POSCRITTO.

C'era nel giornale una data assai posteriore che suonava così: Margherita B. nata nel 1712 in una baracca posta al pian terreno d'una casa di questa città, passata successivamente al primo, al secondo, al terzo ed al quarto piano della medesima, cessava di vivere nel 1770 per una lenta febbre cagionata non tanto dalle assidue fatiche, quanto da una condizione morale che si può desumere dalla sua storia. Le mie cure e i soccorsi d'una mano benefica sconosciuta poterono protrarre d'alcuni anni la sua vita che veniva meno ogni giorno, finchè chiuse gli occhi più tranquillamente che forse non avrebbe potuto sperare. Era stata vittima di un vivace carattere, lasciata in balìa dei suoi capricci, senza alcuna educazione, e senza la tutela d'una madre che potesse supplirvi colle virtù dell'esempio e dell'affetto. Un amore corrisposto per civetteria, un altro tradito per egoismo furono i due fatti che la sospinsero nell'abisso. La mano della sventura e la voce dei rimorsi aggravarono gli ultimi anni della sua vita, restituendole però quella placida rassegnazione che la rese meno infelice. Le sue strane vicende ebbero teatro, e si legano per modo ai varii appartamenti ch'ella abitò, che la sua storia può chiamarsi senza stranezza: la storia d'una casa.


[LA GIARDINIERA DELLE MALE ERBE.]