SCENA VII.

Mènecle, Blèpo e Tratta.

Mèn. (a Blèpo) Conduci qua la vecchia. (Blèpo esce) Questa lettera a ogni modo è troppo bella e merita che Elèo la veda! Queste cose... a quell'età... fanno bene!... educano il cuore dei giovani!...

Bl. (di dentro) Coraggio! che il padrone è allegro! Tergi l'amaro pianto!...

Tr. (ancora piagnucolosa) Oh mio buon padrone...

Mèn. Non tante smorfie... Riprendi questa lettera e riportala al suo destino. E Aglae non sappia che m'hai parlato.[208]

Tr. Sì, sì, padrone!

Bl. (a lei che se ne va, nell'uscire assieme) Vedi? «dopo le nubi — nella reggia d'Admeto il sol risplende...»

Tr. (a Blèpo nell'andarsene) Lo vedi se ero innocente, o birbante?...

Bl. (fingendo indignarsi, con posa tragi-comica) Fanciulla!...

Tr. Faccia da gufo!...

Bl. Vezzosa Venere!... io attentare al tuo seno!... (vanno via bisticciandosi, la vecchia collerica e Blèpo gravemente canzonatorio).