SCENA X.
Mènecle, Mìrtala e Blèpo.
Bl. Padrone. C'è qui Mìrtala, la moglie di Cròbilo Colonèo.
Mèn. Uh, quella seccatura! Anche oggi! Di me o di Aglae cerca?...
Blèpo. Non so.
Mèn. Bravo asino!...
Bl. (dalla soglia, impassibile) Padrone!...
Mèn. Eh?...
Bl. Poco fa m'hai detto savio.
Mèn. Ho sbagliato. Falla entrare.
Bl. (nell'uscire per introdur Mìrtala, borbotta sentenziosamente fra sè) Essere l'uno... o essere l'altro!...
Mèn. Cosa vuole questa vecchia chiacchierona!
Mìrt. (entra affannata, frettolosa) Buon dì, Mènecle!...
Mèn. (andandole incontro) Giove ti salvi! (Mìrt. è imbarazzata: getta attorno occhiate inquiete, sembra aver qualcosa sull'animo) Della mia Aglae cercavi? Neh, (a Blèpo ch'è rimasto sulla soglia) Blèpo, conducila. (a Mìrtala) Ti vedrà tanto volentieri. È là nelle sue stanze...
Mìrt. Sola?
Mèn. Soletta.
Mìrt. E non l'hai ancora visto... stamattina...?
Mèn. Chi?...
Mìrt. Lui... mio marito...
Mèn. Da ieri non l'ho visto...
Mìrt. Credevo fosse qui...
Mèn. T'aveva detto che veniva?
Mìrt. No... ma...
(Rimane colla parola sospesa: è visibilmente imbarazzata, agitatissima).
Mèn. Che c'è?
Mìrt. Oh Mènecle!
(Rompe in uno scoppio di pianto e gli casca abbandonata nelle braccia).
Mèn. (trasecolato) (Anche questa! Preferivo l'altra!... Però adesso il quadro è... più intonato).
Bl. (avanzandosi, serio, impassibile, a fianco di Mènecle che non l'ha veduto, e che sostiene nelle braccia la vecchia piagnucolante) Padrone... consolala!
Mèn. (collerico, voltandosi, in vederlo) Tu qui ancora?...
Bl. Vado, vado... (avanti andarsene, gli ripete con accento comico di preghiera) Consolala! (declamando) «Soave è amor, ma troppo acerba cosa!» lo dice Euripide nell'Ippolito[188].
Mèn. (minaccioso, con la vecchia piangente sempre su le braccia) Te lo do io ora l'Euripide.
Bl. (tranquillo, grave) Vado, vado.
Mìrt. (singhiozzando) Ah, Mènecle, quanto sono infelice!...
Mèn. (Anche lei! Sono il consolatore universale!...)
Bl. (dalla soglia, guardando i due, con far sentenzioso) Ha ragione Eschilo:
Empie i letti di pianto amor di sposa
E fa che dolor aspro il cor le stringa,
Poichè il marito la moglie bramosa
Ahi, disertando, la lasciò solinga[189].
(Mènecle voltandosi, lo vede lì ancora, gli getta un'occhiata minacciosa. Blèpo dall'uscio, sempre tranquillo e grave) Vado! vado!
(Esce, seguitando a declamare, con aria drammatica «Ahi, disertando, la lasciò solinga...»).