SCENA I.

Facciata di una Chiesa intorno alla quale stanno le arche de' Cancellieri. È sera.

BIANCA.

Grato ufficio compiei. — Trovai l'angoscia, Ho lasciato il contento... Oh! di qual puro Gaudio brillò! dei Santi gaudio egli era. — Quanti pochi deliziarsi sanno Nel gaudio altrui! Povera zia! di gioia Ben era tempo. — Tu piangesti tanto! Altro, e più mesto ufficio avanza. — In questa Tenebra, chi mai la diletta tomba Additerammi? — Il core. — Eccola... è dessa. — Polve che dentro di quest'arca stai, Di tal che fu tua figlia odi la prece: — I baci miei del marmo che ti fascia Temprino il freddo e ti riscalda. — Sorga Qualche scintilla dell'antico amore... Non risponde che l'eco. — E qual del cielo Parte ti accoglie, o madre, che non m'odi? Forse ti specchi in Dio, e nel suo ardente Riso ti fai beata? — Oh! a questa valle Volgi il guardo, e vedrai cosa che in cielo Anco ti fie diletta. — Ah! noi raminghi Di Eden condanna allo sapere al pianto; — Forse più che non temo a me si appresta Di travaglio... — A soffrire ti apparecchia... Meditiamo la morte...[27]