II.
Questo vuol dire che aveva amato: nè voglio farvi mistero di una circostanza che avea profondamente influito sul suo carattere. Gentilina avea accarezzato fin dai primi anni una secreta speranza di unirsi in matrimonio ad un altro giovane del paese che le pareva fatto per la propria felicità. Dal canto suo Gustavo non avea per lei minor affezione; anzi i loro cuori s'erano intesi in quel primo crepuscolo del sentimento, quando le anime non hanno mestieri della parola per aprirsi alla vita d'amore. Pari d'età, di condizione, di nascita, sembrava non vi dovesse essere ostacolo alla loro unione: ma un importuno litigio avea messa tanta ruggine nell'animo dei loro vecchi parenti, che improvvisamente fu troncata qualunque relazione fra le due famiglie, e ingiunto ai due sventurati giovani di non vedersi e di non parlarsi mai più sotto pena della paterna maledizione. Vi lascio pensare le lagrime, le preghiere, la disperazione dei due disgraziati, che mai non avevano creduto di amarsi tanto, come allora che l'amarsi diveniva quasi un delitto. Dall'una parte e dall'altra non furono risparmiati i mezzi più validi per riconciliare i due vecchi irritati: il parroco, le persone più autorevoli del luogo aveano esaurito invano i loro consigli: non si vedeva più nessuna possibilità di rappacificarli, tanto più che non mancarono i soliti mali uffici indiretti, le solite lagnanze riferite perfidamente dai maligni che godono del male altrui, mentre sembrano intenti a predicare la pace. Ogni giorno portava nuova esca all'avversione, all'odio reciproco. Le cose giunsero a tale che gli amici più non osavano proferire il nome d'una famiglia in presenza d'alcuno individuo dell'altra. Gustavo tempestava, sciupava denari, stancava i cavalli dalla mattina alla sera quasi cercando di sfogare in questa guisa il proprio mal umore. Gentilina tanto più profondamente addolorata quanto meno lo lasciava trasparire al di fuori, pregava Iddio e la Vergine la volessero esaudire, ed era divenuta più assidua, più tenera, più affettuosa, quasi sperasse di ottenere colla dolcezza quello che Gustavo si lusingava di estorcere di mal grado. Ma l'uno e l'altra non riuscirono a nulla.
Il padre del giovane, vedendo che non c'era via di guarirlo della sua ostinata passione, gli proponeva senza frutto i più ricchi partiti di matrimonio, senza ottenere nessun'altra risposta che questa: — o Gentilina, o nessun'altra donna fino ch'io vivo. — Allora il vecchio ricorse ad altri espedienti: propose al figlio di fare un viaggio nella Svizzera, nell'Alemagna, dove aveva imprese, forse a quest'uopo, alcune speculazioni. Gustavo partì, che già poco gli giovava restare: passò più di due anni lontano dalla sua terra nativa: ma la lontananza che mette in calma lo spirito, in lui non aveva fatto che aggiugnere fuoco a fuoco. Gentilina gli era oggimai necessaria, avrebbe aspettato quattro, cinque, dieci anni, finchè fosse vinto ogni ostacolo. Che cosa sono dieci anni e più d'intervallo a chi ama davvero, a chi ama per la prima volta? La vita sembra allora composta di due momenti, quello in cui fu accolta la nostra prima parola d'amore, e quello in cui speriamo di vederla, quando che sia, soddisfatta.
Io vorrei passare sotto silenzio l'ultimo espediente che fu adoperato per vincere al suo ritorno l'ostinata passione del giovane: ma cada la vergogna su quelli che vi ricorsero! Fu calunniata la virtù della povera Gentilina, si contraffece la sua scrittura, si provò la sua infedeltà, le fu tolto ogni mezzo di potersi giustificare. Gustavo cadde nell'agguato ordito con quella perfida finezza che suol porsi ne' piccoli paesi in simili intrighi: credette inutile ogni discolpa della fanciulla, e non la cercò. Tra per vendetta e per istanchezza obbedì al comando de' suoi, si legò in matrimonio ad una donna ch'ei non amava, e credette aver dimenticata Gentilina. Ma un primo amore deluso e tradito si cambia in odio: egli covava nell'animo suo tutta l'indignazione che la supposta infedeltà di Gentilina gli aveva destato.
Ed ella? — Ella aveva saputo troppo tardi l'insidia: avea cercato di giustificarsi, quando le sue discolpe parevano interessate: oltracciò le sue lettere erano intercette tanto più facilmente, quanto le due famiglie nemiche convenivano sulla necessità di rompere quei legami.
Oh! vecchi! vecchi! Di quanti mali è sovente colpevole ciò che voi chiamate prudenza! Voi credete poter adoperare ogni mezzo impunemente per isradicare un affetto dal cuore dei vostri figli, e non badate che spesso, sradicandone uno di bello e generoso, gettate il seme d'un altro tristo e infelice! Voi non pensate che al futuro benessere de' vostri figli, e non sapete che il futuro si fabbrica sul presente, e non si fa più rivivere un cuore quando vi si spegne un affetto che gli dava per così dire la vita!
Io mi dilungo un po' troppo in questi antefatti, perchè il mio racconto comincia in un'epoca posteriore di ben quattro anni. Ma l'animo di Gentilina non s'era punto cangiato per sì lungo intervallo: ella non avea più veduto Gustavo dopo il suo matrimonio di dispetto. Questo l'aveva in parte guarita, l'aveva resa, non tranquilla, non lieta, ma più rassegnata; e se amava forse egualmente il suo primo amante, certo lo stimava assai meno. Ella, nella situazione di lui, avrebbe, o almeno le pareva, conosciuto l'inganno; avrebbe trovato nell'amor suo il coraggio necessario a resistere ad ogni umana potenza, a trionfar d'ogni ostacolo. L'uomo che avea saputo dubitare di lei non l'amava abbastanza per farla felice; l'uomo che s'era lasciato vincere suo malgrado dall'altrui volontà, non corrispondeva più a quel tipo ideale di forza e di costanza a cui ella intendeva donarsi. Dotata di tanta energia, ella voleva un marito più energico ancora, voleva poter riconoscere la superiorità morale dell'uomo suo. — Tal era il carattere, tale la situazione di Gentilina, quando si trovava costretta ad ascoltare le parole appassionate dei due nuovi suoi pretendenti. Nè l'uno nè l'altro era tale da poter riempiere il vuoto che l'era restato nel cuore: nessuno dei due poteva farle dimenticare Gustavo, ancorchè tanto scaduto nell'opinione di lei. Gregorio, impetuoso, iracondo, geloso, intollerante non le sembrava sprovveduto di quella energia ch'ella vagheggiava, ma egli era sovente rozzo, incoerente, brutale. L'altro ella soleva paragonarlo ad una rosa del Bengala: di maniere e di forme eleganti, ma senza odore. Avrebbe voluto congiungere in un solo individuo quelle due nature incomplete: ma vedeva bene essere cosa impossibile il farlo. Perciò, non osando congedarli, temporeggiava, come fanno le donne, e si lasciava amare senza prevedere le conseguenze di questa innocente e passiva civetteria.
Quanto ai due giovani che s'erano chiariti rivali nella sera del mazzolino, le loro disposizioni d'animo erano molto diverse. Nell'amor di Leopoldo c'entrava per più di un terzo di vanità: la Gentilina era la più bella fanciulla del paese, era sulle bocche di tutti per le sue passate sventure, e ciò che le scemava pregio agli occhi di Gregorio, gliene accresceva per lui. Egli avea gustato la vita della capitale, guardava l'amore come un trionfo, non vedeva il matrimonio che ad una grande distanza, nè domandava conto a se stesso quali ostacoli avrebbe incontrati per via, e come gli sarebbe stato possibile superarli. — Gregorio non avea pensieri così raffinati: egli non amava per pura galanteria: s'era preso della fanciulla pe' suoi pregi personali; avrebbe voluto averla trovata ancora libera da ogni altra inclinazione, perchè il passato medesimo era una specie di rivale per lui, e mille volte al giorno faceva proponimento di torsela dal pensiero: ma poi vi tornava per abitudine, la trovava sì pura, sì tranquilla, sì bella, che le perdonava la prima passione, e credeva d'essere abbastanza felice, se fosse giunto a conquistare un affetto provato a tale cimento.
Ma ora, oltre al rivale passato, se ne vedeva a fianco un altro, un rivale presente, al quale nel suo fòro interno non poteva negare una certa eleganza di modi, una certa superiorità di cultura. Gli passò per la mente che Gentilina, così gentile e garbata come era, poteva bene dare la preferenza al profumato vagheggino della capitale. Avvampò di sdegno a questa sola idea: sentì la sua forza, unico punto di vantaggio ch'egli avea sopra l'altro, affrettò il passo per raggiungerlo: lo raggiunse che andava zufolando a passo spedito come l'uomo contento di se medesimo: ebbe la tentazione di strappargli il mazzetto dall'occhiello, e di dargli una stretta di mano all'inglese che lo facesse allibire: ma fortunatamente l'avvocato s'avvenne nel Podestà del paese che pigliandolo a braccio l'avea sottratto all'insulto imminente ch'era ben lontano dall'aspettarsi.