NOTE:
[1]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. II, pag. 51.
[2]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 87, e vol. II, pag. 251.
[3]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 201, 212, 244.
[4]. Questo illustre naturalista e ardito viaggiatore italiano fu spedito nel 1825 nel Sènnaar dal vicerè dell'Egitto Mahàmmed-Aly per istudiarvi il terreno; ma troppo presto e con grave danno della scienza cadde vittima dell'insalubrità del clima a Chartùm nel settembre 1826. Venne seppellito nel deserto a mezzodì delle poche capanne, di cui allora si componeva Chartùm; ed ora quella parte di deserto è occupata dagli abitati della città ingrandita. Io feci di tutto per rinvenirne le ossa, assistito dal dottore Peney ispettore sanitario del Sudàn, e da un vecchio greco, per nome Dimitri, che aveva conosciuto il Brocchi ed era stato presente alla sepoltura; ma indarno. Io dovetti contentarmi di far porre nel cimitero cristiano una pietra con iscrizione, la quale almeno indicasse il nome dell'illustre bassanese.
[5]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. II, pag. 102.
[6]. Pianta, del cui fusto che è leggerissimo si servono le donne per passare dall'una all'altra riva del fiume.
[7]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 19.
[8]. Viaggio sul fiume Bianco, Verona, Tipografia Vicentini e Franchini, 1861.
[9]. Expedition zur Entdeckung der Quellen des weissen Nils. Werne, Berlin, 1848.
[10]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 266-270.
[11]. Il paese dei Scìr è posto sulle rive del fiume Bianco tra il 5º e il 6º gr. Lat. N. a settentrione dei Bàri, coi quali confina.
[12]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 215.
[13]. Vedi mie memorie «Il Sènnaar e lo Sciangallàh.» Vol. I, pag. 217.
[14]. Pochi giorni dopo la stampa di questa pagina, il vescovo Daniele Comboni mi scriveva da Chartùm in data 12 marzo 1881.
«.... Cher-Allàh, il vostro turcimanno Cher-Allàh, che tanto vi ha assistito a trar fuori dalle ombre la lingua dei Dénka, è morto poco tempo fa. Voi, don Giovanni, che avete conosciuta la vita di questo incomparabile cristiano, sappiate che com'egli visse da santo, da santo morì.»
[15]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 213, e vol. II, pag. 183.
[16]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 211, e vol. II, pag. 182.
[17]. Vedi mia relazione, 13 dicembre 1859, Viaggio sul fiume Bianco. — Verona, Tipografia Vicentini e Franchini, 1861.
[18]. Vedi «Le fleuve Blanc, notes géographiques et ethnologiques» — Paris. Arthus Bertrand, editeur, libraire de la société de géographie, 21, rue Hautefeuille.
[19]. Vedi mia relazione, 13 dicembre 1859, Viaggio sul fiume Bianco. — Verona, tipografia Vicentini e Franchini, 1861, con carta lit. Penuti.
[20]. Vedi mia relazione, 13 dicembre 1859, Viaggio sul fiume Bianco. — Verona, tipografia Vicentini e Franchini, 1861, con carta lit. Penuti.
[21]. Il nome di detta tribù tanto dai fratelli Poncet che dal Lejean venne scritto sempre Nìam-Niàm.
[22]. E qui si noti che sono i soli Dénka e i Bàri che chiamano con questo nome quella tribù, e che sì gli uni che gli altri per esprimere gran quantità di una cosa, ripetono il nome della cosa stessa due e anche tre volte. Di fatto i Gnam-Gnàm dei Dénka e dei Bàri dànno a sè stessi il nome di Zandèh; «e i Bòngo del nord li chiamano Mùndo e talvolta Maniània (Magniàgnia?); e dai Mittù dell'est sono detti Makarakkà; dai Gòlo, Kùnda; e i Mumbuttù li denominano Babùnghera.» (Vedi Giorgio Schweinfurth, nel cuore dell'Africa, vol. II, p. 3, ove dice pure; «il nome sotto il quale li conosciamo, e che vuol essere pronunziato Gnam-Gnàm (così), è preso dalla lingua dénka (così), e significa mangiatore, o meglio gran mangiatore, e allude evidentemente (egli dice) al cannibalismo della gente cui è imposto;» — significato ed allusione, a cui io non posso sottoscrivere.)
[23]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. II, pag. 164.
[24]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. II, pag. 193.
[25]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 266, 268.
[26]. Isaia, cap. XLII, salmo LXXII.
[27]. Il nome di questa tribù, ch'io trovo scritto quasi sempre sulle carte geografiche a destra del fiume, deve essere posto a sinistra. Le stabili abitazioni dei Kìc, ch'io visitai nel 1858 col missionario Comboni, ora Vescovo di Claudiopoli e Vicario Apostolico dell'Africa centrale, sono tutte a sinistra del fiume ad una giornata circa di cammino, e non è che durante la stagione secca, che per la comodità dei pascoli i Kìc s'appressano al fiume provvisoriamente lungo la riva sinistra, passando alcuni anche sulla riva destra.
[28]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, p. 243.
[29]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 35.
[30]. Vedi mie memorie: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, vol. I, pag. 120.
[31]. Le fleuve Blanc. — Notes géographiques et ethnologiques et les chasses à l'élephant dans le pays des Dénka et des Djour. — Paris, Arthus Bertrand éditeur.
[32]. Vedi mia Gram. dénka, cap. IV, § 37.
[33]. In tutto il tempo che la Missione si sostenne con enormi spese e con grandissime difficoltà, cioè dall'anno 1852 al 1860, i battezzati furono 47; n. 34 dal Provicario Apostolico Ignazio Knoblecher: n. 12 dal Presidente Antonio Überbacher, dieci dei quali per ordine del medesimo Provicario; e n. 1 dal missionario Antonio Kaufman.
[34]. Quest'ultimo giovinetto dopo due anni mi comparve, quasi per incanto, nel Cairo mentre tornavo in Europa, essendo stata la Missione Cattolica dell'Africa Centrale affidata ai Padri Francescani. Egli fece meco il viaggio a Terra Santa, a Costantinopoli, a Vienna; e giunti a Verona, egli venne battezzato col nome di Michele nella chiesa di S. Paolo di Campo Marzo, e gli fu padrino l'illustre comm. conte Antonio Pompei. Dopo cinque anni, affetto d'infiammazione polmonare, ritornò in Cairo, a spese dell'amato suo padrino, nella speranza che si potesse rimettere in salute; qui fu accolto amorosamente nel convento dei Padri Francescani, ove dopo un anno morì.
Un'indole così dolce, così facile, così semplice, così buona come nel mio caro Michele, non la riscontrai che nel mio turcimanno Cher-Allàh, tutti e due veri tipi di bontà, profondamente cristiani. — E quali vissero, così morirono nella pace, tranquilli e contenti.
La morte non è nulla, o cari, per coloro che v'assomigliano! per essi non vi sono nè tenebre, nè ombre, che si dileguano come la stella del mattino sotto i raggi dorati dell'aurora....
Voi otteneste la vittoria senza combattimento, e la corona senza lotta!...
Or pregate in cielo per chi ha fatto qualche cosa per voi!...
[35]. Giorgio Schweinfurth. Nel cuore dell'Africa, vol. II, cap. XIV, pag. 179.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Nel testo originale sono presenti segni diacritici (accenti, legature, punti sovrascritti) per rappresentare foneticamente le parole della lingua dénka. In particolare, la legatura è usata per segnalare il suono della lettera n unita ad altre lettere: è stata qui resa tramite la tilde (ñ).
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.