IV.

Matilde intanto, come seppe del cane, cominciò a strillare e domandava il nome del feritore. Non so quale de' cacciatori si lasciò sfuggire il nome del disgraziato giovane. — Già doveva esser lui! — gridò la fanciulla irritata. — È stato Ivo veramente? — domandò essa a Stiepo che soprarrivò in quell'istante.

— Ma! — rispose egli imbarazzato. Tutti lo dicono. — Matilde si prese in braccio il suo Lampo, e cominciò ad accarezzarlo e a compiangerlo senza ripigliare il discorso.

Stiepo gioì nel suo interno, perchè credette perduto il suo rivale nel cuore di lei. — Io vi ho condotto un bel lupo vivo in iscambio, — seguiva egli. — Non ha che una gamba rotta; del resto è un bell'animale. Verrete voi a vederlo, Matilde? Voi non siete già donna da pigliarne spavento. Aspetteremo il cugino che se l'è lasciato venire addosso così goffamente. Se il mio fucile fosse stato men pronto, guai alle sue gambe! Ivo sarebbe ora in cura come il povero Lampo. Ma voi me l'avevate raccomandato, ed io non l'ho perduto d'occhio un momento.

— Lo credo, — disse Matilde ironica. Ella conosceva già l'umore dell'uomo feroce. Troppo buona per farsene complice, non era che spensierata, e rideva spesso senza pensare che quelle risa amareggiavano troppo profondamente chi n'era l'oggetto. — Sì, sì, — soggiunse: — aspettiamo Ivo, e andremo a fare una visita al lupo. Già sarà ben legato, eh? che alcuno non abbia a spaventarsene un'altra volta. —

In questo mezzo sopraggiunse Ivo serio serio: salutò Matilde e contenne nuovamente il cugino collo sguardo incisivo di poco prima. Matilde, senza far mostra d'accorgersene, lo comprese. — Voi mi avete ferito il cane — gli disse con aria dubbiosa fra la stizza e il rimprovero.

— No, Matilde, — rispose: — vi giuro ch'io non l'ho ferito. Qui Stiepo può assicurarvene, — e lo interrogò cogli occhi.

Stiepo non rispose parola.

— Chi tace conferma, — disse Matilde. — Orsù io spero che la ferita non sarà grave. Andiamo a vedere il lupo del nostro amico. Voglio provare s'egli ha faccia da spaventarmi, quel brutto animale. — Detto questo, passò il suo braccio sotto quello d'Ivo, e mossero tutti insieme verso la casa di Stiepo contigua a quella di lei. Si fermarono dinanzi al forte cancello che chiudeva la stalla dove la irritata belva stava fremendo. Quando ella vide appressarsi la gente, urlò più forte, e si slanciò verso l'uscio con occhi di bragia. Quivi s'accosciò perchè le gambe ferite non la reggevano, ma mostrava i denti e arruffava il pelo del collo in modo da metter paura.

La figlia del cacciatore tremava tutta, ma volle fare la coraggiosa, e cominciò a stuzzicarlo agitando il grembiale, di che l'animale urlava e guatava più torvo che mai. Stiepo si trasse il suo berretto: — Forse e' conoscerà il pelo del suo fratello — diss'egli, e l'accostava allo steccato. Matilde sbadatamente prese il berretto e lo sporse verso la bestia. Il lupo diede un salto e l'addentò. Matilde fu per caderne svenuta.

— Imprudente! — gridò Ivo.

— Il mio berretto! — disse Stiepo, e si volse per cercare qualche istrumento per riacquistarlo.

— Ah! tu se' in pensiero per il berretto, cugino mio! — Così dicendo una felice idea balenò alla mente d'Ivo: guardò Matilde quasi volesse attingere nel suo sguardo il coraggio necessario all'impresa, pose la sinistra sulla traversa delle sbarre, e saltò dentro col coltello sguainato nell'altra mano. In un lampo fu sopra il lupo, il quale, lasciato il berretto che teneva ancora fra' denti, si slanciò al petto del giovane, ma questi lo afferrò al collo colla mano manca, e gli cacciò nel cuore due volte lo stile. La belva cadde riverso. Ivo afferrò il berretto, se lo calcò sulla fronte, e col petto sanguinoso pel morso del lupo, balzò fra gli attoniti spettatori d'un altro salto.

Tutto ciò fu l'affare di due minuti.

Matilde avea gittato un grido che mostrava chiaro la secreta disposizione dell'animo suo verso il giovane. Appena lo vide salvo, gli s'appiccò al braccio insanguinato con ansia affannosa. Stiepo taceva pallido ed umiliato.

— Cugino Stiepo, — gli disse Ivo con calma. — Spero che non vorrai contendermi il berretto che ho conquistato senza bisogno d'uncino. Hai là una pelle di lupo che ti regalo per fartene un altro. —

Il giovane Ivo era sublime in quell'atto. C'era sul suo volto l'alterezza d'una nobile vendetta: le sue labbra sottili s'agitavano sotto l'ombra dei baffi nascenti. Nessuna donna avrebbe dubitato allora a quale dei due cugini dovesse dare il proprio affetto; e Matilde prese fin da quel momento la ferma risoluzione di darsi a lui. —