V. Genesi dello Stato ateniese.
In nessun luogo, meglio che nell'antica Atene, ci è dato seguire almeno le prime traccie dello svilupparsi dello Stato, che avvenne dopochè gli organi della costituzione gentile, in parte trasformati, in parte soppiantati dall'intrusione di organi nuovi, finirono per cedere il posto a vere magistrature di Stato, e il «popolo in armi» che, nelle sue genti, fratrie, tribù, difendeva sè stesso, fu sostituito dalla «forza pubblica» armata, che obbediva a quelle magistrature e poteva così essere rivolta anche contro il popolo. I cangiamenti di forma sono, nei punti essenziali, esposti da Morgan; io devo aggiungere in gran parte il contenuto economico che li produce.
Ai tempi eroici le quattro tribù ateniesi dimoravano ancora, nell'Attica, su territorii distinti; pare che anche le dodici fratrie, che le componevano, avessero avuto sedi separate nelle dodici città di Cecrope. La costituzione era quella dei tempi eroici: Assemblea pubblica, Consiglio del popolo, basileus. Fin dove risale la storia scritta, il terreno era già diviso e passato in proprietà privata, conforme alla produzione mercantile già relativamente sviluppata sullo scorcio dello stadio superiore della Barbarie, e al commercio che le corrisponde. Oltre al grano si produsse il vino e l'olio; il commercio sull'Egèo venne semprepiù sottratto ai Fenici e cadde in gran parte in mani attiche. Colla compra e colla vendita della proprietà fondiaria, colla crescente divisione del lavoro fra l'agricoltura e il mestiere, fra il commercio e la navigazione, i membri delle genti, delle fratrie e delle tribù dovettero bentosto confondersi; nei distretti della fratria e della tribù vennero abitatori, che, sebbene dello stesso popolo, tuttavia non appartenevano a quelle corporazioni, ed erano così stranieri nella loro propria residenza. Perciocchè ogni fratria ed ogni tribù amministrava essa stessa in tempo di pace i suoi proprii affari, senza ricorrere al Consiglio popolare o al basileus di Atene. Ma chi abitava nel territorio della fratria e della tribù senza appartenervi, non poteva, naturalmente, prender parte alcuna a quest'amministrazione.
Il regolare andamento della costituzione gentile ne ebbe tale dissesto, che già ai tempi eroici si dovette porvi riparo. Si introdusse la costituzione attribuita a Teseo. Il cangiamento consistette specialmente nell'istituire un'amministrazione centrale in Atene, per cui una parte degli affari, fin allora indipendentemente amministrati dalle tribù, vennero dichiarati affari comuni e passarono al Consiglio generale sedente in Atene. Con ciò gli Ateniesi fecero un passo più lungo, che mai qualsiasi popolo indigeno in America: alla semplice federazione di tribù finitime subentrò la loro fusione in un unico popolo. Con ciò nacque un diritto popolare comune ateniese, che stava al disopra dei diritti consuetudinarii delle tribù e delle genti; il cittadino ateniese ebbe, come tale, determinati diritti e nuova protezione giuridica, anche sul territorio dov'era estraneo alla tribù. Ma era questo anche il primo passo allo sfacelo della costituzione gentile; perchè era l'adito aperto all'ammissione di cittadini estranei a tutte le tribù dell'Attica, e che pertanto erano e rimasero affatto fuori della costituzione gentile ateniese. Una seconda istituzione attribuita a Teseo fu la divisione di tutto il popolo, senza riguardo a gente, a fratria o tribù, in tre classi: eupatridi o nobili, geomori o agricoltori, e demiurghi o artigiani, e l'attribuzione ai nobili dell'esclusivo diritto ai pubblici uffici. All'infuori di quest'ultimo privilegio, tale divisione restò senza effetti, non fondando fra le tre classi alcuna differenza di diritti. Ma essa è importante, perchè ci presenta i nuovi elementi sociali che silenziosamente si erano sviluppati. Essa mostra, che la consuetudine degli uffici gentili in certe famiglie era già divenuta per esse un titolo alle cariche poco contestato; che queste famiglie, già potenti per ricchezza, cominciavano a comporsi, fuori delle loro genti, in classe distinta privilegiata; e che lo Stato, che sorgeva appunto allora, consacrò queste usurpazioni. Essa mostra altresì che la divisione del lavoro tra agricoltori ed artigiani era già abbastanza forte per emulare, in importanza sociale, l'antica divisione per genti e per tribù. Essa proclama finalmente l'inconciliabile antitesi tra società gentile e Stato; il primo conato di formazione d'uno Stato consiste nello smembrare le genti, dividendole in privilegiati e posposti, e questi ultimi separando pure in due classi di lavoratori, l'una contrapposta all'altra.
La ulteriore storia politica di Atene sino a Solone non è che imperfettamente conosciuta. L'uffizio di basileus cadde in disuso; alla testa dello Stato si posero arconti, scelti fra la nobiltà. Il dominio dei nobili crebbe semprepiù, sino a che, verso il 600 dell'era nostra, divenne intollerabile. E i mezzi principali per sopprimere la libertà comune furono il danaro e l'usura. La principale sede della nobiltà era Atene co' suoi dintorni, dove il commercio marittimo, aiutato spesso dalla pirateria, l'arricchiva, e concentrava il denaro nelle sue mani. Da ciò la sorgente economia a denaro penetrò come un corrosivo nel costume tradizionale delle comunità rurali, fondate sulla primitiva economia in natura. La costituzione gentile è assolutamente incompatibile coll'economia a denaro; la rovina dei piccoli contadini dell'Attica coincise col rallentarsi dei vecchi legami gentili che, avvincendoli, li proteggevano. La dichiarazione di debito e il pignoramento (gli Ateniesi avevano già inventata anche l'ipoteca) non rispettavano nè la gente nè la fratria. E l'antica costituzione gentile non conosceva nè il denaro, nè i prestiti e i debiti in denaro. Onde il dominio finanziario della nobiltà, sempre più rigoglioso, elaborò anche un nuovo diritto consuetudinario per garantire il creditore contro il debitore e per consacrare lo sfruttamento fatto dal possessore di denaro sul contadino. Intere distese di terreno nell'Attica erano irte di colonne ipotecarie. sulle quali stava scritto che il fondo che le portava era impegnato a questo od a quello per tanto o tanto denaro. I campi, che non erano così designati, erano in gran parte già venduti per la avvenuta scadenza dell'ipoteca o degli interessi e passati in proprietà del nobile strozzino; il contadino poteva esser lieto, se gli veniva concesso di continuarvi a restare come fittaiuolo e di vivere di un sesto del prodotto del suo lavoro, pagando gli altri cinque sesti come fitto al nuovo signore. C'è di più. Se il ricavo della vendita del fondo non copriva il debito, o se questo era stato contratto senza ipoteca, il debitore doveva vendere schiavi i suoi figli all'estero per pagare il creditore. Il padre che vende i figli — ecco il primo frutto del diritto paterno e della monogamia! E se il vampiro non era ancor sazio, poteva vendere come schiavo lo stesso debitore. Fu questa la dolce aurora dell'epoca civile presso il popolo ateniese.
Nel passato, allorchè la condizione del popolo corrispondeva ancora alla costituzione gentile, un tale sconvolgimento non sarebbe stato possibile; e ora era avvenuto, non sapevasi come. Ritorniamo un istante ai nostri Irocchesi. Là sarebbe stata inconcepibile una situazione, quale agli Ateniesi si era imposta, per così dire, senza il loro concorso e certo contro il loro volere. Là i metodi di produzione delle sussistenze, rimanendo d'anno in anno supergiù invariati, non potevano generare nè siffatti conflitti, che apparivano come imposti dal di fuori, nè alcuna antitesi di ricchi e di poveri, di sfruttatori e di sfruttati. Gli Irocchesi erano ancora ben lontani dal dominare la natura, ma, nei limiti naturali loro imposti, essi dominavano la loro propria produzione. A parte il caso, di un cattivo raccolto dei loro orti, o l'esaurimento della provvista dei pesci dei loro laghi e fiumi e della selvaggina dei loro boschi, essi sapevano quanto potevano trarre dalla loro maniera di procurarsi le sussistenze. Potevano trarne un sostentamento più o meno abbondante o scarso; ma non mai sconvolgimenti sociali imprevisti, non mai la dissoluzione dei vincoli gentili, la scissione dei compagni della gente o della tribù in classi antagoniste e reciprocamente combattentisi. La produzione si muoveva nei più angusti limiti; ma i produttori dominavano il loro proprio prodotto. Era questo l'immenso vantaggio della produzione barbarica, che andò perduto coll'avvento della civiltà, e riconquistare il quale è il compito della prossima generazione, ma sulla base del potente dominio ormai raggiunto dagli uomini sulla natura, e della libera associazione che oggi è possibile.
Non così fra i Greci. La proprietà privata degli armenti e delle suppellettili di lusso condusse allo scambio tra gl'individui, alla trasformazione dei prodotti in merci. Questo il germe di tutta la trasformazione successiva. Tostochè i produttori non consumarono più essi stessi direttamente il loro prodotto, ma se lo lasciarono uscir di mano cogli scambî, essi cessarono di esserne i padroni. Essi non sapevano più ciò che ne accadeva, e sorgeva la possibilità che un giorno il prodotto venisse impiegato contro il produttore, per sfruttarlo ed opprimerlo. Perciò nessuna società, che non abolisca lo scambio tra gl'individui, può conservare a lungo il dominio sulla sua propria produzione e il controllo sugli effetti sociali del suo sistema di produzione.
Ma gli Ateniesi dovevano imparare quanto rapidamente, sorto lo scambio tra gli individui e trasformatisi i prodotti in merci, il prodotto padroneggia i produttori. Colla produzione mercantile, apparve la coltivazione del terreno fatta dagli individui per proprio conto, e con ciò bentosto la proprietà fondiaria individuale. Sorse inoltre il denaro, la merce universale, con la quale tutte le altre potevano scambiarsi; ma, inventando il denaro, gli uomini non sapevano di creare una nuova forza sociale, l'unica forza universale, dinanzi alla quale tutta la società avrebbe dovuto inchinarsi. E questa nuova forza, sorta improvvisamente all'insaputa e a malgrado de' suoi proprii creatori, fece sentire agli Ateniesi il suo dominio con tutta la brutalità della sua giovinezza.
Che fare? L'antica costituzione gentile non solo si era dimostrata impotente contro la marcia trionfale del denaro; essa era inoltre assolutamente incapace di trovar posto in sè stessa per qualcosa come il denaro, i creditori e i debitori, la riscossione coattiva dei crediti. Ma la nuova forza sociale era omai là, e nè pii desiderii, nè aneliti al ritorno del buon tempo antico cacciavano dal mondo il denaro e l'usura. Per giunta una serie di altre breccie minori doveva subire la costituzione gentile. Il frammischiarsi dei compagni delle genti e delle fratrie su tutto il territorio attico, particolarmente in Atene medesima, era aumentato di generazione in generazione, benchè l'Ateniese potesse bensì vendere fuori della propria gente il suo fondo, ma non ancora la sua casa di abitazione. La divisione del lavoro tra i diversi rami della produzione, l'agricoltura e il mestiere, e nel mestiere stesso le innumerevoli suddivisioni, il commercio, la navigazione, ecc., si erano sviluppate sempre più coi progressi dell'industria e del traffico; la popolazione si divideva ormai, secondo l'occupazione, in gruppi quasi fissi, ciascun dei quali aveva una serie di nuovi interessi comuni, che non trovavano posto nella gente o nella fratria, e la cui tutela esigeva quindi nuove cariche. Il numero degli schiavi si era considerevolmente accresciuto, e già allora deve aver superato di molto quello degli Ateniesi liberi; in origine la costituzione gentile ignorava la schiavitù, e quindi i mezzi di tener a freno questa massa di non liberi. E finalmente il commercio aveva attirata in Atene una moltitudine di stranieri, che vi si stabilivano per far denaro più facilmente, che l'antica costituzione lasciava privi di diritti e di difesa, e che, malgrado la tradizionale tolleranza, rimanevano nel popolo come un elemento estraneo e perturbatore.
In breve, la costituzione gentile volgeva al suo termine. La società ne traripava ogni giorno più, e quella costituzione non poteva nè arrestare, nè rimuovere neanche i mali più funesti, nati sotto i suoi occhi. Lo Stato, frattanto, s'era sviluppato in silenzio. I nuovi gruppi, nati dalla divisione del lavoro, dapprima fra città e campagna, poi fra i varî rami del lavoro urbano, avevano generato nuovi organi per la tutela dei loro interessi; cariche d'ogni sorta erano state istituite. E allora il giovine Stato abbisognò sopratutto di una forza propria, che, presso gli Ateniesi navigatori, doveva essere da principio soltanto una forza marittima per le piccole guerre e per la protezione delle navi mercantili. In un tempo imprecisato, prima di Solone, vennero istituite le naucrarie, piccoli distretti, dodici per ciascuna tribù; ogni naucraria doveva allestire, armare ed equipaggiare un vascello da guerra e fornire inoltre due cavalieri. Questa istituzione intaccava doppiamente la costituzione gentile; in primo luogo, creando una forza pubblica, che non coincideva più senz'altro coll'insieme del popolo armato, e, in secondo luogo, dividendo per la prima volta il popolo a pubblici fini, non più per gruppi di parentela, ma a norma dell'abitazione locale. E di ciò si vedrà poi l'importanza.
Non potendo la costituzione gentile recare alcun aiuto al popolo sfruttato, non rimaneva che lo Stato nascente. E questo lo aiutò colla costituzione di Solone, mentre esso si rafforzava sempre più a spese dell'antica costituzione. Solone — qui non c'interessa come fu introdotta la sua riforma, nell'anno 594 avanti la nostra êra — Solone aprì la serie delle cosiddette rivoluzioni politiche, e lo fece con un attacco alla proprietà. Tutte le rivoluzioni avvenute fino ad oggi furono rivoluzioni per la difesa di una forma della proprietà contro un'altra. Esse non possono proteggere l'una senza danneggiare l'altra. Nella grande rivoluzione francese la proprietà feudale fu sacrificata per salvare la borghese; in quella di Solone fu la proprietà del creditore che dovette soffrire a vantaggio di quella del debitore. I debiti furono semplicemente dichiarati nulli. Le particolarità non ci sono esattamente note, ma Solone si vanta nelle sue poesie di aver rimosse le colonne ipotecarie dai terreni indebitati, e di aver ricondotti in patria i cittadini venduti o fuggiti all'estero per debiti. Questo non era possibile che coll'aperta violazione della proprietà. E infatti, tutte, dalla prima all'ultima, le cosiddette rivoluzioni politiche si fecero a vantaggio di una forma di proprietà, colla confisca, chiamata anche furto, di un'altra forma. Tanto egli è vero, che, da duemila e cinquecento anni in poi, la proprietà non potè esser conservata se non colla violazione continua della proprietà.
Ma ora trattavasi d'impedire il ritorno di un siffatto asservimento dei liberi Ateniesi. Ciò avvenne anzitutto con misure generali, per esempio colla inibizione dei contratti di debito nei quali fosse pegno la persona del debitore. Fu inoltre stabilito un limite massimo della proprietà fondiaria che un individuo potesse possedere, per porre almeno qualche freno alla bulimia della nobiltà pel terreno dei contadini. Si introdussero poi cangiamenti nella costituzione; i più importanti per noi sono questi:
Il Consiglio fu portato a quattrocento membri, cento per ogni tribù; quì la base era ancora la tribù. Ma questo era anche l'unico lato, pel quale l'antica costituzione riappariva nel nuovo corpo dello Stato. Giacchè, pel resto, Solone divise i cittadini in quattro classi secondo la loro proprietà fondiaria e il suo reddito; 500, 300 e 150 medimni di grano (un medimno vale circa 41 litri) erano i ricavi minimi per le prime tre classi; chi aveva una proprietà fondiaria minore o non ne aveva punto cadeva nella quarta classe. Le cariche pubbliche potevano essere coperte soltanto dalle tre prime; le più elevate, solo dalla prima classe; la quarta classe non aveva che il diritto di parlare e di votare nell'assemblea popolare; la quale però eleggeva tutti i funzionarii; a questa essi dovevano rendere i conti; era essa che faceva tutte le leggi, e in essa la quarta classe formava la maggioranza. I privilegi aristocratici furono in parte rinnovati sotto forma di privilegi della ricchezza, ma il popolo conservò il potere sovrano. Le quattro classi formarono inoltre la base di una nuova organizzazione dell'esercito. Le due prime classi fornivano la cavalleria; la terza doveva servire come fanteria pesante; la quarta come fanteria leggiera, senza corazza, o sulla flotta, e probabilmente veniva anche stipendiata.
Qui è dunque introdotto nella costituzione un elemento affatto nuovo: la proprietà privata. I diritti e i doveri dei cittadini dello Stato vengono misurati dalla grandezza della loro proprietà fondiaria, e di quanto guadagnano influenza le classi facoltose, di altrettanto si rattrappiscono le antiche corporazioni consanguinee; la costituzione gentile aveva sofferto un nuovo strazio.
L'attribuzione dei diritti politici a seconda dei beni non era però una di quelle istituzioni, senza cui lo Stato non può esistere. Sebbene essa abbia rappresentato una parte importante nella storia della costituzione degli Stati, nondimeno moltissimi Stati, e precisamente quelli più completamente evoluti, non ne ebbero bisogno. Anche in Atene essa non fu che transitoria; dopo Aristide, tutti gli uffizi erano accessibili a tutti i cittadini.
Durante i successivi ottant'anni, la società ateniese assunse a mano a mano l'indirizzo, che più poi sviluppò nei secoli successivi. All'usura sui terreni, così fiorente prima di Solone, fu posto fine, come pure all'eccessivo accentramento della proprietà fondiaria. Il commercio, il mestiere esercitato sempre più in grande coll'opera degli schiavi, e il lavoro degli artigiani, divennero i principali rami di produzione. Si divenne più illuminati. Scambio di sfruttare i concittadini brutalmente come da principio, si sfruttarono piuttosto gli schiavi e la clientela extra-ateniese. La proprietà mobile, la ricchezza finanziaria, il numero degli schiavi e dei vascelli cresceva sempre più, ma non erano più un semplice mezzo di acquistare proprietà fondiaria, come nella malaccorta epoca precedente; divennero uno scopo essi stessi. Con ciò, da una parte, fu creata una vittoriosa concorrenza all'antica potenza della nobiltà colla nuova classe di ricchi industriali e commercianti, ma, dall'altra, fu anche tolto l'ultimo terreno agli avanzi dell'antica costituzione gentile. I membri delle genti, delle fratrie e delle tribù, sparpagliati per tutta l'Attica e completamente mescolati, non potevano più formare corporazioni politiche; una moltitudine di cittadini ateniesi non apparteneva ad alcuna gente; erano immigrati, ammessi bensì nel diritto civico, ma non in alcuno degli antichi gruppi consanguinei; accanto ad essi vi era poi il sempre crescente numero degl'immigrati stranieri, semplici clienti.
Nel frattempo le lotte di partito proseguivano; la nobiltà tentava riconquistare i suoi passati privilegi, e per un istante riottenne il predominio, finchè la rivoluzione di Cleistene (509 avanti la nostra êra) l'abbattè definitivamente; ma con essa abbattè pure l'ultimo residuo della costituzione gentile.
Cleistene, nella sua nuova costituzione, disconobbe le quattro antiche tribù fondate sulle genti e sulle fratrie. Subentrò un'organizzazione affatto nuova, sulla base della divisione dei cittadini secondo la residenza, come si era fatto per le naucrarie. L'essenziale non era più l'appartenere a gruppi consanguinei, ma il luogo dell'abitazione; non veniva diviso il popolo, ma il territorio, e gli abitanti divennero politicamente una semplice appendice del territorio.
Tutta l'Attica fu divisa in cento distretti comunali, o demi, ciascun dei quali si amministrava da sè. I cittadini residenti in ogni demo (demoti) eleggevano il loro capo (demarco) e il loro tesoriere, più trenta giudici con giurisdizione sulle piccole controversie. Avevano ancora un proprio tempio e un dio protettore, o eroe, di cui eleggevano i sacerdoti. Nel demo il supremo potere era l'assemblea dei demoti. È, come ben osserva Morgan, il tipo dei Comuni urbani d'America, che si governano da sè stessi. Il nascente Stato ateniese partiva da quella stessa unità, con la quale finisce lo Stato moderno nel suo più elevato sviluppo.
Dieci di queste unità, demi, formavano una tribù, che ora, a differenza dalle antiche tribù consanguinee, piglia nome di tribù locale. La tribù locale non era solo una tribù politica autonoma, era anche una corporazione militare; eleggeva il filarco, o capo della tribù, che comandava la cavalleria, il tassiarco per la fanteria, e lo stratega che comandava tutta la milizia reclutata nel territorio della tribù. Forniva inoltre cinque navi da guerra con rispettivi equipaggi e comandanti, e aveva per sacro patrono un eroe attico, dal cui nome si intitolava. Finalmente eleggeva cinquanta consiglieri nel Consiglio ateniese.
La somma di tutto ciò era lo Stato ateniese, retto dal Consiglio composto dei cinquecento eletti delle dieci tribù, e in ultima istanza dall'Assemblea del popolo, dove ogni cittadino ateniese aveva accesso e diritto di voto; allato, arconti ed altri funzionari curavano i differenti rami amministrativi e giudiziarii. Un funzionario supremo del potere esecutivo non esisteva in Atene.
Con questa nuova costituzione e coll'ammissione di un grandissimo numero di clienti, in parte immigrati, in parte schiavi affrancati, gli organi della costituzione gentile erano stati scacciati dagli affari pubblici; essi discesero al grado di riunioni private e di confraternite religiose. Ma l'influenza morale, il tradizionale modo di concepire e di pensare dell'antica epoca gentile, continuarono ad ereditarsi per lungo tempo e non svanirono che a poco a poco. Ciò si vide in una ulteriore istituzione dello Stato.
Vedemmo che una delle essenziali caratteristiche dello Stato consiste in una forza pubblica distinta dalla massa del popolo. Atene non aveva allora che l'esercito popolare e una flotta fornita immediatamente dal popolo; quello e questa la difendevano dall'estero e tenevano a freno gli schiavi, che già formavano la grande maggioranza della popolazione. Di fronte ai cittadini la forza pubblica non esistì da principio che come polizia, la quale è vecchia quanto lo Stato, per lo che gl'ingenui francesi del secolo XVIII non parlavano di popoli inciviliti, ma di nations policées. Gli Ateniesi, insieme al loro Stato, istituirono quindi anche una polizia, una vera gendarmeria di arcieri a piedi e a cavallo. Ma questa gendarmeria era formata... di schiavi. Sembrava così degradante questo mestiere di birro al libero ateniese, che egli si lasciava piuttosto arrestare da schiavi armati, anzi che prestarsi esso stesso a tale ignominia. Questo era ancora l'antico sentimento gentile. Lo Stato non poteva sussistere senza polizia, ma esso era ancora giovane, e non godeva ancora sufficiente autorità morale, per rendere stimabile un mestiere, che agli antichi compagni gentili appariva necessariamente infame.
Quanto lo Stato, organato omai nei suoi tratti essenziali, fosse adatto alla nuova condizione sociale degli Ateniesi, lo mostra il rapido fiorire della ricchezza, del commercio e dell'industria. L'antagonismo di classi, sul quale riposavano le istituzioni politiche e sociali, non era più fra nobiltà e popolo comune, ma fra schiavi e liberi, fra clienti e cittadini. Al tempo del massimo fiore l'intera cittadinanza ateniese libera, donne e fanciulli compresi, consisteva di circa 90,000 individui, accanto ai quali si contavano 365,000 schiavi di ambo i sessi e 45,000 clienti — stranieri ed affrancati. Per ogni cittadino maschio adulto v'erano quindi almeno 18 schiavi, e più di due clienti. Il gran numero di schiavi proveniva dal fatto, che molti di essi lavoravano insieme nelle manifatture, grandi officine, sotto la sorveglianza d'ispettori. Ma, collo sviluppo del commercio e dell'industria, vennero l'accumulazione e la concentrazione delle ricchezze in poche mani, l'impoverimento della massa dei liberi cittadini, ai quali non rimaneva altra scelta, che, o di far concorrenza al lavoro schiavo col proprio lavoro manuale — ciò che passava per disonorevole, «banauso», e prometteva anche poco profitto — o diventare dei parassiti. Per necessità, date le circostanze, abbracciarono il secondo partito, ed essendo essi la massa, portarono con ciò lo sfacelo in tutto lo Stato ateniese. Non la democrazia rovinò Atene, come pretendono i pedanti piaggiatori dei principi europei, ma la schiavitù, che proscriveva il lavoro del cittadino libero.
La genesi dello Stato presso gli Ateniesi è un modello particolarmente tipico della formazione dello Stato in generale, perchè, da un lato, ha luogo senza perturbazioni, senza influsso di violenze interne od esterne — la usurpazione di Pisistrato non lasciò traccia della sua breve durata — e perchè, d'altro lato, fa scaturire direttamente dalla società gentile una forma di Stato già assai evoluta, la repubblica democratica; e, finalmente, perchè conosciamo sufficientemente tutte le sue particolarità essenziali.