NOTE:

[1.] Contrectatio apud Jurisconsultos significat alienam rem manu apprehendere, et amovere furandi causa. Paulus. Diges., l. 42, t. 2, leg. 3 ad finem, et lib. 25, t. 2, l. 3.

[2.] Il ministro a cui alludo fu Vincenzo Ricci, patrizio genovese, che io rammenterò sempre con animo reverente e benevolo, comecchè pendesse al bigotto: fu uomo di molteplice dottrina, magistrato, letterato e politico: in molte cose gli fu maestro il celebre barone di Zac, e certo egli non poteva desiderare di meglio. La patria, la quale alzò a dozzine statue al Cavour, onde lo dico statuario, e da lui nominò a ventine le strade pubbliche, onde lo intitolo stradaiolo, non pose al marchese Vincenzo Ricci pietra nè parola; ma io ho ferma fede che un giorno il popolo italiano, aprendo gli occhi, conoscerà il Cavour essere stato non fattore, bensì tosatore della unità italiana, seminatore dell'atroce corruzione che ci affoga e ciurmatore capitale delle nostre finanze, e convertirà le sue statue nell'uso che i greci fecero delle trecento statue erette a Demetrio Falereo, voglio dire in mortai, dove le buone donne pestano il prezzemolo e l'aglio.

[3.] Per me, mi sono dichiarato sempre nemico mortale dei titoli. Demolii il chiarissimo, perchè trovai che i sensali lo applicavano, e bene, all'olio di Lucca: onde a me parve cosa non degna che i dotti venissero a gara di titoli coll'olio di Lucca. Adesso sbraciano con la pala a tutto pasto il titolo di illustre. Lascialo stare, perchè, secondo la testimonianza di Servio, ad Aen. b. v. 758, i romani solevano attribuirlo alle meretrici e ai senatori, desumendolo da lustrum, parola che significa giusto lupanar, o vogliamo dire bordello.

[4.] Ann. 11, § 27.

[5.] Mille dramme, o lire codine.

[6.] Questi ultimi incontrano più di tutti.

[7.] Anche di queste ci è gran consumo, quasi quanto della revalenta arabica.

[8.] Per la significazione della parola garga vedi Giusti, Gingillino.

[9.] Si racconta che in Anchialo fosse rinvenuto un monumento rappresentante Sardanapalo, con questo epitaffio sotto: «Sardanapalo figlio di Anacyndarasse fondò in un giorno Anchialo e Tarso. Mangia, bevi ed ama; il resto non vale un fico». Aristotele dice che la seconda parte di questa iscrizione si confà meglio a un porco che ad un re. Arriano e Cicerone riportano cotesto epitaffio, ma alquanto alterato.

[10.] Bagno. È nobilissimo ordine equestre in Inghilterra; altrove s'intende l'ergastolo dove si tengono i forzati.

[11.]

Che 'n delitto nun è premeditato

Pelchè avanti lo feci anco avvisare.

(Neri Tanfucio, Son. XXXV).

[12.] Così, prima che su la tomba, fu scritto su lo stallo del Boncompagni, deputato, et haud memorabilis compare in Toscana di tutti i consorti e moderati, i quali ci hanno ridotti a tale, che di petto a noi Stenterello pare Agamennone.

[13.] Indomenicare, vestirsi da domenica, acconciarsi pel dì delle feste.

[14.]

Della reggia su la vetta,

Del palazzo sul pendìo,

Canti pure la civetta:

Tutto mio! tutto mio!

(Guadagnoli, Poesie)

[15.] Tale mi fece Dio, non io.

[16.] Nabisso vale il ragazzaccio irrequieto, scombussolatore, metti male e fa male; l'enfant terrible dei francesi.

[17.] Nei geroglifici egiziani, l'uomo col capo di sparviere sta a significare il re.

[18.] Val. Max., l. V.

[19.] F. Pacchiani, da Prato.

[20.] I notai, allorchè lasciano nei protocolli loro una pagina bianca, ci scrivono: bianca per errore; ora, certo notaio, avendo rovesciato il calamaio su di un foglio, scrisse nel cantuccio di quello rimasto bianco per caso: alba per errorem.

[21.]

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse.

V. Commentatori a questo verso di Dante.

[22.] Reziari erano gladiatori i quali portavano sotto lo scudo una rete, che gittavano sui mirmilloni per agguantarli. I mirmilloni su l'elmo avevano un pesce per cimiero.

[23.] Vanità delle vanità, tutto è vanità, eccetto il francescone, moneta del valore di lire 5,60.

[24.] A pochi è noto il seguente caso, come a molti tornerà grato saperlo. — Pio IX nel 1855 andò a fare un giro pei suoi Stati; giunto a Ravenna, volle naturalmente visitare il sepolcro del gran padre Alighieri; il popolo gli traeva dietro, in parte plaudendo e in parte imprecando: sciolto il voto, gli fu presentato un libro dove i pellegrini sogliono scrivere il proprio nome; il papa prese la penna e scrisse:

Non è il mondan romore altro che un fiato

Di vento, che or vien quinci e or vien quindi,

E muta nome perchè muta lato.

(P. 11).

Non essendo allora dichiarato infallibile, qualche lucido intervallo di tratto in tratto lo chiappava.

[25.] Strepito che manda l'olio o il grasso quando frigge; questa voce manca al dizionario della lingua. B. del Bene, Cap. in lode della Carbonata:

Apollo..... piglia una padella

E voi Muse un leggiadro contrappunto

In su lo sfrigolar fate di quella.

[26.] Questo fatto è riportato da Lattanzio, De divina iust. — In Plutarco non c'è, sebbene parli di Carneade tre volte nelle Vite parallele.

[27.]

Che dai monti Rifei vengon, ma rari,

Molto di là dagli agghiacciati mari.

[28.] Li condannò ambedue. La volpe, perchè capace di chiedere la restituzione di quello che non aveva dato mai; il lupo, perchè furfante da negare avere ricevuto quello che aveva mangiato.

[29.] Costui arrostiva carni per sè e per fuori, sicchè ogni giorno ne aveva copia di tutti i pesi: riusciva facilmente nel suo intento, surrogando l'arrosto di due libbre a quello di due e mezzo; quello di due e mezzo all'altro di tre, e così di seguito, finchè il pezzo più grosso gli cascava in mano per quello di due libbre.

[30.] V. Storia di un Moscone, e come si dieno le mogli a prova in Corsica.

[31.] V. Mercante di Venezia.

[32.] S'è male preso è ben tenuto.

[33.] Asmodeo è il diavolo dell'amore; alcuni però lo fanno il demonio dell'aritmetica, della geometria e delle matematiche in generale; che tutte queste belle cose fossero governate da un diavolo un dì si aveva per fandonia; solo da quando il Sella tenne il ministero delle finanze in Italia, si cominciò a dubitare che potesse essere verità.

[34.] Vedi il libro del Carnefice dell'avv. Giacomo Borgonuovo.

[35.] Vedi gazzette del giorno.

[36.] Il profeta Eliseo era zuccone; andando in Betel, certi piccoli fanciulli lo uccellarono dicendo: calvo! calvo! Eliseo li maledisse, e due orse uscirono dal bosco e uccisero 42 fanciulli; dico quarantadue. — I Re, 2, c. 2. — Se Eliseo aveva la parrucca, questa strage non succedeva; di qui il lettore vorrà persuadersi della utilità delle parrucche.

[37.] Questo caso è al tutto sconosciuto o poco manifesto: gioverà ricordarlo. Filippo IV di Spagna commette al duca di Veccaro scriva a sua sorella, moglie di Luigi XIV, si adoperi con ogni sua possa a indurre il marito a pacificarsi col cognato, ma lo faccia in modo che paia scrivere spontaneo, non già per comandamento del re, ed il cortigiano puntuale adempie il mandato; la lettera casca nelle mani del Consiglio di Spagna, il quale appone accusa di tradimento al duca. Il re temendo per la sua propria salute non si oppone alla prigionia di lui, ed in segreto fa dirgli stia saldo, egli penserebbe in ogni modo a salvarlo: pertanto, messo il malcapitato al tormento, negò sempre la partecipazione del re, e tanto si spinse da un lato la sua caparbietà a negare, e dall'altro quella del Consiglio a tormentarlo, che all'ultimo morì in mezzo agli strazi. In questo mentre il re faceva esporre il Santissimo Sacramento, raccomandando al popolo di pregare Gesù secondo la sua intenzione, la quale, nota un dotto e pio ecclesiastico, era che il duca morisse su la tortura, perchè in cotesta maniera il re veniva a conseguire due beni: il primo, la sicurezza che il segreto non si sarebbe mai venuto a scoprire; il secondo, che la morte del duca lo avrebbe liberato dallo imbarazzo e dalla spesa di mostrargli la sua gratitudine.

[38.] Tacito, Ann., loc. cit.

[39.] È noto che Mercurio era il dio dei ladri; un dotto e pio ecclesiastico osserva che i cristiani non ne hanno bisogno, come quelli che possiedono san Nicola, e va bene; ma chi protegge, domando io, i ladri ebrei?

[40.] Enimma di Sansone.

[41.] Nei chiostri di San Lorenzo.

[42.] Le pillole s'ingollano involtate nell'ostia.

[43.] Memorie del conte di Malmesbury.

[44.] Memorie del conte di Malmesbury.

[45.] Memorie del conte di Malmesbury.

[46.] Carlo IV dello Child Harold.

[47.] Lord Brougham, difensore della regina, per iscreditare testimoni italiani disse: «credo che di tutti i paesi del mondo il paese più opportuno per trovare testimoni falsi sia il paese di Augusto e dei Borgia!» Rimesteremo noi l'orrida massa di fimo e di sangue dei processi inglesi per gettarla in faccia a lord Brougham? No, pur troppo il mondo va pieno d'infamie, che invece di rimproverarci scambievolmente sarebbe meglio guarire. Ma il Brougham era avvocato a cui pare che tutto sia permesso per difesa dei clienti.

[48.] Così afferma Svetonio nella vita di Claudio; diverso Tacito: «a Claudio fu detto, mentre mangiava, Messalina essere morta, ned ei cercò se di sua mano o di altrui; chiedette bere e seguitò a mangiare

[49.] La regina Carolina morì il 7 agosto 1821 di 53 anni; la sua morte fu attribuita all'angoscia sofferta di essere stata respinta dalla incoronazione del suo marito all'abbazia di Westminster; la ultima infermità fu qualificata infiammazione intestinale. Corse voce comune che l'avvelenassero: su questo proposito io mi stringerò a ripetere quello che il Voltaire scrisse intorno alla morte di Alessandro, figlio di Pietro I di Russia: «egli è certo che di questo principe sventurato si desiderava la morte, e che la Corte di Pietroburgo era provvista di una spezieria celebre per copia di ogni maniera di droghe...»

[50.] Apocal., c. 14, n. 15.

[51.] Sono le notti in cui piovono dal cielo le stelle cadenti.

[52.] Così è, Laura Sade aveva il corpo rifinito crebris partubus.

[53.] Bonbonnière.

[54.] Ritirata chiamasi pure il segno dato ai soldati colle trombe o coi tamburi di raccogliersi ai loro quartieri. Grassi Diz. milit., coll'esempio del Cinuzzi. Manca al Voc. della lingua.

[55.] Tesoro delle Campagne, compilato da Antonio Balbiani. Milano, tip. Politti, Vol. un., p. 623.

[56.] Veramente non senza cerimonie solenni vengono ammessi i gesuiti laici: certo non saranno mica uguali per tutti; quelle che praticarono per la recezione del conte Macharty, del cardinale duca di Talleyrand Périgord e del principe di Croi, grande elemosiniere di Luigi XVIII, trovo descritte nelle Mémoires d'un Jésuite. Entrato il ricevendo nella sala delle Conferenze, lasciasi a meditare sopra un libro contenente le massime della Compagnia. Quindi va alla cappella, dove confessa essere informatissimo di quanto sta per fare, e volere rimanere attaccato alla Società di Gesù. Il capo levasi, va all'altare, piglia una lettera sigillata; la bacia tre volte; poi ordina al recipiendo spoglisi il vecchio uomo, e si purifichi, diengli l'assisa di Gesù Cristo. I purificatori lo spogliano, lo ungono di olio santo in capo, alle mani, al petto, lo esorcizzano, lo coprono col manto gesuitico e, purificato che sia, il capo gli consegna la lettera del generale di Roma, che lo ammette; prima di leggerla ha da giurare il segreto, renunziare alla famiglia, sagrificare moglie, figli, genitori, congiunti, amici, ecc., per la salute della santa Compagnia; allora gli mettono al collo l'abitino da portarsi sempre; poi lo sottopongono ad umiliazioni d'ogni maniera, baciare i piedi altrui, sedere in terra, apprestargli sozza mensa, ecc.; per ultimo conferenze frequenti e lunghe col capo.

[57.] Ecclesias., c. 2, n. 3, 8.

[58.] Voltaire definisce il gesuita: animale che si leva la mattina alle quattro, si corica alle nove, dopo avere recitato tutto il giorno le litanie dei santi. Mémoires d'un Jésuite, p. 7.

[59.] Le parole del dialetto genovese sonano così: voscià, vostra signoria; mii, miri; pettin de ninte, cosa da nulla; invegendòu, confondersi; quinze lie, quindici lire, ecc.

[60.] Quel buon uomo di Plutarco nella vita di C. Mario racconta: «Mario alla fine singhiozzando rispose: riferiscigli che veduto hai Caio Mario ramingo sedere sopra le rovine di Cartagine.»

[61.] Questa Madonna incisa da molti si conosce in commercio: venite ad me omnes, venite tutti da me. Davvero può risparmiarsi gl'inviti.

[62.] Così Lucrezia Borgia, quando la paura dello inferno prevalse in lei. La marchesana di Gonzaga lasciò scritto in proposito: «tanto era sitibonda (di ascoltare le prediche) che non istando contenta di un solo predicatore, duoi predicatori udire voleva; uno la mattina, e l'altro il dopo pranzo, ma eziandio induceva quelli a recare in iscripto molte devote dottrine da quelle udite.» Sempre così; i frantumi di tutti i naufragi vanno a morire sopra la spiaggia.

[63.] Il professore Ricord soleva aprire le sue lezioni con questo dettato: «Dieu créa le ciel, la terre, les animaux, l'homme et les maladies vénériennes».

[64.] Comedat res bonas, bibat vinum praestantissimum laeve, et, si potest haberi, suavissimum.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (moria/morìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.