III.
Ma la terza battaglia della Marna, grave e decisiva quanto la prima — il secondo atto del gran dramma — è quella che s'impegna al centro della linea sterminata, tra i due medii delle due mani. Questa è la battaglia che porta il nome delle Paludi di Saint-Gond, intorno alla quale Carlo Le Goffic, con lo squisito senso d'arte che ha reso celebre il suo Dixmude, ha scritto tutto un volume: Les marais de Saint-Gond.
Enorme smeraldo incastonato nei campi di Francia, le paludi di Saint-Gond si distendono per dieci chilometri di lunghezza con cinque di larghezza e formano come un gran fosso, come una ciclopica trincea naturale sbarrante la via all'invasione. Nel fango di questi pantani si sommersero e sparirono, ai tempi di mezzo, le orde di Attila, che vi perdette — dice la leggenda — il suo casco d'oro; qui, sul principio dell'era contemporanea, affogarono i soldati delle ultime leve napoleoniche, gli eroici coscritti designati col nome di Marie-Louise. E qui una nuova leggenda, nata a mezzo settembre del 1914, dice che s'impigliò e sparì, durante la battaglia della Marna, la Guardia imperiale: ma il Le Goffic e gli altri storici francesi distruggono la leggenda, quantunque lusinghiera all'amor proprio nazionale, per ricercare ed affermare la più semplice e non meno bella realtà.
Numericamente inferiori, i Francesi del Foch hanno la missione di mantenersi sulla «difensiva attiva», di chiudere la via, segnatamente verso il centro, ai Tedeschi di von Hausen: se la resistenza non fosse infrangibile, se il nemico passasse, tutta la linea francese crollerebbe e l'enorme sforzo compiuto dal Manoury riuscirebbe vano. Ma, sulle prime, il centro, che ha spinto le avanguardie oltre le paludi, sulla loro riva settentrionale, in faccia al nemico, è costretto a ritirarle il 6 settembre, per restringersi a difendere la sponda sud della gran trincea. I Tedeschi hanno un mezzo per impadronirsene: accerchiarla da oriente e da occidente, ricongiungersi a sud, chiudendola ed abbrancandola come in una tenaglia; e questa è, infatti, la manovra che pare abbiano scelta; sennonchè, dinanzi alla misteriosa insidia di quelle acque morte, essi sembrano presi da un senso di «esitazione» che gli stessi scrittori francesi dichiarano «inesplicabile», attribuendo ad esso la salvezza del loro esercito. Quando, due giorni dopo, von Bülow presta il suo aiuto a von Hausen, quando i due capi germanici tentano l'avvolgimento, l'8, è troppo tardi. C'è di più: persuasi che Mondement e il suo castello siano la chiave di tutta la regione — mentre dominano le sole paludi — i Tedeschi si ostinano a impadronirsene, vi sciupano un tempo prezioso, «vi s'imbottigliano», secondo l'espressione del generale Humbert.
E tuttavia l'attacco a fondo dei trentacinque formidabili battaglioni della Guardia rompe tutta l'ala destra francese per una profondità di quattro chilometri; ma il Foch, secondo cui «battaglia perduta è quella che si è creduto d'aver perduta», lancia il suo laconico ordine del giorno: «La situazione è eccellente; ordino ancora di riprendere vigorosamente l'offensiva....». Egli si è accorto che von Klück ha trascinato von Bülow nel ripiegamento, e che tra costui e von Hausen si è prodotto un vuoto; quindi si avanza attaccando, riprende il 10 Fère-Champenoise perduta la vigilia, riprende Mondement a costo d'un'epica lotta, ed a sera le rive settentrionali delle paludi tornano in mano sua.
Tale è razione centrale della battaglia della Marna. Se fosse riuscita favorevole ai Tedeschi, l'«audace errore» di von Klück sarebbe stato corretto, la mano francese sarebbe stata tagliata in due. Poteva riuscire? Una versione tedesca citata dal Le Goffic afferma che sì. Von Klück, nel momento decisivo del suo attacco, aveva chiamato da Compiègne un corpo della riserva; Moltke — il secondo — vedendo in pericolo von Bülow, ordinò invece che quelle forze venissero a sostenere quest'ultimo, ed esse iniziarono infatti la conversione: sennonchè, accortosi che il pericolo maggiore era sull'Ourcq, il generalissimo tedesco emanò un contrordine e fece fare dietrofronte alla riserva; la quale, perduto un tempo prezioso in questo andirivieni, restò inutile a destra ed a sinistra — come il corpo di Drouet d'Erlon a Waterloo. Sapremo più tardi la verità su questo punto; rammentiamo per il momento che la vittoria delle Paludi di Saint-Gond fu dovuta in parte ad un generale d'origine italiana, il Grassetti, e che un altro italiano d'origine, il capitano di Saint-Bon, nipote del nostro ammiraglio, compì una eroica difesa a Lenharrée e vi trovò gloriosa morte.