II.
In cucina, mezzo al buio; la principessa e il maggiordomo:
La principessa (che dorme seduta in un angolo accanto alla màdia: destandosi di colpo). Romolo!... Che ora è?
Il maggiordomo (raschia, ma non risponde. Sotto la cappa dei fornelli a gas sta preparando una scodella di zuppa con poco brodo e molto vino).
La principessa (sospira, si volta sulla seggiola, russa; poi di nuovo risvegliandosi). Romolo! Che ora è?
Il maggiordomo (con la voce grossa, sgarbata, da servitore che spadroneggia). Non è ancora mezzanotte, maledetta la furia!... C'è tempo!
La principessa. Già: sicuro. Stasera è anche la primissima del ballo nuovo! (soffia, starnuta e fa un altro pisolo).
Il maggiordomo della principessa, un Ercole infingardo e melenso, è il marito della portinaia. Nel casamento ha la mansione speciale di attendere ai caloriferi: tutto il giorno nei sotterranei, la sera sale ai mezzanini, indossando, ancora col muso e con le manacce nere di carbone, la livrea nocciuola degli Strufelzkoy, ricca di bottoni, ma scarsa di maniche.
Un'ora dopo: nella sala da giuoco, tappezzata di carta moarè color rosso cupo. Il maggiordomo in punta di piedi sullo sgabello, sta cambiando il tubo ad una delle quattro lucerne a gas, sporgenti dalle pareti. La principessa lo sostiene con equilibrio facendogli puntello alle gambe con le due mani.
Il maggiordomo (traballando). Forte!... Tenga forte! Se mi lascia scivolare le spacco la campana sulla testa!
La principessa (con dolcezza insinuante). Da bravo!... Non ti domando, in grazia, altro che un pochettin di belle maniere. Specialmente quando c'è gente!
Il maggiordomo (che ha rimesso il tubo ed ha acceso il gas, piomba giù dallo sgabello facendo traballare la sala e sussultare la principessa). Dov'è la spazzola?... Lo strofinaccio? Qua!... subito!... E via, marche, con lo sgabello!
La principessa, lentamente, eseguisce gli ordini ricevuti, poi ritorna con un bicchiere in mano e una bottiglia di vino sotto il braccio, e col seno gonfio, bisognoso di espansione, si avvicina ancora al maggiordomo che, brontolando, sempre seguita a spazzolare e a spolverare i mobili con molta leggerezza.
— Son qua, col nostro caro vecchio prediletto! Si fa la pace?... Ma ad un patto: brontola con me: strapazzami anche. Tra noi due, soli soletti, divento democraticissima... ed anzi mi piace. Ma coran popola, non dirmi tutte quelle brutte parole!... In presenza, specialmente, del bel contino, dell'ambasciatore, insomma delle persone del mio ceto!... Pur troppo, volendo conservare un tantinin di decoro, bisogna tener calcolo della differenza grandissima della nostra reciproca condizione!
Il maggiordomo non ascolta affatto la supplice principessa, ma con gli occhi ammammolati, fissa la vecchia bottiglia: di colpo la strappa di mano alla padrona e a due riprese, per pigliar fiato, ne tracanna una buona metà. Anche la principessa, riagguantata la bottiglia; se ne versa e ne beve un bicchiere, poi un altro:
— Ah! questo è il vero Apostolo che riconforta lo spirito e salva l'anima!... Stasera, specialmente, che mi sento un certo brividino nelle ossa!... Vuol nevicare, scommetto! (strizzando l'occhio al maggiordomo). Ne ho ancora una mezza dozzina di queste bottiglie, ma le ho nascoste in camera mia, dietro il letto, per nostro solo uso e consumo!
— E ieri sera?... Ohè! Bisogna star più attenti! La carne... — e il maggiordomo arriccia il nasotto camuso con muta, ma espressiva eloquenza.
La principessa (offesa nel suo punto d'onore). Impossibilissimo! (poi a poco a poco, si arrende con un sospiro) Santo Iddio, come si fa? Ciò che alle volte rimane della sera prima, deve necessariamente consumarsi la sera dopo: la mia casa non è un esercizio, ma un luogo privatissimo di pura conversazione! (Trasalendo all'improvviso al rumore di un oggetto che cade con fracasso, rasentando la parete) Che cos'è? Cos'hai rotto?!
— Niente!
Romolo, spolverando un trofeo di ritratti degli «intimissimi» ne ha fatto cadere uno tra i più grandi:
— Al diavolo!
La principessa corre a raccogliere e a raddrizzare gli angoli del cartone ammaccato. È la fotografia di un vecchio bell'uomo in smocking, dalla faccia scarna, dal ghigno sinistro, coi baffoni grigi, appuntati e la guardatura un po' losca:
— Oh, poveretto coccolo!... Quel mio caro De-Farentes, simpaticissimo, che s'è rotta la testa!
Il maggiordomo (In piedi sul canapè, studiandosi di rimettere al posto il gentiluomo siciliano). Fosse rotta davvero!
La Principessa (Attenta al maggiordomo, per paura che faccia cadere anche tutti gli altri ritratti). Piano... pianino... pianin!
Il Maggiordomo. Per la Casilda Maiser sarebbe un bel risparmio!
La Principessa (con grande sussiego). Il tortissimo, per altro, della Casilda è quello di lamentarsi sempre col terzo e col quarto! Quando una donna può procurarsi l'usbergo di una persona seria, di proposito, anche se le costa qualche sacrifizio — benissimo spesi! — Il De-Farentes sarà quel che sarà, privatamente, ma come gentiluomo è sempre più che perfettissimo!... Sempre in guanti, pulito, profumato!... Anche la Casilda, in fine, che cosa potrebbe pretendere di più?
Il campanello elettrico della portineria:
— Driinn!!
— Eccoli!... Romolo! Fa presto!
Sultano, un gattone enorme, tutto bianco e con solo un'orecchia nera, esce dall'ombra, stirandosi, e salta sul canapè. Il campanello ricomincia: driinn!!...
La Principessa (in orgasmo). Romolo! Romolo! Corri!... No! No! Un momento!... E le scarpe? Hai messo la livrea e non hai ancora le scarpe!
Driiinn!!...
— Vengo! Vengo! (Al maggiordomo, in fretta, mentre si tira giù la sottana di damasco nero che ha rivoltata sotto la cintura e infila uno stretto figaro di velluto amaranto). Ti scongiuro! Fa presto! Che la gente ti veda sempre in tutto punto! (Precipitandosi nell'anticamera, mentre Sultano, che ha seguito in cucina il maggiordomo, salta sui fornelli, e alzando, allungando, ingrossando la coda, passa in rivista cocome e cazzarole) Vengo! Vengo! (Spalancando l'uscio). Apro io, per non far aspettare; ma anche il mio maggiordomo è subito prontissimo!... Buona sera! Complimenti!... Brrr! Presto, dentro, perchè spira un'arietta tremendissima che brucia la pelle!
Il Primo Dei Due Signori che entrano:
— Infatti, portiamo la neve!