III.

Vuotato il fiasco, si venne alla storia della rossa Marsigli. La fantesca faceva capolino tratto tratto dall'uscio, sospettando forse da quell'epiteto che si parlasse di lei: ma forse era una semplice curiosità femminina, molto scusabile in lei, se io che non ho i capelli rossi e non vesto gonnella, avevo pur mostrato tanta vaghezza di saper quella storia.

Il canonico si asterse le labbra e la faccia rubiconda, e prese a parlare.

— Che i Turchi nemici acerrimi del nome cristiano, fossero a poche miglia di qua, nei secoli andati, non credo necessario di rammentarlo ad un uomo erudito, come è senza dubbio la Signoria Vostra. —

Io chinai la testa, col doppio intendimento di mostrarmi informato delle incursioni ottomane, e ringraziare il canonico del complimento.

— Se Siena — riprese egli — fu illesa da quella pestifera irruzione, lo deve senz'altro ad una grazia speciale della sua divina patrona, che la coperse una seconda volta del suo virginale paludamento. Senza questo, la malevola interpretazione data dai libertini senesi alla moneta etrusca che vi ho mostrato testè, sarebbe stata pur troppo una verità. Non sarebbe stata la prima volta che gl'infedeli ottomani levassero quell'osceno tributo dai paesi infestati dalla loro impura presenza.

Viveva in quel tempo nella città di Siena una famiglia Marsigli, della quale era decoro grandissimo una fanciulla conosciuta nella città e ne' dintorni col soprannome di rossa. Era un colore di capelli assai pregiato in quel tempo, come apparisce nei quadri dell'epoca, ove ricorre assai di frequente. Il Pinturicchio ha di molte rosse ne' suoi dipinti, e noi abbiamo nella scuola senese molti angeli e molte immagini di Nostra Donna colla capigliatura più fulva che bionda.

La rossa Marsigli era dunque divenuta assai celebre per questa e per le terre vicine, tanto che la fama ne giunse all'esercito dei Turchi, accampato nelle Maremme.

A Siena non fu mai penuria di uomini vani e maliziosi, che postergano la dignità della patria ai loro particolari interessi e all'avidità di guadagno. La giovanetta Marsigli fu persuasa da cotestoro a girne a diporto una sera per questa via. La bella giovane vi andò, senza pensare al pericolo che le soprastava: quando giunta che fu a questo luogo, fu circondata da alcuni uomini mascherati, ch'ella prese per diavoli, e fu rapita e data in mano ai Saracini. Quando i capitani dell'esercito turco videro tanta bellezza, vennero alle mani fra loro per disputarsela, e molti di essi restarono vittime de' loro malnati desiderii. La giovanetta assisteva più morta che viva a quelle contese, e pregava la Vergine di Siena che la volesse salvare dalle loro mani e restituire alla sua famiglia.

Ma il Signore la serbava ad altri destini. Un vecchio turco, credo fosse un sacerdote del falso profeta Maometto, sentenziò che una così divina bellezza doveva esser riserbata al serraglio dell'imperatore di Costantinopoli, che si chiamava Solimano II. Tale essere la volontà del profeta, e nessuno osasse torcer un capello a quella donzella.

Benchè ella non comprendesse il linguaggio del vecchio musulmano, pure vedendo che i suoi rapitori si ritiravano riverenti alle parole di lui, si sentì rincorare da una voce interiore, e come da un secreto presentimento di ciò che il Signore le riserbava negl'imperscrutabili suoi disegni.

Ella fu condotta sana e salva a Costantinopoli, e presentata al Sultano, che s'invaghì subitamente di lei, e le fece aprire il più splendido appartamento del suo serraglio.

È fama che l'imperatore Solimano II, benchè infedele, fosse dotato d'animo gentile e di costumi assai temperanti. La bella senese non tardò molto a cattivarsi l'animo di quel principe, sia colla bellezza straordinaria del volto e della persona, sia colle grazie dell'ingegno e della loquela. Ella gli parlava sovente della sua patria e delle splendide chiese ond'era superba; e un giorno che il Sultano si mostrava più del solito benigno verso di lei, e la eccitava a domandare qualunque dono o favore le talentasse, la sagace fanciulla lo prese in parola, e lo indusse a far costruire una chiesa cristiana, sul modello della cattedrale di Siena. In quella chiesa soltanto essa consentirebbe a dargli la mano di sposa, poichè le sarebbe sembrato di essere in patria e di legarsi in matrimonio con alcun principe della sua fede.

Il Sultano, o fosse benignità dell'animo suo, o il grande amore che portava alla giovanetta, o fosse tocco da un impulso secreto della grazia santificante, condiscese alla domanda della sagace donzella, e fece costruire in mezzo a Costantinopoli un magnifico tempio dedicato alla Madre del gran profeta de' Cristiani.

Ivi il Sultano consentì a legarsi in matrimonio colla fulva senese, non secondo il facile rito de' Turchi, ma secondo il rito della santa Chiesa cattolica, promettendo di rispettare la fede della sua legittima sposa, e proteggere i Cristiani che volessero adorare il Signore in quel tempio secondo il loro culto e le consuetudini de' maggiori.

Questa fu la prima Sultana di Costantinopoli che fosse e rimanesse cristiana, e se altre fossero state virtuose e prudenti al pari di lei, forse a quest'ora in cui siamo, molte contaminazioni e molte stragi sarebbero state risparmiate, e la principale moschea di Bisanzio sarebbe ancora la chiesa di Santa Sofia.

Qui finisce la storia della nobile donzella senese, conosciuta sotto il nome della rossa Marsigli, e questo valga a mostrare al mondo quanta sia la virtù e la prudenza di che sono capaci le donne di Siena, quando sono ispirate alla grazia divina....

— E dotate di una bella capigliatura rossa — conchiusi io.

Il mio narratore stette alquanto sospeso se doveva offendersi della mia celia: ma vedendomi quasi contrito d'averlo interrotto a quel modo, si contentò di riderne meco, bevendo alla salute del bel sesso senese, di qualunque colore egli sia. Io bevetti con esso del miglior cuore del mondo, facendo onorevole ammenda della mia improntitudine, e ci stringemmo la mano da buoni amici e da buoni cristiani.