III.

Deh nel mattin recante gran fior di rugiade novelle,

quando improvvisa apparve l'esule dea tra' rami,

deh come tutte d'intimo ardor palpitarono l'acque

poi che sentìan l'antica divinità redire!

Fulsero i tronchi allora con lume di puri diaspri;

ebbero allor le foglie de l'adamante i fuochi.

Quivi il pastore biondo bellissimo Endimione

Trivïa seco addusse; quivi prigion lui tiene.

Sta l'alta maraviglia. Par sempre rifulgono i tronchi

quivi in rigor di pietra simili a gemmei steli.

Piegansi i rami, carchi di verdi cristalli politi;

pendon tra ramo e ramo lunghi velari d'oro,

poi che per entro questi misteri invisibile Aracne

a le sottili attende opere de' telai.

Tacciono i venti sopra: non fremito corre le cime;

non, nel profondo incanto, giungon da l'Urbe voci.

Nascere dal silenzio pajono tutte le cose

come le salienti nubi dal mare; e immote

(tali il giacente inconscio nel sogno ingannevoli forme

vede, che a lui da l'imo genera il lento cuore)

durano: soli i lauri con lieve tremito incessante

dan tra la selva indizio de la nascosta vita.