IV.

Oh lauri, quanto un giorno a l'anima nostra soavi!

Alta venia ridendo ella fra gli alti steli.

L'ombra de' bei capegli oscura battea come un'ala

su la sua fronte; i lunghi occhi parean più neri.

Freschi salían di sotto il breve suo passo gli effluvi;

molli pioveano albori da le vocali cime.

L'Erme da l'ombra mute sorgendo in lor forma divina,

vigili meditanti anime ne la pietra,

lei riguardavan, come assorte in pensiero d'amore:

sotto il lor piè quadrato, snelli fiorian gli acanti.

Io per sentieri ignoti fra' lauri così la seguii

trepidamente, e parve fosse d'in torno l'alba.

Parvemi, lei seguendo fra' lauri, che dietro quell'orme

ratto fuggisse il sangue mio dal profondo core

quale un vapor da calice colmo, e di vene novelle

tutto l'amato corpo anche cingesse, e mista

l'anima mia per tale prodigio a la bella persona

fulgida avesse gioja da la comune vita.

Fulgida gioja, oh grande mia comunione d'amore

onde in bei fior di luce vaghi nascean pensieri!

Parvemi, lei seguendo, che simile in vista a la donna

cui lungo il rivo scorse Dante tra' freschi maj

(Deh bella Donna — ei fece — ch'a' raggi d'amore ti scaldi! —

Volsesi la soletta in su 'l vermiglio a lui)

ella in salir per l'erbe vestigia stellanti lasciasse,

gemmee spandesse ai mirti da le sue man rugiade.

— Ecco, la Notte ascende per l'umido cielo: viole

trae ne l'aerea vesta, pallide rose trae.

Leva col piè fulgori di stelle per gli archi profondi:

treman le stelle, come polvere effusa d'oro.

Vede l'innumerevole riso d'a torno in gran cerchi

spandersi: gode al sommo ella seder regina.

Voi salirete, o donna, così l'altura ove al sommo

s'apre, fiammando forte, quella mia speme nuova.

S'apre solinga in cima, qual rosa che imperlano dolci

lacrime, che il più caldo sangue del petto irrora.

Risplenderanvi sotto il piè nel cammino le stelle;

racconteran le stelle la maraviglia ai cieli.

Voi ne la gloria, voi nel riso d'amore salendo,

giugnere udrete il canto: «Ella, ella sola è gioja.

Entro le man sue reca più luce che non l'Ora prima;

fatta ella tutta quanta è di sovrane cose.»