II.

Con quest'arte, con questo stile Abele Hermant narra di Emma Valadier.

L'ospite, vedendo la giovanetta sempre pensierosa e triste, sospetta che abbia un secreto d'amore colpevole, ma non depone perciò l'idea, concepita fin dalle prime visite, di insidiarla; giudica anzi l'impresa tanto più facile se ella ha già avuto un amante. Ma quando si accinge a farle la sua brava dichiarazione, Emma gli butta le braccia al collo e scoppia in pianto, annunziando: «È morto!». Chi è morto?... «L'amico mio!...».

Era un compagno di studii, un futuro compagno d'arte. La guerra lo prese dei primi. «Non avremmo certamente fatto nulla di male se la guerra non fosse scoppiata. Ma il sabato, appena vidi il manifesto della mobilitazione, corsi da lui. Aveva un alloggetto in via Bergère. Mi aprì: naturalmente non teneva servitori. Da principio m'abbracciò e disse: — Vinceremo!... Gli risposi: — Oh, sì, cerio! E poi soggiunse: — Emma, potrà ben darsi che non tornerò più.... Allora gli risposi: — Fa' di me ciò che vuoi....»

Bisogna leggere nel testo tutta la pagina. A un tratto l'uscio si schiude «e il signor Valadier fece una brusca entrata, seguito dalla signora Valadier che lo tratteneva. Lo tratteneva almeno nella stanza attigua, ma dovette poi liberarlo sul passo dell'uscio, che è stretto; e una volta l'uscio passato, lo riagguantò per la falda della giacchetta. Non essendo armato, il signor Valadier non uccise nessuno e si contentò di fare un gesto di maledizione; poi s'inabissò nella poltrona che Emma gli aveva istintivamente ceduta, e si nascose il viso tra le mani. Io ero ben contento che la scena non volgesse al tragico, ma non potevo difendermi dal mandare al diavolo quel valentuomo che si disponeva a rammentarmi la Dionigia proprio nel momento in cui provavo la più sincera commozione ed ero a cento miglia dal teatro. Fortunatamente il repertorio del signor Valadier è diverso, ed egli sentì, al pari di me, come il Diderot fosse più di stagione che non Dumas figlio. Alzò lentamente la fronte ingombra. Il suo viso passò, per insensibili gradazioni, dall'espressione di una collera santa a quella della clemenza di Augusto. Il suo sguardo si rischiarò e divenne d'un'infinita dolcezza. Spalancò le braccia, Emma vi si precipitò, egli le richiuse intorno a lei, e non si udì altro, nella modesta cameretta dove il crepuscolo già discendeva, che un suono misericordioso di singhiozzi e di baci».

Questo è il secreto di Abele Hermant: una indovinatissima mescolanza di comico e di drammatico, la riproduzione integrale degli aspetti ridicoli e patetici dell'esistenza, con l'aggiunta di un commento che è, secondo i casi, e talvolta ad un tempo, umoristico e serio.

Il professore Valadier, parlando ora come Socrate ed ora come il Bonhomme Jadis, è un gran brav'uomo, un padre eccellente, un cittadino esemplare. Egli procedeva all'esame delle poche righe dei comunicati come un epigrafista studia le iscrizioni, come un insegnante di lettere pesa tutte le parole d'un vecchio testo venerabile. Mai una pagina di Virgilio, di Racine o di Bossuet fu sottoposta a simili prove. Arrivava sino a tentare certi spostamenti della punteggiatura che modificavano il senso della frase, o che gliene davano uno quando per caso non ne aveva. Si permetteva di tanto in tanto qualche appunto di natura grammaticale, ma non trovava da ridire circa lo stile; perchè, come lutti i buoni Francesi, approvava senz'altro quanto emana dal Governo.....» Dopo tante notizie angosciose, dopo tante speranze e tante delusioni, la lettura del bollettino che annunzia la battaglia della Marna gli procura uno scoppio di pianto. «Credo», dice, dopo avere abbracciato l'ospite, che sia una vittoria.... Lo disse a voce molto sommessa, come se avesse vergogna o paura della gran parola che proferiva. Io chinai il capo. Ero in preda anch'io ad un bizzarro sentimento di paura o di vergogna che non sapevo spiegare a me stesso. Credo bene che singhiozzassi anch'io. Non mi rammento....» Ed alla proposta di comperare una bottiglia di champagne per festeggiare l'avvenimento, Emma Valadier esclama candidamente: — Oh, no! Oggi non ne vale la pena, poichè è una vittoria vera».

Luciano Valadier, «il povero istrioncello fatuo e ridicolo», diventa un altr'uomo per virtù della guerra. Quando l'ospite apprende che lo hanno trasportato dal campo all'ambulanza, che è stato operato, che si tratta di cosa non lieve, corre a trovarlo. « — Dove sei ferito?... — Egli alzò le spalle, poi voltò la faccia contro il muro, e vidi e udii che singhiozzava. Ne fui spaventato. Lo supplicai di non lasciarmi più a lungo in quell'ansia mortale. Egli rivoltò il viso dalla mia parte e disse con tono furibondo: — Non sono ferito, m'hanno operato d'appendicite otto giorni addietro; non mi sono sentito di scriverlo alla mamma.... — Sciocco! — esclamai. Egli scoppiò di nuovo in singulti, ed io non potei frenare una risata. — Via! gli dissi; non è cosa che disonori! Perchè piangi?... — Egli rispose, interrottamente: — Non capisci.... non capisci che ne ho ancora per una quindicina di giorni.... e che poi.... poi vogliono darmi una licenza di due mesi.... Due mesi e quindici giorni!... Allora.... di qui ad allora la guerra sarà finita!... — Ma no, piccino mio, che la guerra non sarà finita di qui a due mesi!... — Mi afferrò allora per il collo e si mise a piangere sulla mia spalla. Ripeteva continuamente: — Mi giuri?... Giuralo!... Giurami che non sarà finita!... — Gli giurai che la guerra non sarebbe finita tra due mesi, lo cullai come un bambino e lo guardai con ammirazione. Non ridevo più....»

Con una mano altrettanto leggera, ma non meno sicura, è sfiorato l'argomento della fede. Il professore Valadier, «anticlericale della più bell'acqua, nei suoi verdi anni, obbedì alla velleità di credere in sull'inizio delle ostilità; ma ora non crede più, col pretesto che la guerra dura troppo e che per conseguenza il buon Dio non c'è; inoltre, la neutralità della Santa Sede lo sdegna, ed ecco insemina un convertito la cui conversione non è durata sei mesi». Ma quantunque appartenga ad una generazione di uomini «che sono nemici personali del miracolo», egli esclama: «Fu miracolo!» quando considera come Parigi restò salva dell'invasione teutonica.... Suo figlio, come tutti i soldati, non parla del futuro senza avvertire: «Se Dio mi dà vita», e l'osservatore commenta finissimamente: «Coloro che vanno a battersi diventano volentieri superstiziosi; sarebbe un torto rimproverar loro questa debolezza, mentre è tollerata nei giocatori....», e quando Emma, avendo potuto vedere un'ultima volta il suo diletto, esclama, all'opposto del padre: «C'è pure il buon Dio» e quando il signor Valadier spera nell'intercessione della Vergine per la salvezza del figlio, l'umorista non commenta più.