SCENA II.

GERI, MANENTE, e detti.

Geri Ben ne venga Uberto, e ben con esso la masnada. — Nulla t'incolse al venir tuo molesto? Uberto Nulla: — al comando di Gualfredo io mossi Ratto, e se mal non veggo, il suo disire Parmi ho precorso. Geri E di ciò grande t'abbi Mercè. — Ti appella in questi luoghi un alto Consiglio; — e poichè il padre di altre cure Gravato or si sta lunge, — io pianamente Vo' chiarirti di tutto. — A tale impresa Vuolsi or por mano, in che il periglio scema A misura del core. Uberto Ed io parato Pel piacer vostro sono a tutto. Geri I Guelfi Non ti dirò perchè altra volta, e Roma, Chiamato a tutelar venisti, e come, Anzi che pro, te ne arrivasse danno: Perocchè ingrata questa terra tenne Vostra vita un tributo e il sangue un dritto. Giova gridare Impero, e i Guelfi adesso Cacciare in bando. Uberto Ma che Pisa è un nome Pensaste mai, — Guelfa Fiorenza, — e starsi Sul roman seggio Bonifazio ottavo? Geri Me' si sanno in Pistoia che in suo contado Queste novelle, Uberto. — I miei consorti Fatto han com'io di lor gente adunata, E di amistadi; e se un menar da franchi, Un assalire alla impensata i nostri Nimici a cacciar valgono, ella è vinta Tutta la impresa. Uberto Io non comprendo. Geri Lieve Fieti però quando saprai, Fiorenza Ordir la trama istessa, non diversa Argomentare Lucca, e a questa volta Venir con mille cavalier tedeschi Dell'imperio il Vicario: — il modo poi Di correr la città non anco è fisso; Quando fie tempo lo saprai. — L'impresa Questa è, — perigli questi: — or vo' che il premio Sappi — di patria non dirò, — di amici Meno, — e non pur della romana soma... Motti vani, novelle da contarsi Dal querceto alla rupe. — Un più securo Consiglio or teco valgami, che al core Ti giunga dritto. Uberto Ed è? Geri Lo tuo pro istesso: Però che farai tue le ricche spoglie Degli usciti, e i tenèri; e dove prima Errante masnadiere alla campagna, Or tolto al soldo del Comune avrai Stanza e vita secure. Uberto Oltre il diletto Di farvi cosa che vi aggradi, voce Per me non suona sì soave, quanto Cangiar fortuna, come quei che traggo Dura vita, non certa del dimane, Ed appena dell'oggi. Geri Or ben precorri Il premio tuo con la speranza. — In modo Vo' far che ti dirai contento. Uberto Geri!... Poichè in periglio vita io pongo certa, Parmi, securo in ugual modo il premio Dovrebbe essere, e certo. Geri Uberto!... il senno Vienti meno? — Ti chiamo nella terra, I miei ti affido, e me. — Signor di tutto, Securtà chiedi? Uberto Che non sia dell'altre La mia testa più alta, — amo; — starmi Sublime senza scala, — temo; — e soglio Senza guatarla attraverso lo raggio Vuotar la tazza. M'intendete? Geri Intendo. Se savio sei, ti guarda. Uberto Dal nemico Mi guardo, — perocchè quando ei più presso A me verrà, che non la spada ho lunga, Freddo sarò; ma dalla man che blanda Par che si accosti a carezzarti il mento, E ti rompe la gola, chi ti guarda? Geri Tanta astrattezza ricercar che giova? Noi non concerne: — il mio fedel tu sei, — Dovizioso per me; — dove fatto Tale, non fora ch'io ti muti certo Con nuovo impronto, che di te men valga. Uberto Sia. Ogni uom suo sentier corre; io corro il mio, Pensando che sul letto della morte Alto conforto pel tradito è questo, Ch'ei può legar la sua vendetta. — Geri, Son vostro. Geri Va, — nelle terrene stanze Tacito statti del castello; — all'uopo Quanto fia troverai. — Lo duca vostro Seguite voi silenziosi, come Sorprendete il viandante alla foresta. — Tu gli conforta a bene oprar la spada. Uberto L'hanno tutti a due tagli.