SCENA VII
PRUDENZIO, MASTRO ANTONIO, LUZIO, MALFATTO, RUFINO.
PRUDENZIO. Non avete ancora accordato quel vostro instrumento?
MASTRO ANTONIO. Misier sí. Andemo pur lá.
PRUDENZIO. Dove domino è questo nostro discipulo? A chi dico io? Oh
Malfatto!
MALFATTO. Che volete?
PRUDENZIO. Vieni qua e fa' che animadverti.
MALFATTO. La berta me la date voi, alla fé.
PRUDENZIO. Taci. Va' e chiama quel pincerna.
MALFATTO. Che pincio volete?
PRUDENZIO. Luzio, Luzio. Dove è?
MALFATTO. È qua dentro.
PRUDENZIO. Be', dilli che venga qua de fuori.
MASTRO ANTONIO. Questo sè un bel fante per la Vostra Signoria!
MALFATTO. Mastro, io credo che lui non ce vorrá venire.
PRUDENZIO. Fa' quello ch'io ti dico e non voler indovinare.
MALFATTO. Io non indovino; ma voi vederete che lui non ce verrá.
PRUDENZIO. E pur lí torni, temerario insolente!
MALFATTO. Orsú! Vederete che sará come ho ditto noi.
MASTRO ANTONIO. Oh che gran piegora sè questa!
PRUDENZIO. Iuro, per Deum, ch'io non voglio piú che me stanzi in casa, ché l'è un morbo quotidiano.
LUZIO. Bona sera, magister.
MALFATTO. E io ancora bona sera.
PRUDENZIO. Tórnate dentro, tu; e fa' che non eschi di quello agniporto, se non vòi ch'io te…
MALFATTO. Non me bravate almanco.
PRUDENZIO. Tu nol credi che ti farò respondere con minor rigore che non fai? Spidisciti. Vanne de sopra.
MALFATTO. De sopra a chi volete ch'io vada? a voi o a questo compagno?
LUZIO. A me pur no.
PRUDENZIO. Va'; e serra quella porta, dico.
MALFATTO. Cosí?
PRUDENZIO. Va' prima dentro tu.
MALFATTO. Orsú! Basta. Non volete che venga con voi, ma io me nne voglio andare alla finestra.
MASTRO ANTONIO. Oh! cosí, fradello; va' presto.
PRUDENZIO. Questo insolente par che se burli di ciò che gli dicemo.
MASTRO ANTONIO. Andemo, mistro, ché sè tardo.
PRUDENZIO. Non avemo de andar piú innanzi. Sonate un poco el vostro liuto.
MASTRO ANTONIO. Sí, sí; lassate el cargo a mi. Trin, trin.
PRUDENZIO. Oh bono! oh bono! Cantate alquanto.
MALFATTO. So' ben qua, sí. Ve vego bene, sí.
MASTRO ANTONIO. Questo canto non sè troppo bono.
MALFATTO. Sto alla finestra. Oh Luzio! Non me senti, eh?
MASTRO ANTONIO. A dirò ben una canzona, s'el ve piase.
PRUDENZIO. Ve restarò con vinculo perpetuo de obligazione astretto.
MALFATTO. Voi non respondete? So' ben io, sí.
MASTRO ANTONIO.
Mi sé tanto innamorao in sta donna mia vicina, che me dá gran disciplina, che me vedo desperao. Gnao, gno, gao, gnao. Mi sè tanto innamorao.
MALFATTO. Voglio cantar io ancora. Gao, gnao, gao, gao, misser sí.
MASTRO ANTONIO. Oh! fa' si che tasa quel zotarello.
PRUDENZIO. S'io vengo lá sú…
MALFATTO. E come ce verrete, che la porta è serrata?
PRUDENZIO. Tu vederai se noi la apriremo poi.
MALFATTO. O provateci un poco.
PRUDENZIO. Per lo amor de Dio, sta' cheto.
MALFATTO. Son contento, sú!
MASTRO ANTONIO. Volete che canti piú?
PRUDENZIO. Non piú voi, per adesso, no; lassate canere a questo nostro discipulo. Di' sú, tu: spácciati.
MALFATTO. I' non posso stare cheto. Io voglio parlare. Che cosa fate?
Olá!
LUZIO.
O quam puellarum pulcherrima tempore certe. Sis nostro liceat mi sequerere mei, heu.
MALFATTO. Oh! te dia Dio!
LUZIO.
Heu miurum miserum nihil mea carmina curas. Me mori cogis nempe profecto quidem.
MASTRO ANTONIO. Ancora sè piú? Oh! vo' siu piú doto d'Orlando.
LUZIO.
Parcere subiectis, quod cadunt alba ligustra: amen dico tibi certa rede coco.
MASTRO ANTONIO. Oh bono! oh bono! Hali composti la Magnificenzia Vostra questi strambotti?
PRUDENZIO. Al commando della Signoria Vostra.
MASTRO ANTONIO. Voi site lo primo omo del mondo.
PRUDENZIO. Per grazia vostra, non che lo meritiamo.
MALFATTO. So' stato a cacare, veh, Luzio! Adesso so' revenuto.
PRUDENZIO. Sonate, ché volemo cantare ancor noi.
MASTRO ANTONIO. Volete questa? Trin, trin, trin.
MALFATTO. Non me vòi respondere, eh, Luzio? Basta.
LUZIO. E sta' cheto, se vòi.
MALFATTO. Voglio cantare io ancora.
Afatte alla finestra dello muro e mostrame lo pertuso dello…
PRUDENZIO. Tristo sciagurato! S'io trovo un lapide….
RUFINO. Che sí che ve farò andar a cantare altrove?
MASTRO ANTONIO. Cancaro! Che tira i sassi?
MALFATTO. Ah! ah! Fate alle sassate, eh?
PRUDENZIO. Quid est? che cosa è questo?
MASTRO ANTONIO. Vedete che ne tragono.
RUFINO. Diavolo coglili!
PRUDENZIO. Fateve in qua, come dice el barbato Catone: «Rumores fuge».
MASTRO ANTONIO. Pel corpo mio, che m'ha sfracassao el liuto.
PRUDENZIO. Oh! tedet mihi. A questo modo se trattano li omini nelle vie publiche che stanno a pernoctare in gaudio, eh, latroni insolenti?
RUFINO. Aspettate un poco.
PRUDENZIO. Ah cane villatico! Latri da longa con li lapidi, eh?
Trucidatore publico! pusillanimo!
MASTRO ANTONIO. Vo' tornarme indrio aziò non me daga qualche botta nel cavo.
MALFATTO. Vedete mò che starete de fora.
PRUDENZIO. Ah ribaldo! Vieni a oprire.
MALFATTO. Non ce voglio venir, adesso.
RUFINO. Domino che non ne coglia qualcuno!
PRUDENZIO. Oimè! oimè! Vieni a opri, sciagurato!
MALFATTO. Non ce voglio venire perché non dite da vero.
PRUDENZIO. Sí, dico, alla fede.
MALFATTO. E io dico de no; ché me date la baia.
PRUDENZIO. Alla fé, che, se tu non vieni a oprire, ch'io te farò el piú tristo uomo di Roma.
MALFATTO. Ecco, sú: ma sto incorato de non ci venire.
MASTRO ANTONIO. Mistro, pagheme el liuto, ché me lo avete fatto rompere.
PRUDENZIO. Non ne voglio se non quanto me dannará el rigore della inviolabile iustizia.
MASTRO ANTONIO. Mi no ghe so tante cose. Dico che me lo paghé, ché sè el dovere. E no guardé che mi sia vecchio, ché me farò ammazzare per el mio.
PRUDENZIO. De grazia, non ce bravate.
MASTRO ANTONIO. Tant'è: mi digo che son vegnuo a dar piasere a Vostra
Magnificenzia e no vorria me ne vegnissi danno.
PRUDENZIO. Tu hai el torto.
MASTRO ANTONIO. No sè questa la via de pagarmelo.
MALFATTO. Ché non entrate? Adesso non avete prescia, eh?
MASTRO ANTONIO. Per la fé mia, che prima me darí el pegno.
MALFATTO. Dice el vero. Dateli un pugno.
PRUDENZIO. Audi, fili mi e fratello cordiale.
MASTRO ANTONIO. Mi no voio tante feste, digo.
PRUDENZIO. Non me andate, de grazia, tentando de pazienzia; ché, se ci revoltaremo, vi parerá che non è necessario de stare a vociferare qui come un demente.
MASTRO ANTONIO. Mentite pur vu; e, se no me paghé, farò…
PRUDENZIO. Odite. Non entriamo in su le parole altercatorie. Parlate equamente, e basta.
MALFATTO. Sta' a vedere che faremo alle pugna.
MASTRO ANTONIO. Vegní qua, digo: ché, se me guardi Dio, no fuziré in casa.
PRUDENZIO. Aspetta parumper. Luzio, va' correndo; e portame la scuriata, ch'i par nostri non sono per intrare in palestra con li baiuli.
MASTRO ANTONIO. Che balestre, che balestre, vecchio pazzo!
MALFATTO. Oh! cosí fate! Mò ve voglio bene, io.
PRUDENZIO. A questo modo, mastro Antonio? che ve ho amato da patre!
MALFATTO. Mastro, strappateli la barba.
PRUDENZIO. Aiuta qua, Malfatto.
MASTRO ANTONIO. I' no posso piú.
MALFATTO. Sí! Non me aiutate, quando fo alle pugna io.
MASTRO ANTONIO. A son fatigao troppo. Ove domino e' sè la bretta?
MALFATTO. Tirateve sú le brache, mastro.
PRUDENZIO. Nunquam, mai, edepol, me aria imaginato questo. Ma vanne dentro, tu; e portame quello ense.
MALFATTO. Dove?
PRUDENZIO. Per la machera.
MALFATTO. Misser sí, farete molto bene.
PRUDENZIO. E portame el clipeo ancora. Oh Luzio!
LUZIO. Che volete?
PRUDENZIO. Portame el clipeo e la machera nostra.
LUZIO. Misser sí!
MASTRO ANTONIO. Lagame andar con Dio.
PRUDENZIO. Te nne vai, eh? vecchio insano, pedicatore, mentuloso, inrumatore pieno di marisce! A questo modo alli uomini stipendiati dal Gimnasio romano, eh? Non curare, predone, depopulatore e turbatore della quiete nostra!
MALFATTO. Se nne è fugito, mastro, ché ha avuto paura. Ma avete relevato voi.
PRUDENZIO. Questa è la retribuzione che ci rendi, eh? adultero, mèco!
MALFATTO. Alla fé, mastro, che avete cantato molto bene, questa sera.
LUZIO. Ecco qua: tenete.
PRUDENZIO. Ah scevo uomo! latrina fetida! Te farò vedere se un par tuo, inquilino, agricola, incola et accola, transfuga della patria sua, uso andare famulando e rusticando per li tuguri alieni resarcendo el ventre fetido e exausto, debbia un par nostro, òrto nella cittá romulea, soppeditare, inmemore delli suffragi ricevuti nella nostra mansione.
MALFATTO. Ché non pigliate quella spada e correteli dereto? ch'io ve cci voglio lassar andare.
LUZIO. Se nne è andato. Non ce è, no, mastro.
PRUDENZIO. Non si curi! So bene che non ospitará piú in casa nostra.
MALFATTO. Meglio andamo a dormire, ché se cce passará questa stizza.
PRUDENZIO. Non me romper la testa.
MALFATTO. Che so io? Lo dico perché potrete cantare ancora domani a sera.
PRUDENZIO. Taci, se non vòi ch'io ti trasverberi con quell'ense.