SCENA IX.

Mènecle e Cròbilo.

Cròb. (comicamente, a parte) (Che tenerezze!) (a Mènecle) Non si può dire che tra marito e moglie sprechiate eccessivamente il fiato... Vi parlate sempre così?

Mèn. Quasi sempre.

Cròb. Non vi anderà giù la voce. E, dimmi, il giorno che l'hai sposata, l'hai almeno avvertita delle tue abitudini di... eloquenza domestica?...

Mèn. Non ci ho pensato.

Cròb. Eppure, scusa sai, ma mi sembra... era forse il caso di pensarci... essendo tu quel galantuomo che sei... che tutta Atene conosce...

Mèn. (vivissimo) E chi, chi ti dice ch'io non lo sia?...

Cròb. Lo sei! lo sei! per Ercole! l'han fino scritto col carbone sui pilastri del Ceràmico...[145] Appunto...

Mèn. Appunto... se si è galantuomini e si è fatta una minchioneria, non si seguita a sospirarne tutto l'anno e ingrassarci sopra... (parlando, fissa l'occhio su Cròbilo)... Si fa di meglio... Ci si ripara...

Cròb. Eh?

Mèn. (energicamente incalzando) Altrimenti sui pilastri del Ceràmico potrebbero scrivere... di me... o di te... anche questo: Mènecle... o Cròbilo, il tal giorno è stato un imbecille... e adesso ci trova il tornaconto a rimanerlo... E questo, per mio conto, non voglio che lo si dica... non voglio... intendi...

Cròb. Intendo un bel niente.

Mèn. Intenderai con comodo.

Cròb. Quando?

Mèn. Prima della luna nuova.

Dette queste parole appoggiandovi sopra con accento vibrato, s'avvia ad uscire.

Cròb. (Che diamine sta mulinando?) Te ne vai?...

Mèn. Ho da fare... alla cancelleria dell'Arconte. (si fruga indosso cercando qualcosa che non trova) (Dove l'ho messa?) (torna verso Cròbilo) Però ti avverto di una cosa. Sai che Aglae per via di madre vien dalla famiglia dei Brìtidi;[146] io per via di padre dagli Almeònidi...

Cròb. Lo so...

Mèn. Il padre suo poi era cugino di Cimone, la madre mia cugina di Pericle: il suo proavo paterno combattè insiem col mio a Salamìna... le linee laterali si estinsero...

Cròb. (lo guarda stupìto, senza comprendere) Eh?...

Mèn. Era solo per dirti che le nostre genealogie rispettive sono perfettamente in chiaro: e non c'è pericolo che ci spuntino intorno cugini nuovi, come i funghi sui fusti delle piante...

Cròb. E così?

Mèn. E così... io non sono il vecchio Fràstore che fece giudizio senza suo merito: io sono Mènecle, che so far giudizio da me — e il merito sarà mio — tutto mio: — e non occorreranno cugini in ritardo (lo fissa in volto) che abbiano bisogno di sbarazzarsi di qualche moglie avanzata dal diluvio di Deucalione. E se i vecchi stanno male con le giovani, i giovani che han le vecchie... se le tengano!... (lo saluta e se ne va: durante l'ultima parlata, Mènecle ha continuato a frugarsi in dosso: nell'andarsene, fruga sempre e borbotta fra sè) (Dove l'ho messa, per Ercole!... Ah... che l'abbia lasciata là...) (s'avvia, poi torna bruscamente verso Cròbilo e gli ripete battendogli sulla spalla) I giovani che han le vecchie... se le tengano!... (borbottando sempre esce).