SCENA PRIMA.
Simonetto è seduto presso la nonna, mentre le due nutrici attendono all'opera del filo.
Donna Aldegrina.
Va, Simonetto, va con Annabella
a dar due passi, prima che si faccia
sera. Svàgati un poco.
Simonetto.
No, non ho voglia. Sono stanco, nonna.
Donna Aldegrina.
Ti sei levato or ora!
Simonetto.
Vedi, non c'è più sole.
Fra poco piove. Senti come gridano
le rondini.
Annabella.
È una nuvola di giugno.
Simonetto.
Tuona.
Annabella.
Non tuona. È il Sagittario in piena,
che romba.
Donna Aldegrina.
Va a vedere il Sagittario,
Simonetto. Va fino alla spianata.
È tutto spume, fa l'arcobaleno,
bello a vederlo.
Simonetto.
Allora
fammi portare con la portantina,
nonna.
Donna Aldegrina.
Bambino pigro,
che capriccio ti viene?
È tutta rotta: non si regge più
su le stanghe. È più vecchia
di me. Quando la povera
Monica (s'abbia pace
nel cielo) venne sposa, ed io le andai
incontro a Bocca Mezzana con otto
portatori per cambio,
il broccatello rosso era già stinto.
Simonetto.
Come il mio sangue, nonna. È stinto già.
Vedi quanto mi dura
questo piccolo taglio, qui, sul dito!
Non mi si chiude più: ci si fa sempre
una goccia bianchiccia
come una perla. Nonna,
sono tanto malato.
Donna Aldegrina.
Non è vero. Stai meglio. Oggi sei meno
pallido.
Simonetto.
Ma che male
è questo?
Donna Aldegrina.
Il male dell'adolescenza,
non altro. Cresci. Sei su i diciassette
anni.
Simonetto.
M'avevi detto: «A primavera
guarirai.» L'estate
è venuta, e mi sembra di morire
a poco a poco. No, non voglio. Nonna,
perchè non mi guarisci? Benedetta,
tu che m'hai allattato,
sei così forte; e tu non fai niente
per me. La lana nera! E fili e fili
sempre. Mi fai la coltre.
Benedetta.
Figliuolo mio, ti faccio un voto ad ogni
agugliata che traggo dal pennecchio.
E come incocco e come do la torta,
sei sempre meco nel mio filo pieno.
Simonetto.
Ah che tanfo di polvere e di muffa
in tutta questa pergamena. Nonna,
non lo senti? E che fa
Gioietta? Qualche cosa mi mancava
e non sapevo che;
ed era la sua voce.
Annabella.
Non dà più
acqua. Il canale s'è ingrommato.
Simonetto.
È chiusa
anche la vita di Gioietta! Le hanno
tolto il gioco di ridere
e di piangere a un tempo con tre piccole
bocche. Nonna, e ci restano le carte
muffite. E scartabelli, e scartabelli!
E quel poco di vento che si muove
da ogni foglio, è la volontà dei morti.
E ridiventeremo ricchi! Allora
voi manderete a Napoli
Simonetto de Sangro in portantina
e pagherete cento
dottori e glie li metterete intorno
a medicarlo... Datemi
aria!
Donna Aldegrina.
Non t'agitare, Simonetto.
Sei smanioso. Hai la fronte che stilla,
le mani sudaticce.
Simonetto.
Voglio andare
a Cappadòcia, dalla zia Costanza.
Mettetemi sul mulo
che sa la strada. Ah come si respira
nei boschi di castagni! Voglio ancóra
il mio schioppo e i miei cani
pezzati, bianchi e neri, bianchi e falbi;
e quei belli occhi franchi,
e quelle orecchie molli
come il velluto; e le sorgenti fredde
del Liri tra i macigni, dove scendono
e salgono le donne
con le conche sul capo; e quella stanza
bianca, dove si dorme
in pace tra l'armadio e il canterano
che stanno cheti senza scricchiolare
e sanno di lavanda.
Voglio tornare là.
Donna Aldegrina.
Ci tornerai
quando vorrai.
Simonetto.
C'ero di questo mese,
or è l'anno; di questo giorno, c'ero.
E non sapevo che la morte...
Donna Aldegrina.
Quando
vuoi partire? Domani?
Simonetto.
Anche tu, anche Gigliola, però.
Anche Annabella e Benedetta. Andiamo
via, tutti noi!
Una pausa.
Nessuno mi chiamò
quando la mamma ebbe il vaiuolo nero.
Donna Aldegrina.
Il contagio... il pericolo per te.
Simonetto.
Si può partire e poi...
Benedetta.
Ogni tanto diceva Donna Mònica:
«No, no, per carità! Viene, e si prende
il mio male... Tenetelo lontano.»
Simonetto.
Ahimé, nutrice, anche diceva quando
era l'estate (non te ne ricordi?)
«Stasera apparecchiate sotto il platano.
Ceneremo all'aperto.»
E veniva da i monti la frescura
su la tovaglia, ed era intorno ai lumi
un aliare di farfalle, e noi
gittavamo le mandorle novelle
contro i pavoni appollaiati...
Si leva di sùbito.
Andiamo,
Annabella.
Donna Aldegrina.
Che hai? Perchè sobbalzi?
Simonetto.
Ho sentito un fruscìo giù per le scale.
Ora scende la femmina.
Donna Aldegrina.
È Gigliola.
Guarda.