia roba, cogli occhi fissi in terra, che alzandoli ho paura di perdere la tramontana, auguro la buona notte all'inaspettata visitatrice. Oh! disillusione!… Essa mi stende graziosamente la mano e con un tuono di voce gentile mi dice: E non avete da dar nulla alla bonne? Alzo gli occhi; la stoccata fa perder la poesia; le do uno scudo che m'esce dal cuore e vo per darle anche un abbraccio… è troppo tardi: lo schiaffo del mio povero compagno riceve una seconda edizione nella mia povera guancia!… vo a letto bestemmiando, mentre sento nella stanza accanto le risate della birichina.

Mi alzo elle quattro: è un buio d'inferno: per rischiararmi la vista prendo due gouttes, poi vo di corsa alla foreria. I nostri sono già in rango: si aspetta mezz'ora, cominciamo a impazientirsi…. dopo un'ora eccoti l'ordine che partiremo alle dieci. Rinunzio a descrìvere la salva d'imprecazioni con cui viene accolto un tale annunzio! Si va al caffè; trovo un campagnolo che mi si appiccica: va a Belfort, suo fratello fa parte di quella eroica guarnigione che sola in tutta la campagna ha capitolato coll'onore dell'armi; sarà morto, sarà ferito il povero diavolo? Il mio nuovo conoscente non ne sa un'acca, ma spera ed è allegro come uno sposo novello; mi invita ad ogni costo a far colazione con lui; la colazione è sì lauta che le trombe chiamano a raccolta e noi non abbiamo ancora finito di trincare. Esco mezzo in bernecche, mi accodo agli altri; appena arrivato sotto la stazione schizzo in un vagone di prima; cinque minuti dopo mi addormento saporitamente per destarmi a Macon.