SCENA PRIMA.
Entra per la porta sinistra Benedetta recando una lucerna accesa di più lucignoli. Gigliola esce dalla cappella e passa tra i mausolei dell'arcata. Tutt'assorta nel suo pensiero terribile, spinta da una straordinaria forza di volontà finale, va per l'ombra dirittamente verso il cumulo delle carte ov'è celato il sacco degli aspidi. Scorgendo la donna nel chiarore vacillante, s'arresta di sùbito, con un grido soffocato.
Gigliola.
Ah! Chi sei? chi sei?
Benedetta.
Io, io, Benedetta.
Gigliola.
Benedetta, sei tu? Che vuoi? Perché
vieni?
Benedetta.
Ho portata la lucerna. È buio.
Suona un'ora di notte.
La pone su la tavola ingombra.
Gigliola.
E che mi dici? S'è acquetato?
Benedetta.
No.
Smania ancóra. Oh che pena,
che pena! Vuole te. Ti chiama sempre.
La febbre sale.
Gigliola.
E l'hai lasciato solo?
Benedetta.
Annabella è rimasta al capezzale.
Si accosta a Gigliola e la guarda.
Ma tu, ma tu stai peggio
del tuo fratello! Bruci.
La febbre ti divora
gli occhi.
Gigliola.
A quest'ora la casa era piena
d'urli e di pianti. Ti ricordi?
Benedetta.
Figlia,
mi fai paura. Scuòtiti.
Gigliola.
A quest'ora,
una povera cosa straziata
era là, sopra un letto bianco...
Benedetta.
Figlia,
il castigo verrà. Non disperare.
Gigliola.
A quest'ora la bocca
più dolce che abbia mai
fatto udire, movendosi
appena appena, le parole mute
che nessuno sa come si sepàrino
dal cuore, ti ricordi?
era sformata, divenuta orribile
di strazio, mal fasciata
perché non la guardassi
io che vedevo solo
quella nel mondo...
Benedetta.
Figlia,
non ti fissare così! Tu mi fai
paura.
Gigliola.
Ma mi chiama,
mi chiama. Benedetta,
anche tu le eri cara.
Abbracciami per lei.
Sii fedele a quel povero bambino...
Benedetta.
Va da lui, che ti vuole.
Non star più qui. Se non vai, non s'acqueta.
Gigliola.
Andrò. Ma tu mi devi
aiutare.
Benedetta.
Sì. Dimmi.
Gigliola.
Accendi là nella cappella tutti
i candelabri, tutte
le lampade. Ch'io trovi la gran luce
quando ritorno. Va.
Benedetta.
Farò come tu vuoi.
Troverai tutto acceso.
L'anima santa ti protegga.
Gigliola.
Va.
La sospinge verso la porta; si sofferma a guardarla. Poi, come la donna scompare, ella si volge; cammina verso il cumulo delle carte; s'inginocchia, brancola, ritrova il sacco letale, mentre parla sommessamente come chi prega ma con un fervore eroico che la irradia.
Madre, tutte le lampade,
madre, tutte le fiaccole
pel sacrifizio in questa
ora che non avrà
l'eguale! Ho conosciuto
il deperire lento,
granello per granello,
respirando la polvere
delle cose consunte.
E lo sfacelo fu
per un anno il mio padre.
Il mio padre ebbe nome
dissolvimento. E l'altro
non fu più mio, lo sai;
perché due sono, due
furono alla ferócia.
E, da che tu sparisti,
sola qui dentro ho udito
nella notte e nel giorno
la parola del tarlo
per consolarmi, sola
quella sillaba eguale
empir l'immensità
della malinconia
nel mio cuore e nel mondo.
Madre, e dammi ora tu
la forza di venire
a te placata, a te
pacificata, a te
che lasciasti nell'anima,
mia la vocazione
della morte. Io la morte
mi pongo alle calcagna,
andando alla vendetta;
ch'io non possa tornare
né rivolgermi in dietro
né soffermarmi. E, come
il tuo trapasso fu
atroce, così voglio
il mio, madre, per me
che non ti vigilai,
che scamparti non seppi.
E quanto più selvaggio
sarà questo supplizio
tanto più mi parrà
esserti presso, in te
ricongiungermi, in te
confondermi, una sola
cosa ridivenire
con te, madre, come
quando tu mi portavi
nel tuo silenzio santo.
Mezzo nascosta dal cumulo, quasi irrigidita dallo sforzo inumano per vincere il ribrezzo, ella scioglie la cordella verde, caccia ambe le mani nel sacco mortifero. L'orrore e lo spasimo le contraggono i muscoli del volto esangue; ma ella mozza coi denti il grido dell'istinto insorto.
È fatto.
Ella ha la forza di richiudere il sacco e di legarlo.
Madre, tu m'hai dato l'animo.
Si alza, cammina; solleva per l'anello di bronzo il chiusino della fonte di Gioietta; caccia il sacco nel vano; lascia ricadere il disco di pietra. Si cerca il crinale nella veste.
Madre, assistimi ancóra!
S'ode dietro la porta sinistra la voce di Annabella.
La voce di Annabella.
Benedetta!
Benedetta!
Risolutamente la moritura si lancia su per la scala buia, scompare.