SCENA V.
Dette e Fania.
Fania (entrando) Oh sorellina!... Crìside!...
Agl. (cortesemente canzonatoria) Oh fratellino!... Che miracolo!... Dopo un mese! Qualche buon genio m'ha fatto uno sternuto!...[109]
Fan. Cara Aglae... perdona... sai... tanti affari...
Agl. (guardando maliziosamente Crìside) Sappiamo!... sappiamo!...
Crìs. Fania!...
Fan. (ad Aglae) Come stai? Come sta Mènecle?
Agl. Grazie. Benissimo.
Fan. (a Crìside) E tu... così... sei scappata via... senza dirmi niente... brava!...
Crìs. Non la finivi mai...
Agl. Via... non rimproverarla...
Fan. Oh no, ma... (a Crìside, serio) Ma ero ben buono io d'accompagnarti...
Crìs. Già... per il gran viaggio da porta Ceràmica a venir qui...
Fan. (con paternale serio-amorevole) Non è per questo... ma una moglie giovane non istà bene uscir per Atene in visite senza il marito...[110] n'è vero, Aglae?
Crìs. (con civetteria, parlando ad Aglae) E il marito correr dietro a tutti i passi della moglie come un can segugio di Laconia dietro l'orma della lepre... n'è vero, Aglae, che non istà bene neppur questo?
Agl. (con serietà comica) A meno che la lepre sia contenta...
Crìs. (brusca, con civetteria) Oh questo poi!...
Fan. Crìside!...
Crìs. Zitto là!... per Aglàuro! Siam le nipoti di Teseo...[111] e non siam le schiave dei mariti... noi...
Fan. (sorridente) Lo si vede! Però Solone, veramente ha disposto che la brava moglie ateniese dovrebbe star sotto al marito...
Crìs. (rifacendogli la voce) E Temistocle, ateniese, stava sotto alla moglie,[112] eppure sconfisse i Persiani... ed era quel Temistocle che era...
Agl. (a parte, li guarda sospirando) Eh! almeno loro si divertono!...
Crìs. ... e mio marito Fania, se fossero verità tutte quelle bugie che mi dice, dovrebbe imparare dal vincitore di Salamina...
Agl. Come si sconfiggono i Persiani?
Crìs. No... come si trattano le mogli. Essere forti contro gli uomini... bel merito!... Essere deboli con noi... quello è il bello!
Agl. (a Crìside) Veramente, sai, mi pare che un po' di Temistocle abbia già imparato...
Crìs. (con civetteria stizzosa) Oh, non abbastanza!... E poi un bravo marito dovrebbe essere anche un bravo fratello... (abbraccia affettuosamente Aglae) e io non voglio, sai, che egli ti trascuri... povera Aglae!... E s'egli ti trascura ancora, io trascurerò lui!... Guardala, Fania, che ciera triste!... (tenendola abbracciata) Oh tuo padre... vostro padre... sia pace alla sua ombra... ma ha avuto un gran torto verso te...
Agl. (con voce di rimprovero) Crìside!
(Fania, alle parole di Crìside, si tira pensieroso e serio in disparte).
Crìs. Oh, le due dee mi guardino dal dir ingiuria alla sua memoria... Epònimo fu prode e virtuoso, ma sbaglia tante volte su nell'Olimpo Giove, sbagliano anche sulla terra i virtuosi... ed Epònimo (si guarda intorno) — Mènecle non c'è — non fu previdente pel tuo destino... Se egli che ti amava tanto, tornasse dagli Elisi...
Agl. Se tornasse dagli Elisi, vedrebbe che Aglae non chiede e non ha alla sua memoria verun conto da chiedere. (con voce incisiva, a Fania) N'è vero, Fania? (Fania non risponde, e rimane in disparte, pensieroso, a testa china) Mio padre mi affidava, morendo, all'uomo che gli salvò in campo la vita, lo riscattò dalla prigionia di guerra, lo soccorse nella povertà, raccolse il suo ultimo sospiro. Se affidandomi a Mènecle ha consultato il suo cuore, mio padre ha compiuto il debito suo...
Crìs. (seria, fissando Fania) E allora gli altri non han compiuto il loro...
Agl. E perchè? Mènecle, oltre amico, era il solo lontano congiunto che la legge chiamasse a sposar l'orfana... o farle la dote.[113] S'egli non trovò altri degni di me, osservando la legge, Mènecle ha compiuto l'ufficio suo... Non ho ragione, Fania?
Crìs. Già, la legge!... È bello osservar la legge, per iscaldarsi le mani fredde al sole di sedici primavere!...
Fan. No, no, Crìside, ha ragione Aglae. Sono io forse, che il mio ufficio di fratello, nel dar l'assenso, non l'ho compiuto...[114]
Crìs. (a Fan.) Già... lo sapevo... brutto egoista!... Per te però ci hai ben pensato.
Fan. Oh Crìside, ti giuro...
Crìs. (dandogli sulla voce) Zitto là! ne discorreremo. (ad Aglae, con voce affettuosa) Ma dimmi un po'... almeno Mènecle...
Agl. Oh... Mènecle... non ho niente a ridire. Fa quello che è in lui...
Crìs. Quello ch'è in lui!... Non è molto!...
Agl. Ci vediamo del resto, da qualche tempo in qua, così poco... Adesso poi, tra gli affari della Eliea e quei di Tebe, ancora meno...
Crìs. Per cui... sempre sola?...
Agl. Sola.
Crìs. E il tuo cuore?
Agl. È tranquillo.
Crìs. La tua mente?
Agl. Riposa.
Crìs. I sensi?
Agl. (vivissima, nervosa) Dormono.
Crìs. (alzandosi) Ebbene... alla tua età... con queste belle giornate... con questo sole... io non dormirei...
Agl. Perchè Fania ti sveglia... me l'hai detto.
Crìs. (a Fania, sottovoce) Meriteresti, per l'aurea Venere, che invece di me, ti avessero dato in moglie la vecchia Mìrtala! Provar un po' anche tu... che gusto!...
Fan. Zitta!... (si sente di dentro la voce di Cròbilo) È qui suo marito...