III.

Il Cavalier Letizia e Carletto Brenta, detto il superuomo, entrano nella camera da letto della principessa, che serve anche da guardaroba per gli intimissimi.

La Principessa (Aiutandoli a levarsi il paltò). E così?... Il ballo nuovo? Furoroni?

Letizia. A me, è piaciuto moltissimo!

Carletto Brenta. E a me, niente affatto!

Letizia. Si sa, io non sono un genio: io non ho talento! e me ne vanto! Ma il Manzotti, ha avuto un grande successo.

— Successo di sartoria.

— Tre ballabili bissati e tutti i quadri applauditissimi.

— Contrastatissimi! Un insuccesso! In fatti una melensaggine banale, volgare, idiota!... Una noiosità pretenziosa e interminabile!

— Diremo al Manzotti, un'altra volta, per divertire i... superuomini, di far ballare lo Zacconi con l'Ibsen, o con quell'altro... come si chiama?... Quello delle marionette?

— Con l'Ibsen hai detto una sciocchezza: con il Maeterlinck hai dato, forse, un giudizio molto acuto. Ben inteso, senza saperlo, perchè in arte, come in critica, appartieni agli innocenti.

Driiinnn!! (Una sonata lunga, più lunga e più forte delle altre).

La Principessa. Vengo!... Eccomi!... Il contino e il mio ambasciatore! Capisco subitissimo alla scampanellata! (Passando dalla cucina, mentre si precipita nell'anticamera). Presto, Romolo!... Mi raccomando! (Dopo aperto l'uscio, con un grido di gioia). Eccoli! «il palpito del cor mi fa indovina!» Buona sera signor Marchese! Sono stata oggi al grande concertone delle nostre Dame Viennesi. Che splendori quella Waldhofstein!... Evviva... Giusto in punto anche il nostro Spinazzola!... Così la terna degli eletti è completissima! Avanti! Avanti, in camera mia e tutte le pelliccie sul mio talamo; al sicuro! Con tanta gente in continuo andirivieni, non si può mai garantire! — E così, dunque, il ballo nuovo?... Fiaschissimo?

Il bel contino, allacciando con un braccio il vitone enorme della principessa, le solletica la pelle e l'amor proprio, sfiorandole la guancia coi baffettini biondi, ritinti e impomatati, mentre il galante ambasciatore, palpeggiandola per cortesia, esalta quelle sue abbondanze monumentali, ma non marmoree, con le solite espressioni del noto repertorio. Invece il banchiere non saluta, non guarda nemmeno la Strufelzkoy. Le butta sgarbatamente la pelliccia fra le braccia e passando dall'anticamera al salotto, continua a sfogarsi, non contro il decadimento dei grandi balli, famosi, della Scala, ma contro la decadenza delle ballerine.

— I ballerinn, le ballerine!... Una specialità, un'istituzione, direi quasi, ambrosiana! Ma la ballerina d'una volta, la vera, adess, adesso, non c'è più! Sott'i todesch, sotto i tedeschi, allora, l'era propi tutta lee!... Sana, allegra, spiritosa affettuosa!... Una cara popolina di famiglia, senza malizia, senza inganno e senza cotone!! Ti prendeva per amante, così, sui duu pee — sui due piedi — detto fatto — e con la sola idea di divertirsi. E nessuna spesa, anzi, la ballerina d'una volta, rappresentava una vera economia. Un paio di stivaletti, al massimo, e dopo teatro una barbajada con un chifel al Caffè dell'Accademia. Ma invece adess, adesso?... Fatturata come il Champagne svizzero, secca, tisica, schizzinosa, e anche, magari, col fradell che fa il socialista o l'anarchic!... Piena di esigenze, di capricci, impastata di nervi, d'impostura e d'emicrania come ona miee, investe i suoi benefizî in tanta rendita e parla di azioni, di obbligazioni, di prestiti mej d'on agent de cambi!

Driiinn!!

Il nobile De-Farentes e l'ex maggiore Foscarini.

Il grande gentiluomo siciliano scambia a bassa voce alcune parole con Romolo, che è corso a levargli il paltò, e con magnanimo sussiego gli ficca tra le labbra il mozzicone di un trabucos nazionale; l'ex maggiore, ancora con l'ulster dal largo bavero di coniglio, solleva la portiera e caccia nel salotto il cranio roseo, lucente, circondato da una fitta corolla di capelli bianchissimi:

— Come mai?... Non ancora al giuoco?

Poi la portiera ricade e l'ex maggiore scompare per ritornar quasi subito, stretto e impettito nel vecchio soprabito nero.

— E così?... questo ballo nuovo?... Un orrore, ho sentito?... Ma tutti quei cretini della Commissione?... È ora di finirla, vivaddio!

L'ex maggiore non mette mai piede alla Scala, per via delle cinque lire del biglietto — troppo caro! un orrore! — e in odio a Wagner, una delle solite gonfiature dei milanesi. Ma è tra i più arrabbiati demolitori di ogni spettacolo, perchè la Scala disturba le sue abitudini, lo obbliga ad annoiarsi solo solo al caffè, sin dopo la mezzanotte, e fa cominciare il giuoco troppo tardi.

Driiinn!! Driinn!! Driinn!!

Le scampanellate si seguono una dopo l'altra e, in breve, tutti gli «intimissimi» affollano il salotto.

Il De-Farentes entra con gli ultimi arrivati discutendo a proposito di Zola e di Dreyfus e mentre si dichiara antidreyfusista per l'onore della Francia e dell'esercito, prova se la ruota è in bilico e se gira regolarmente. Ad un tratto, imprimendole un moto velocissimo esclama con un tremito nella voce forte, imperiosa:

Messieurs faites le jeu!... Messieurs!

I più vicini alla roulette cominciano a puntare: gli altri si alzano e guardano il giuoco.

L'ex maggiore (correndo a mettersi accanto al De-Farentes). Un momento!... Un momento! Il nostro solito franchetto!... E sempre sul rosso! Fedele al rosso!

L'ambasciatore, il contino, il banchiere si alzano gli ultimi, dopo aver chiamato la principessa e ordinata la cena. Si avvicinano pure alla roulette, disponendosi a giocare, ma lentamente, fermandosi ancora su due piedi a criticare la debolezza del Governo, le incertezze della Giunta, e ormai disperando dell'uno e dell'altra.

La voce di un giocatore: Ventisei!

Un'altra voce: En plein!

L'ex maggiore: (con un grido di giubilo). Rosso! Gran bel colore il rosso! Lascio le due lirette sempre sul rosso.

L'Ambasciatore (Rivolgendosi piano al contino, dopo aver puntato cento lire sul «dispari»). Ma... quell'ex maggiore? Che roba è?

Il contino (con un sorriso enigmatico, mostrando i bei denti fini) Chi lo sa? Nel nostro esercito, pare, non c'è mai stato. Ho parlato con molti ufficiali: nessuno lo conosce.

L'Ambasciatore (irritatissimo). E allora?... Come mai si fa chiamare maggiore?... Ex maggiore? Maggiore di che?

Il banchiere (per calmarlo). Delle guardie notturne della principessa.

— Quattordici!

— Pari e nero!

La principessa (spazzando il salotto, dopo aver spazzato la cucina, col lungo strascico della sottana di seta, e portando, come in trionfo, preceduta da Sultano, il vassoio con la cena).

— Sultano, via! ffut! ffut! Non venirmi tra i piedi per farmi cadere! Faccio io stessa da primo cameriere, da tutto quel che occorre, volentierissimo, pur di schivare il pericolo dei musi nuovi!... E così, signor contino? Il filetto, ieri sera, non era famosissimo come al solito, mi ha detto il maggiordomo?... Che rabbia! Che dispetto! Ho pianto, persino, dal dispiacere!

De-Farentes. Messieurs faites le jeu! Messieurs!

Il grande gentiluomo siciliano sorride amabilmente; la sua voce è tornata calma, sicura. Il giuoco ha ormai ripreso il solito interesse, la solita animazione di tutte le sere. Dall'uscio della cucina, quando rimane socchiuso, si scorge la principessa che torna a sonnecchiare seduta accanto alla madia, con in bocca il suo bravo sigaro di virginia e il maggiordomo che beve il fondo dei bicchieri e dei piccoli fiaschettini di Mont'Orobio.

Messieurs, faites le jeu, messieurs!

Si annunziano grosse perdite: perde molto l'ambasciatore e perde molto il bel contino.

— Nove!

— Dispari!

— Nero!

Carletto Brenta e il cavalier Letizia strepitano contro la jettatura. Avevano vinto due scudi a testa e li hanno perduti in un sol colpo! L'ex maggiore continua a ridere, a scherzare e a parlare, compiangendo chi è in sfortuna, esaltando chi è in vena, ammaestrando gli inesperti sui grandi misteri del rosso e del nero, e, frattanto, abilmente, sottraendo se perde o aggiungendo se vince, qualche soldo alla puntata, riesce a guadagnare la piccola sommetta che forma tutta la sua rendita giornaliera. Il grande gentiluomo, sempre attento, vede tutto, ma chiude un occhio, come per un patto tacitamente concluso: anche l'ex maggiore, all'occorrenza, gli fa da compare.

Messieurs, faites le jeu!..... Messieurs!.... Rien ne va plus!