SCENA II
FULVIA, RITA, MINIO, CECA.
FULVIA. Caminiamo, Rita, ché l'è notte.
RITA. Vostro danno! Perché non siamo andate piú a bon'otta?
FULVIA. Non te ll'ho io detto? per non m'imbattere in Curzio, ch'io non volevo che me cci vedessi entrare.
RITA. Madonna, ecco la porta. Aspettate, ch'io pichiarò.
FULVIA. Sí, de grazia.
RITA. Idio ci aiuti. Tic, toc.
MINIO. Chi è lá?
RITA. Amici. Simo noi.
MINIO. E chi sète voi?
RITA. Siamo quelle donne. Ècci madonna Iulia in casa?
MINIO. Si, è. Aspettate, ch'io la chiamarò.
RITA. Orsú! Va' presto e spácciati.
FULVIA. Che te ha detto?
RITA. Ho parlato col figliuolo. Adesso fará l'imbasciata.
FULVIA. Acòstameti qui, ché non paia ch'io stia sola.
CECA. Chi è quella che vole madonna?
RITA. Siamo noi. Oh Ceca!
CECA. Perché non entrate, che l'è aperto?
FULVIA. E che ne sapemo noi?
CECA. Dio vel perdoni. Che bisogna che voi pichiate, che sète patrona de ogni cosa?
FULVIA. Per grazia de madonna Iulia, non perché noi lo meritiamo.
RITA. Andate lá sú e pregamo Dio che ce la mandi buona.