II.
Il primo dei problemi particolari nei quali si risolve il gran problema di Waterloo è quello del numero. Poteva Napoleone avere una forza maggiore di quella che adoperò? Egli mosse con 124000 uomini contro Wellington e Blücher, ciascuno dei quali ne comandava quasi altrettanti: fin dal principio, dunque, la partita si presentava come troppo disuguale. Con un incredibile intuito profetico l'Imperatore scriveva al maresciallo Davout: «La più gran disgrazia che possiamo temere è d'esser troppo deboli al nord e di patirvi sulle prime uno scacco». Lo scacco sopportato di primo acchito, dopo soli quattro giorni di campagna, in quei campi settentrionali dove appunto temeva d'esser troppo debole, fu veramente senza rimedio: terribile lucidità di previsione! Allora, perchè non correggere la debolezza?
Il Thiers, il Siborne, il Pollio, molti altri dicono che nell'apparecchiarsi alla guerra Napoleone fece quanto umanamente era possibile. Il Lenient, sulla fede di ragionamenti e di calcoli, lo nega. Le forze della Francia sarebbero state molto maggiori se l'Imperatore non avesse esitato tra la difensiva e l'offensiva, se avesse chiamato più presto le milizie territoriali che avrebbero lasciato disponibile per la prima linea un più grosso nerbo di truppe. Comunque, alla difesa del suolo nazionale bastavano i 434000 uomini già raccolti: perchè mai, dunque, i 178000 dell'esercito di campagna furono ridotti a 124000? Perchè distrarre dalle pianure del Belgio, dove si decideva la quistione vitale, 54000 soldati e disseminarli sulle altre frontiere? La Coalizione minacciava, è vero, anche dalla parte del Reno: ma che potevano fare i 46000 uomini di Rapp, di Suchet e di Lecourbe contro i 500000 del principe di Schwarzenberg? Alberto Pollio adopera una formula a definire il concetto napoleonico della ripartizione delle forze: il minimo necessario per le operazioni secondarie, il massimo disponibile per le principali. Secondo il Lenient si dovrebbe dire invece: le forze impotenti sono forze inutili. Sui confini della Spagna, del resto, nessuno minacciava: che stavano dunque a farci gli 8000 soldati del Decaen e del Clauzel?
La spiegazione proposta dall'autore è tutta psicologica: l'uomo che aveva riconquistata la Francia con gli ottocento soldati dell'isola d'Elba, che disprezzava i nemici, che giudicava Wellington «generale di terz'ordine», Blücher nient'altro che «un bravo ussaro» e le loro truppe altrettanta «canaglia», quest'uomo non credeva di dover fare uno sforzo eccessivo e stimava che 124000 soldati in mano sua valessero il doppio....
Ora, in qual modo li adoperò?