SCENA I.

Scena come nel primo Atto. È giorno.

UBERTO, VANNI, UGHETTO, DONATO, BACCIO, ed altri.

Vanni Poichè ne amate come figli, noi Qual buon padre non men vi amiamo, Uberto: Quindi è il piè in staffa, ed è la lancia in resta Al tuo comandamento; che buon dritto, Ragion, giustizia è a noi tuo cenno, — tutto. Pur, se ne assenti, a che ne hai tu condotti? A che venimmo? Uberto Lo sapete voi? Certo non io. Ughetto E fa mestier domanda? Non ella è aperta nostra sorte? — Amati, Reveriti, diletti oggi, e percossi Dimane, — come verga che alla pena Del figlio il padre innalza, e ov'ei si umili, Ridivenuto pio questi l'amplesso Dischiude del perdono, ed è la verga Tronca gittata a terra. Vanni O come cane, Cui per la belva presa toccan'ossa Sovente e battiture. Uberto Vanni, duolti Seguirmi? — rifà i passi, — io non ti tengo; Ma in ciò pon mente, nulla a perdere hai. Tua non è quella veste che ti copre, Tue non sono quell'arme; e appena appena L'anima è tua. Ughetto Il non acquisto a noi Perdita è certa. Vanni Dunque è destinata La vita nostra a far siepe ai codardi? — Nella promessa, ove li prema il danno, Infiniti: perchè, securi, il prezzo Non den pagar del sangue? Non si dona L'anima, ma si vende. Donato E qual sia angoscia Sapete, Uberto, allorchè di compagni Scemi tornando a casa, alle accorrenti Donne null'altro possiam dir che: — Gemma, Prega requie allo sposo: — Agella, il padre Piagni: — e tu, Spina, non vedrai più il figlio. Sposo... padre... figliuol, son morti. Baccio E l'onta Di farsi al tempio, e non potere offrire Al Signore che preci? Vanni Arrogi al danno Lo strazio. Altra fiata i Cancellieri Chiamârmi, e Guelfi e Santa Chiesa e Papa Voller ch'io urlassi; — in questa un uom, con voce Geri additando e con mano, mi dice: Va, ponlo a morte. — Io lo facea; — quand'ecco Dore giungermi addosso, e tal di un stocco Darmi sul capo, che se Dio non era, E la barbuta nuova, ei mel fessava Fino al mento. Ughetto E me pur poneva Geri, Onde tra l'arme non patisse oltraggio, (Tale almen disse), a guardia della donna Del giudice Benozzo, allorchè mosse Ratto a mia volta con sua gente Lemmo, E a vitupero mi cacciava. — Io solo Era; — nè basta incontra a' molti sdegno: Ritrassi il piè, ma me la cinsi al core. Vanni Noi siam fratelli d'ingiuria: volete Essermi di vendetta? Ughetto Anzi mi è grato: Mi vi lego per fede. Vanni Ecco la mano. Uberto O prodi, o forti, proseguite or via. Ma al ciel fo voto, che di voi qual parta Sì dalla insegna, che non oda il cenno Di mia voce, — saprà che all'arcion posi Pria di partirmi un capestro, e il contado Nostro molti nudrire alberi, ed alti. Per trescare una danza in campo azzurro. Non ordin fisso, non comando, o voce Di condottiero, ma furore, e rabbia Di vendetta, e ingordigia di rapina Guidanvi a queste guerre. — Per voi stessi Rotti, un timore di breve ora siete, E di vostra miseria una perenne Fonte. — Cacciare voi potete Uberto, — Trucidarlo anco; — ma finchè le vostre Voci mi appellan duca, — voi dovete Obbedirmi... Donato Egli il ver favella. Baccio È giusto. Ughetto Buona milizia è questa. Uberto E non sono io Lo padre vostro? e voi non siete i figli Miei? — la forza mia sola? A me lasciate, A me il pensier di farvi lieti. Io — nulla Son senza voi; voi — senza me. Ci stringe Necessità più salda assai di amore. — Fidate in me. Donato Fidiamo in lui. Baccio Fidiamo In Uberto. Ughetto Il buon duca. Vanni Viva Uberto! Tutti Viva! Uberto Ed a voi, qual può maggiori, Uberto Rende grazie. — Ma Geri i passi affretta Or ecco qui: tacetevi, e in disparte Fatevi, che non ama aprire a tanti La sua mente il signore.