SCENA V.

DORE, e detti.

Dore Se Dore Cancellieri... Gualfredi Iniquo! muori... Dore Partecipate il retaggio dell'empio: Un innocente trucidate. Gualfredi Il tuo Ferro scaldossi per entro le vene Del figlio mio, e se' innocente? Dore Sono: Alla morte di Dio, lo giuro. — Questo[11] Mi svelava il misfatto: e per comando Del padre, solo, senza compagnia, Con la coscienza che sol mi francheggia «Sotto l'usbergo del sentirsi pura» Venni a mercè d'involontario fallo. — Assalito per l'ombra... a tradimento... Geri Certo, assalire io ti dovea per l'ombra, Però che figlie di tenebra sono Le opre tue bieche... In grembo della notte Ogni codardo rapace l'artiglio Dispiega; e tal ti argomentavi Bianca Menarne, e farci infami... Dore Ove non foste Voi mio consorte, e me solo offendeste, Altra risposta io vi daria che motti. Ma voi sozzate il vase del Signore, Sfrondate il giglio di Pistoia, quind'io Favellerò di queto: e posto ancora (Guardimi il ciel!) ch'io proponessi cosa Di lei non degna, avriami ascoltato ella? Bianca! — creatura che si piacque Dio Formar perfetta, onde di lui memoria Rimanesse quaggiù. L'amo, ma di alto. Di magnanimo amore io l'amo; — e dove Il ciel compagna la mi desse, ah! suora, Sposa, madre, per me tutto sarebbe; L'adorerei sì come cosa sacra, Nè direi più che questa vita è un pianto, Una scuola di angosce; ma una via Sparsa di fior che tra il diletto mena Alle gioie immortali. Geri Oh! pria di morte Sposa che tua sarà... Dore Geri, mi odiate, Il so; — pur io non vi offendeva mai. Membrate un fatto o un detto che in ingiuria Vostra da me movesse; — A correr giostra Certo talora, od a ferir torneo Vi soverchiava; — ed io per me non veggio, Oltre quest'una, altra cagion dell'odio Vostro atroce: — se ciò fosse, — sventura Al dì che appresi a trattare asta e spada! Sventura al dì che ferir l'uomo io seppi Con ferita immortal... con la vittoria!... Geri Tu te ne menti: e quando mai vincesti Geri tu?... Dore Mento io? — Queste labbia ignote Sono a menzogna, perocchè una sede Eterna ha su le tue. — Sul ver ti punsi; Ma se di un Cancellier figlio tu sei, Rammenta i giorni andati, e su la polve Pensa di quelli cui perpetua impresa Fu nella vita, ed ultimo sospiro Nella morte l'Italia, e tu pur anco Prode sarai; — e nel dì della battaglia Vedrai l'ombre paterne confortarti; — Udrai la voce che raddoppia il core, L'alito sentirai della vittoria. — Ma per invidia non si sale in fama. — Dagli stellati seggi nello abisso Giacque della tenebra chi astiando Avverso mosse al suo Fattore: — or l'astio Con Satano accomuna; un giorno ancora Avrai pena comune... Geri Ormai più modo Non ha lo sdegno: — t'accomanda a Dio, Ch'or sei morto... Dore Al ferire un uom senz'arme Ti riconosco... Gualfredi Vivaddio, t'arresta![12] Hai morto il senno? — Queste mura senza Periglio a voi non sono: — andate, — e dite Al padre che di pace e di perdono Parole omai correr tra noi non ponno; — Che non più di una terra il fosso stesso Può rinserrarci, e nudrirne di un cielo Medesmo l'aere; — che di noi due, l'uno Da qui innanzi dee piangere, ed il giorno Maledire in ch'ei nacque. — Uno sterminio, Ditegli, in breve, una guerra di morte Io moverogli contra, ond'ei si guardi S'egli è vero che il dritto esalta Iddio. Geri Non fie lieve così lo tuo commiato Da queste case. —[13] Altra ben'io di vostra Morte, tra breve, da costoro ordita, Trarrò vendetta. — Tu sappi per sangue, Per parole non già, piaga sanarsi; E l'anima tua... indegna che per questo Mio pugnale sia sciolta. — A te, Manente, Sotto pena di cor lo affido. Dore Forza Mi fate voi? ben mi aspettava a questo. — Gualfredo, e il consentite? — Intendo or come Più che crudo esser frale è maggior danno; — Ma e bene intendo qual pena, e qual merta Pietà. — Gualfredo, per qualunque evento In vostra casa possa incormi, — io prego, Che conto un dì non vi domandi Dio... Io vi perdono... or lo sdegnate? — Un giorno Questa parola, più che prece e pianto, Misericordia impetrerà... Manente Nè chierco Mai sermonò così soave, o frate. Venite al premio... Dore La trascorsa notte, S'io mal non veggo, ti salvai la vita? Manente Oh! tristo me, ch'io son di mente lassa; — E questo antico è sì, che omai non merta Membrarlo.