VI.
Fuori,
Nell'aperta campagna,—il grillo allegramente
Trillò ancor. Mastro Spaghi—sospirò nuovamente.
* * * * *
"Poveri grilli! Povere—bestiole liete! Quante
"N'ho ammazzate!… Di Rita—ero allora l'amante!
"La notte, quando tutti—dormivano, soletto
"Io m'aggiravo intorno—alla quercia ed al tetto,
"Spiando la finestra—dove Rita dormiva.
"Talora ella l'apriva,—ma quando non l'apriva
"Che fare in mezzo ai monti—aspettandola?—Un poco
"Sedea sull'erba e il guardo—alzavo al cielo. Il fioco
"Lume degli astri piovere—sentia nelle pupille!
"Oh! Quanti dolci fascini—han le notti tranquille!
"Poi dagli steli, madidi—di rugiada, sul volto
"Mi balzava un insetto.—Io ghermivo lo stolto…
"Era un grillo; io grattavo—il suo ventre, per fare
"Che il povero piccino—avesse a strimpellare
"Qualche rullo di note—che svegliassero Rita…
"Ma la bestiola in mano—mi moriva sfinita!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
"Oh!… Sta a veder ch'io piango—perchè ho ucciso dei grilli!
"Per Dio! Strozzai tanti uomini—ed ho i sonni tranquilli!"