II.
— Codesto berretto — continuai, — sia esso veramente formato colla pelle d'un lupo, o con quella d'altri animali che gli somiglino, non divenne già sì comune per semplice volontà della moda, come alcuna di voi, belle donne, potrebbe credere. Esso è una specie di trofeo, nè più nè meno com'è stata per Ercole la pelle del lione Nemèo. Vi fu un tempo, m'ha detto il mio pescatore, che nessun Istriano avrebbe potuto ornarsi di quel berretto, senza essersene procacciata la pelle col proprio valore, purgando la penisola istriana d'alcuna di quelle belve. Sapete che i lupi sono ancora abbastanza frequenti nell'Istria, e udii raccontare di certe caccie solenni e strepitose, a cui prendevano parte tutti i cacciatori di queste terre: i quali cominciavano a battere il paese dalla radice del monte maggiore, avanzandosi grado a grado verso il mezzodì come in linea di battaglia non interrotta, finchè, ricacciati codesti voraci animali all'estremità del capo promontore, ne facevano una vera carneficina. Fino a memoria del mio vecchio istorico, l'aver ammazzato un lupo, vuoi con una palla di moschetto ben aggiustato, vuoi con un colpo di randello, era una specie di vanto patriottico fra' pastori, e chi non avesse avuto intorno alla fronte codesta spoglia, testimonio irrefragabile del proprio coraggio, non poteva nè anche sperar fortuna in amore. In quell'epoca, o gentili donne, il coraggio era ancora un requisito necessario per ottenere i vostri favori. Il Morlacco non era reputato degno della sua sposa se non la rapiva dalla casa paterna: e nelle cerimonie nuziali di quella stirpe c'è ancora un simulacro di battaglia che ricorda quell'uso.
Ivo Milovich era un antico proavo della famiglia del pescatore sopra lodato. Egli non m'ha detto l'epoca in cui fiorì: ma da certi miei dati, mi azzardo a conchiudere che saranno presso a poco due secoli. Del resto mi riservo ad accertare la data ogni qual volta fosse per sorgerne un dubbio. Figlio unico di donna veneziana, avea ricevuto nascendo l'indole dolce e timida della madre, la quale educata a Venezia, al solo nome d'un lupo, tremava tutta come se n'avesse avuto il morso alla gola. Siccome da bambino egli era un po' troppo vispo e bizzarro, la madre non avea miglior mezzo a farlo star cheto che minacciarlo del lupo: di che il giovanetto, come suole accadere, n'ebbe a ricevere una impressione sì forte nella tenera fantasia, che impallidiva ogni qual volta sentisse parlare di lupi. I suoi compagni, senza pietà per questi involontari movimenti dell'immaginazione, si divertivano alle sue spalle e lo spaventavano spesso, appostandosi la notte dov'ei doveva passare, e urlandogli dietro come sogliono i lupi. Il povero Ivo era un vero tribolatello: ei non capitava mai un po' mal disposto della salute in una brigata d'amici che alcuno, e spesso per maggiore strazio una donna, non gli chiedesse: — Che hai, Ivo, che mi sei sì basito? Hai visto il lupo? — E a queste parole si levava un riso a cui non c'era risposta.