SCENA V.

Mènecle e Tratta.

Mèn. Alle corte. E bada a non mentire. Da quanto tempo fai questo ufficio di... Iride messaggiera?

Tr. Che le Furie mi portino via, se non è questa soltanto la seconda volta.

Mèn. Ah!... (frenandosi) E quando... la prima?

Tr. L'altro ieri.

Mèn. (Il cuore me lo diceva!) E, n'è vero... da Cròbilo?

Tr. Sì, padrone.

Mèn. E Aglae t'avrà detto di non dir nulla...

Tr. Oh no! niente la mi disse...

Mèn. Ed ora da Cròbilo ci tornavi...

Tr. No, no, padrone...

Mèn. Come no? Questo foglio non lo portavi a Cròbilo?

Tr. No.

Mèn. Neghi ancora? A chi dunque, sfacciata? O confessa, o...

Tr. A Elèo.

Mèn. (balzando di sorpresa) Elèo?!! Eh? O quanti ne ha? Elèo?... (lunga pausa. Mènecle si passa la mano sulla fronte, guarda la vecchia, guarda il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo, s'arresta ancora) No... no... tu menti... non è possibile!

Tr. Buttami dalla torre del Ceràmico[207] se non è vero che ad Elèo lo portavo...

Mèn. (con accento lungo, doloroso) Anche Elèo!... (si copre, angosciato, delle mani il volto: poi, cupo, a Tratta) Va. Più tardi con te aggiusteremo i conti... Blèpo!... (a Blèpo che si affaccia) Tieni costei sotto custodia!...

Tr. Venere santa!

Bl. Non temere... (trascinandola via) Venere ti ascolterà... Io attentare al tuo onore!... (escono continuando la vecchia a lamentarsi e Blèpo a sermoneggiarla).