NOTE AL CAPITOLO OTTAVO.

[17]. John Fiske: The critical Period of American History 1783-89 (Macmillan and C.o London), opera notevole su questo periodo veramente decisivo della sorgente nazione americana.

[18]. Sulla psicologia politica del popolo anglo-americano vedi il bel lavoro di Émile Boutmy (Éléments d'une Psychologie politique du peuple américain — Paris 1902), cui ho largamente attinto in questo ed in qualche altro capitolo.

[19]. Sulla Costituzione federale, di cui in appendice diamo il testo, vedi sovratutto il cap. VIII della parte I dell'opera classica di Alessio di Tocqueville (La Democrazia in America; trad. ital. in Biblioteca di scienze politiche, vol. I, Parte II, Torino, Unione Tipografico-editrice, 1884); il volume II dell'opera pure classica del Bryce (The American Commonwealth, London 1888), riassunto nell'ottima recensione analitica del Villari (La Costituzione degli Stati Uniti d'America, in Saggi storici e critici — Bologna, 1890); gli scritti speciali dello Sterne (Storia Costituzionale e sviluppo politico degli Stati Uniti), del Davis (Sviluppo dei rapporti fra i tre poteri dello Stato nelle Costituzioni americane), del Boutmy (Le origini e lo sviluppo della Costituzione degli Stati Uniti d'America), del Sumner Maine (La Costituzione federale degli Stati Uniti d'America), del Cooley (Principi generali di Diritto Costituzionale negli Stati Uniti d'America) raccolti tutti sotto veste italiana nella Biblioteca di Scienze politiche, del Brunialti, vol. VI, parte I; la monografia del Palma (Costituzioni moderne — Gli Stati Uniti d'America [Nuova Antologia, set.-nov., 1880]).

[20]. La Costituzione di Stato è pel singolo Stato quello che la Costituzione federale per l'intera Unione, la legge cioè fondamentale generale decretata direttamente dal popolo d'ogni Stato e revocabile o modificabile solo per opera del popolo, non già dei corpi rappresentativi dello Stato, le cui deliberazioni o leggi hanno valore solo finchè siano compatibili con la Costituzione dello Stato. Queste Costituzioni di Stato sono così i monumenti politici più antichi del paese, giacchè non sono che la continuazione cronologica e logica delle carte, privilegi, patenti, statuti, ecc., su cui si basavano i governi coloniali anteriormente alla Rivoluzione. Nell'evoluzione dei governi di Stato, quali emanano da queste Costituzioni, si possono distinguere tre periodi. Il primo abbraccia circa un trentennio, dal 1776 al 1802, e contiene le prime Costituzioni dei 13 Stati originari e quelle degli Stati di Kentucky, Vermont, Tennessee ed Ohio, costituzioni nelle quali, mentre si manifesta chiara la maggiore diffidenza verso il potere esecutivo e militare, si lasciano amplissimi poteri all'Assemblea, fatta, a dir così, procuratore generale del popolo da essa rappresentato: «l'esperienza prova, diceva il Madison nella Convenzione di Filadelfia del 1787, che vi ha nei nostri Governi la tendenza di gettare tutti i poteri nel vortice del potere legislativo. I poteri esecutivi degli Stati sono più che altro vane parvenze. L'Assemblea legislativa è onnipotente». Il secondo periodo, che abbraccia la prima metà circa del sec. XIX fino al giorno cioè in cui l'intensità della lotta pro e contro la schiavitù interruppe lo svolgimento progressivo dell'Unione, è contrassegnato da una generale democratizzazione di tutte le istituzioni, dovuta oltrecchè allo sviluppo naturale dei primi germi all'influenza delle idee repubblicane di Francia, influenza che venne meno solo dopo il 1815 e cessò affatto con la metà del secolo: è questo il periodo in cui comincia a prender fondamento e ad applicarsi il principio che gli istituti politici e giuridici debbono esser opera diretta anzichè indiretta del popolo sovrano. Questo concetto trionfa sempre più nel terzo periodo, che comincia circa al tempo della guerra civile, periodo però nel quale accanto a questa maggior efficacia della sovranità popolare esercitantesi direttamente a danno bene spesso dell'Assemblea legislativa, cui vengono tolti molti poteri per darli al popolo, si fa viva la tendenza a rafforzare i poteri esecutivo e giudiziario.

I tipi poi, cui possono ridursi questi governi di Stato nel corso del sec. XIX, sono tre: il vecchio tipo coloniale (Nuova Inghilterra ed antichi Stati centrali), il tipo degli Stati meridionali o già a schiavi (nel quale è evidente la influenza della prima Costituzione virginiana) ed il tipo degli Stati nuovi od occidentali. Dopo la guerra di Secessione però e l'abolizione della schiavitù con la conseguente trasformazione radicale del Sud nel campo politico non meno che in quello economico-sociale, gli Stati meridionali si diedero in generale nuove Costituzioni non molto diverse da quelle degli Stati nuovi del Nord-Ovest e Pacifico; cosicchè i tipi si ridussero a due, quello dei vecchi Stati dal potere esecutivo generalmente più forte, dalle costituzioni meno particolareggiate e quindi meno bisognose di mutamenti, e quello degli Stati nuovi o rinnovati dai poteri popolari più ampli, dalle costituzioni più lunghe, più particolareggiate, più ricche di materia, più soggette sopratutto e per lo stesso loro carattere minuzioso e per la mobilità e le trasformazioni economico-sociali molto più rapide nelle nuove che nelle vecchie sedi a continui mutamenti.

Su queste Costituzioni di Stato vedi in particolare il II volume del Bryce: The American Commonwealth (London, 1888). Quanto al testo di esse, la miglior raccolta per il tempo fino cui arriva è quella pubblicata per incarico del Congresso americano da Ben. Perley Poore, col titolo Federal and State Constitutions (Washington 1878) in 2 volumi. Anche in Italia furono pubblicate parecchie di queste Costituzioni di Stato nel vol. II della Raccolta di Costituzioni (Torino, 1848). Un ottimo cenno complessivo su esse seguito dal testo di alcune trovasi nel vol. VI, parte I, della Biblioteca di Scienze politiche del Brunialti, col titolo «Le Costituzioni degli Stati Uniti d'America — Testi e commenti» (p. 959-1242, Unione Tipografico-editrice Torinese).