III.
In uno stato di alterazione che si può facilmente immaginare da chi s'è formato un'idea del suo carattere vulcanico, Gregorio si mise a battere, come si dice, la luna, misurando tutte le contrade della città a passi concitati, senza scopo e senza disegno, come se desse la caccia al proprio dispetto. Sentì sonare due tocchi all'orologio di piazza, e risentendosi improvvisamente domandò a se medesimo che cosa avesse fatto per ben quattr'ore. Si ritirò a casa e volle dormire, ma non potè soffocare l'acre pensiero che l'avea inseguito: onde passò la notte voltandosi come febbricitante or sopra un fianco, or sull'altro, facendo ad ogni girata un progetto di vendetta, e una risoluzione che abbandonava ben tosto. Si alzò col sole, senz'aver chiuso occhio: si pose a scrivere alla Gentilina dieci lettere, che lacerò senza finirle: pensò di spedire invece un biglietto insolente al suo rivale, poi si pentì ripigliando se stesso di pusillanimità. A quattr'occhi, a quattr'occhi, pensava, ci troveremo e.... ci parleremo. Bisogna dire che una tale risoluzione gli sembrasse per ogni riguardo preferibile all'altra, giacchè quando fu la mattina un po' avanzata, prese il cappello e n'andò difilato alla casa di Gentilina. Ella era in giardino che visitava le sue piante, e vedeva con piacere spuntare qualche gemma ai primi influssi della nascente primavera. Egli non era mai penetrato in giardino a quell'ora: pure non esitò. Gentilina era sola, lo accolse con un movimento involontario di meraviglia, ma tosto si ricompose prima ch'egli potesse avvertirlo.
— Vedete — diss'ella — come il verno ha rispettato le mie piante! Ne sono veramente contenta.
— Senza dubbio pensando alla contentezza di quelli che riceveranno i vostri mazzetti.
— Perchè no? — diss'ella con aria fina ed ingenua — vorrei sperare che non saranno sempre rifiutati come iersera. —
Gregorio avvampò di collera e proruppe con impeto. — Prego Iddio a voler versare tutta la sua gragnuola su' vostri fiori! Prego Iddio a sterminare.... — Uno sguardo tranquillo e severo di Gentilina lo arrestò d'improvviso, e rimasero alcuni minuti in silenzio. — Gentilina! — riprese egli al fine — voi non sapete il male che m'avete fatto ieri sera: voi non sapete a qual pericolo avete esposta la vita del vostro caro!... — Che dite mai? — rispose ella infingendosi. — L'odore troppo forte dei mughetti gli avrebbe forse procurata l'emicrania? Mi dispiacerebbe, povero Leopoldo! Procureremo di dargli dei fiori meno odorosi. Voi foste più cauto di lui lasciandomi il mio bouquet. Vedete, io l'ho ancora qui, e lo conservo in memoria della vostra.... compitezza.
— Gentilina, bisogna dichiararsi. Io non sono uomo da soffrire che quel Monsù mi pesti sui piedi. Voi lo preferite già apertamente a tutti gli altri che sospirano alla vostra mano. Non è giusto lusingare troppe speranze ad un tratto: ditemi il vostro pensiero: siate sincera e franca una volta.
— Il mio pensiero? Ho bisogno di dirvelo? — chiese Gentilina con tuono ambiguo quasi volendo schermirsene. — Ve l'ho detto ieri sera, e ve lo ripeto, se occorre, questa mattina perchè mi crediate sincera. Io trovo assai compìto quel giovane, e se voi dite il vero ch'ei sospiri alla mia mano, avrebbe torto a dubitare d'un rifiuto. Che ne dite voi, che dovete intendervene? Che mi consigliereste di fare? —
Gregorio rimase interdetto e non comprese la secreta ironia di queste parole. Gentilina infatti pensava a tutt'altro che ad accettare Leopoldo per marito; ma voleva vendicarsi da donna dello sgarbo ricevuto la sera prima, e dare una lezione di pazienza e di gentilezza al geloso suo pretendente. Il giovane prese la risposta alla lettera, e soggiunse: — Giacchè lo volete, pigliatevelo: io non porrò più piede sulla soglia della vostra casa. — Gentilina lo guardò e non dubitò di rispondergli seccamente: — siete padrone.
— Ma egli non mi sfuggirà sempre! Non godrà lungamente del suo trionfo!
— Io credo che saprà difendere la sua vita — diss'ella sorridendo — quando saprà ch'io ne faccio così gran conto.
— Gentilina!
— Signor Gregorio!
— Badate!
— Vi prego di lasciarmi ai miei fiori: essi m'intendono meglio di voi. —
Gregorio non aggiunse parola, e dopo essere restato come balordo per alcuni momenti, col cuore aggruppato, se ne partì mulinando nella sua mente non so quali pazzi disegni. Gentilina gli guardò dietro, e le dispiacque che avesse preso la cosa così a rovescio: pure non fece un cenno per arrestarlo. — Non mancherà tempo — diss'ella tra sè — e continuò a recidere i rami inariditi delle sue piante, col pensiero rivolto ad altro. Ella non si sarebbe giammai figurata quali serie conseguenze dovevano derivare da quel capriccio di donna, ai due gelosi rivali, e a lei stessa.
Gregorio mantenne la sua malaccorta parola. Egli era rozzo, collerico, orgoglioso, e si pose subito sopra una via falsa che doveva trarlo di passo in passo più sempre lontano dalla sua mèta. Egli aveva fraintesi i sentimenti di Gentilina, e invece di pensare a chiarirsene meglio, cominciò a sparlarne a questo e a codesto: asserì ch'ella era una lusinghiera, una civettuola; che Gustavo aveva fatto bene a trarsela dal pensiero e sposarne un'altra; che le voci che l'avevano indotto ad abbandonarla non doveano essere punto calunnie, ma verità e così via via, facendogli eco tutti coloro che trovavano il tornaconto a dar ragione a lui presente, piuttosto che a prendere le difese di Gentilina lontana. Le donne specialmente erano tutte del suo parere.
Leopoldo intanto era tronfio e vano del suo supposto trionfo. Raddoppiò le sue attenzioni alla fanciulla ed al padre di lei: e non mancava mai di mostrare a Gregorio quando lo incontrava per via qualche fiore appiccicato al vestito, foss'egli o no un presente della Gentilina e un contrassegno della riportata vittoria sul cuore di lei. Una volta, uscendo ad ora più tarda del solito da quella casa, vide il suo sfortunato rivale rimpetto alla porta. Si fermò vedendolo avanzare alla sua volta, immaginandosi tutt'altro che un incontro apertamente ostile. Gregorio lo agguantò senza cerimonie per una spalla, e gli disse con voce soffocata dall'ira: — Ebbene! v'ha fatto ella felice stasera? — Che diritto ha lei di farmi una tale domanda? — rispose Leopoldo ritraendosi d'un passo, pallido per la sorpresa e forse per altro. — Diritto o no — soggiunse Gregorio — voi mi risponderete, spero. Dove l'avete lasciata a quest'ora? — Io credo nella sua stanza.... o in giardino, — rispose Leopoldo esitando forse coll'intenzione secreta di far credere all'altro qualche cosa che fosse delicatezza il nascondere. — Voi siete discreto — disse Gregorio — e meritate una ricompensa: accettate da un leale amico il consiglio di non porre mai più il piede in quella casa.
— Ella scherza! — disse l'altro impaurito dal tuono serio e perentorio di queste parole.
— Io non ischerzo punto, — soggiunse Gregorio — m'apposterò tutte le sere in quel luogo medesimo; e la prima volta ch'io vedrò uscire di là una persona che vi somigli, vi giuro per la.... gli trarrò di corpo per sempre la voglia di ritornarvi. Badate che nel nostro paese questo non si suol dire due volte! — Dopo queste parole s'allontanò senza curare l'effetto che avrebbero prodotto nell'altro. Questi restò immobile per un tratto, poi si strinse nelle spalle, e, provandosi a zufolare la sua solita arietta, si ritirò a casa sua tutto sconcertato, confortandosi però che v'erano mezzi per far tener d'occhio il suo rivale e per sottrarre se stesso ad ogni pericolo.
Contuttociò per le tre sere che susseguirono a questa minaccia Leopoldo pensò di rientrare nella sua stanza per tempo ostentando d'aver qualche affare d'ufficio che lo pressasse. Gregorio non mancò di recarsi a notte fitta dinanzi alla casa di Gentilina per vedere l'effetto dei suoi consigli, e cominciava a congratularsi nel suo interno del proprio trionfo. Non sapeva però render ragione a se stesso di una persona o due che lo seguivano a qualche distanza nel buio. Una sera non potè resistere alla propria curiosità, e mosse loro incontro. Un uomo ben conosciuto, ma al quale ei non aveva mai parlato, gli domandò che facesse costì. — Fo all'amore colla luna — rispose Gregorio — avete qualche cosa a dire in contrario? — Potrebbe darsi, — ripigliò l'incognito. — Uomo avvisato!... Ella m'intende! — e senza aspettare risposta finse d'andarsene. — Gregorio però non si mosse di là, persuaso che ciò non doveva essere avvenuto senza un perchè. Infatti da lì a mezz'ora la porta della casa di Gentilina s'aprì. Un uomo avvolto in un mantello n'usciva, dopo d'aver scambiato qualche parola con alcuno che l'aveva accompagnato fin là. Era l'avvocato. Gregorio riconoscendolo, sbucò dal suo nascondiglio, e s'avventò contro il malarrivato. Questi si guardò intorno e volle gridare: ma Gregorio gli pose una mano alla bocca, e senza dargli tempo nè a difendersi nè a fuggire, lo gittò a terra, gli piantò nel cuore uno stiletto che trasse dalla ferita, e in un lampo s'allontanò. Di lì a pochi minuti tutta la famiglia di Gentilina, e la persona che aveva poco prima parlato a Gregorio s'erano raccolti intorno a Leopoldo che nuotava nel proprio sangue.