IN CORPO DI GUARDIA

(A GIACINTO GALLINA)

È la sera.—Nei lunghi corridoi
E nei vasti cortili
Passeggiano i soldati.
Ognun favella dei päesi suoi
E dei volti gentili
Che al villaggio ha lasciati.
Si canta, si schiamazza, si riaccende
La pipa.

In fondo agli anditi risplende
La lucerna notturna, la facella
Che veglierà di dentro,
Mentre veglia di fuor la sentinella.

Quanti giovani ardenti!
Menenio Agrippa ha detto
Che le nazion son uomini viventi;
Chi ne forma la testa
E chi ne forma il petto,
Chi le braccia e chi il ventre; ed a me pare
Che l'esercito sia
Il giovin sangue della patria mia.

Tramonteranno i giorni in cui le spade
Scintilleranno ai rai del sole.—Allora
Questi soldati di varie contrade
Saluteranno la novella aurora;
Rivedranno le madri e, l'ire spente,
Muteranno l'acciaio dei fucili
Nei miti aràtri; e obliando la guerra,
Feconderan la terra
Della loro vallata sorridente.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I trombettieri sono usciti.—È l'ora
In cui debbo a sonar la ritirata;
E una folla di gente entusiasmata
Si farà ad essi attorno,
E udrà gli squilli acuti e le cadenze
Che usciran dalle trombe luccicanti;
E seguirà, con fervide movenze,
I soldati che tornano al quartiere.

Poi cesserà il clamor degli abitanti;
Moriran le canzoni
E moriranno delle trombe i suoni;
Scenderà sui cortili e nelle stanze
Un silenzio solenne;
E l'ombra romperà dei corridoi
La lucerna notturna, la facella
Che veglierà di dentro,
Mentre veglia di fuor la sentinella.

Quartiere San Filippo, Milano, agosto 1876.