II.

Questa prima, impegnata tra von Klück e Manoury, è la battaglia dell'Ourcq. Sull'Ourcq, come osserva il Babin (La bataille de la Marne), consiste «lo stesso pernio, la stessa anima ardente» dell'immensa mischia; a giudizio del Madelin, qui avviene «l'atto determinante della vittoria». Discendendo da sinistra per circuire l'esercito del Franchet d'Esperey e gl'Inglesi, von Klück sente a un tratto d'essere egli stesso minacciato d'accerchiamento quando vede sorgere sul suo fianco destro l'insospettato o disistimato esercito del Manoury. Allora, come ha rinunziato a Parigi per concorrere alla distruzione delle forze nemiche, così il generale tedesco capovolge un'altra volta il suo piano — «con una decisione che consacra la sua reputazione di stratega», riconosce il Madelin — e lasciando da parte i Franco-Inglesi, ripassa la Marna che aveva già passata, e si volge con ogni sua possa contro il Manoury. Il primo scontro avviene il 5 settembre: i Francesi trovano a Barcy ed a Chambry il «calvario» della loro Riserva; ma si affermano, intanto, e compiono anche qualche piccolo progresso; il domani avanzano ancora e costringono il IV Corpo germanico a battere in ritirata verso i boschi di Meaux. Grazie ai rinforzi ricevuti, von Klück pare sul punto di scongiurare il pericolo; il giorno 8 contrattacca con nuova violenza e fortuna; ma anche Manoury è soccorso dalla rapida iniziativa di Gallieni, il governatore di Parigi, che requisisce migliaia di autobus della metropoli per lanciare sul campo nuove truppe fresche: le parti sono allora invertite, la destra tedesca, sul punto d'essere oppressa, compie uno sforzo disperato e costringe la sinistra francese a ripiegare; ma è il supremo sussulto, e prima di mezzogiorno la resistenza teutonica è vinta: alle 5 gli avioni francesi segnalano l'indietreggiamento di numerose colonne; alle 8 von Klück, svaniti uno dopo l'altro i due sogni di entrare in Parigi e di avvolgere i nemici, lancia, «con cuore grave», l'ordine della ritirata generale e immediata.

Atteniamoci all'immagine della mano per comprendere che cosa accade sul restante campo della gran lotta. Le dieci dita contrapposte a due a due si sono strettamente intrecciate, e mentre il pollice francese ha respinto il tedesco, i due indici — von Bülow da parte tedesca e French con Franchet d'Espérey da parte anglo-francese — si avvinghiano: comincia il generale prussiano a premere sugl'Inglesi il 6 e 7 settembre; ma, come gli sforzi delle dita della mano non sono indipendenti, bensì strettamente collegati, così, avendo dovuto sostenere von Klück nel momento del pericolo, per riparare all'effetto di «succhiamento» o di «ventosa» — come è stato definito — prodotto sulle truppe imperiali dall'inopinata apparizione di Manoury sul fianco di von Klück, per questa ragione von Bülow si è visto costretto a desistere dalla spinta e ad arretrare in modo che il French ha potuto avanzarsi fin presso alla Marna — che i Tedeschi cominciano a ripassare — mentre da parte sua d'Espérey, dopo una lotta violenta, si è spinto avanti con deciso vantaggio ed ha cominciato l'inseguimento del nemico ripiegante: progressi che si confermano e crescono il giorno 8, quando gli Inglesi forzano il Petit-Morin e la Marna — con la loro tenacia proverbiale, ripetono un tentativo non meno di diciassette volte, finchè riesce — e i Francesi si impadroniscono di Marchais, di Montmirail e mettono piede sul pianoro di Vauchamps: il maresciallo britannico non trova più nemici nella sua avanzata, il 9 e il 10, per il ripiegamento tedesco ad occidente di Château-Thierry, che d'Espérey riconquista, annunziando in un infiammato ordine del giorno la nuova vittoria francese su quegli stessi campi che videro le mirabili e disperate gesta di Napoleone abbandonato dalla fortuna.