IV.
Due donne, strane e tipiche figure, entrano quasi inosservate nella sala.
— Buona sera!
— Buona sera!
Sono rauche, non hanno più voce.
— Buona sera!
— Buona sera!
Nessuno risponde al saluto, nessuno le guarda, nessuno si volta.
— Ciao, Letizia.
— Ciao, bel siciliano!
De-Farentes (più forte). Faites votre jeu, messieurs!
... Le facce delle due donne appaiono stanche e livide sotto le macchie nere degli occhi e il rossetto delle guance. La più alta, è una virago; ha un bolèro in testa e in dosso uno sfarzoso abito d'estate chiarissimo, scollato. È appena coperta d'una corta mantelletta foderata di vecchio ermellino. L'altra, piccola, magra, con una giacca verdognola e un cappellino a punta, alla tirolese, ha un viso scarno, ossuto, cattivo, da strega giovine. È tutta occhi e tutta capelli neri, crespi, arruffati.
Sono due tristi maschere della miseria e del vizio, che portano dalla strada una ventata fredda di neve. Continuano a camminare nella sala, interrogandosi con un'occhiata incerta, ma non sono nè intimidite, nè sorprese da quella fredda accoglienza. Dopo un momento si avvicinano al tavolino, dove stanno ancora cenando il bel contino e l'ambasciatore.
— Buona sera!
— Buona sera, carine!... — risponde il Castelpusterlengo sempre amabilmente vieux-regime. L'ambasciatore un po' miope, colpito lì per lì dal voluminoso bolèro, si ficca la lente nell'occhio per vedere come alla quantità corrisponda la qualità:
— Buona sera, signorine belle!
Le «signorine belle» sentendosi incoraggiate, si slanciano, l'una, il bolèro, addosso all'ambasciatore, l'altra, la tirolese, sulle ginocchia del bel contino.
— Aristocratico simpaticone!
— Ciao, bel biondo!
E scoccano i baci.
L'Ambasciatore (cercando di allontanare le mani dal bolèro per difendere la simmetria dei radi ricciolini messi in fila attorno alla fronte). Adagio! Adagio! Troppa espansione!
Il bel contino (difendendosi a sua volta dall'assalto del Tirolo).
— .... Da brave! Rispettate il nostro candore!
A un tratto, una vocina fioca, sottile, che sembra uscire tra il falpalà e gli svolazzi molticolori del gran bolèro:
— Complimenti!... Complimenti!
Dietro alla vocina, in fondo ad un cappellone di paglia dalle rose stinte e gualcite, appare un povero visino di malatina, smunto, affilato, con grandi occhi cerulei che fissano «i signori» con un tremolio incerto fra il sorriso e le lacrime.
L'ambasciatore, dopo aver guardata la bimba un istante, lascia cader la lente facendo un atto di disgusto.
Il bel contino (infastidito). Che! Che! I bimbi si mandano a letto!
Dagli occhi della piccina, che non ha ancora cenato, sparisce a un tratto ogni luce di sorriso e non vi restan più che le lacrime.
Il bolero (Aggrottando le ciglia, con la voce più ròca, più aspra). È una mocciosa, che ci serve di compagnia.
La tirolese (Lanciando sulla bimba un'occhiata bieca, torva). Per le guardie. È meglio non essere del tutto sole.
L'ex maggiore (Allontanandosi dal tavolo della ROULETTE: ha guadagnato le sue dieci lirette e ha capito da un'occhiata del De-Farentes che per quella sera, basta). Signore?... Oh! Oh! Abbiamo la visita di due signore!
— Buona sera!
— Buona sera!
La bimba. — Complimenti!
L'ex maggiore. — Oh! Oh! Anche l'infanzia abbandonata! (Siede pure al tavolino e prende da uno dei piatti del DESSERT dell'ambasciatore un savoiardo per la bimba e un cannoncino alla crema, per sè).
La tirolese (dando un pizzicotto rabbioso alla piccina che divora, con la bocca, il savoiardo e con gli occhi il cannoncino). Ringrazia, villana!
La bimba (trasalendo per il dolore improvviso ma sorridendo e inchinandosi amabilmente). Grazie, signore! Tante grazie! Complimenti!
L'ex maggiore (Ingolla d'un colpo il cannoncino per non imbrattarsi di crema). Brava! Una buona educazione è il condimento della virtù! E un marron glacé, sarebbe aggradito, signorina?
La bimba, che si era aggrappata con una mano alla veste del bolèro, è spinta per un braccio dinanzi al tavolino dei tre signori, e ripete i complimenti e i ringraziamenti con un inchino e un sorriso ardito che ha già perduta la bella timidezza, ma non tutta ancora la soavità infantile, e che illumina, fugacemente, il pallido visino per lasciarlo, dopo, più smunto e più avvizzito.
La bimba ha fame e ha freddo. Lì, nel salotto, si soffoca; ma essa ha portato con sè, dentro di sè, tanto freddo dalla strada!
Quanto girare quella sera!... Su e giù! Su e giù! Quanto girare!
Dalla scollatura del corto vestitino di seta rosa, spuntano le esili spalluccie e il collo fino fino, trasparente, con una riga nerognola sotto la grossa collana di perle azzurre. Ha le gambine nude screpolate dal gelo, inzaccherate, come le calzette di lana e gli scarpini gialli, di neve motosa.
L'ex maggiore. (Scherzando sempre con la bimba e offrendole, dopo il marron glacé, una susina di Marsiglia). A lei, madamigella! Anche una prugna secca!... Vedo che l'appetito le serve!
La tirolese (ingolosita adocchiando i dolci del dessert). — È una ghiottona! Non è mai sazia!
L'ex maggiore. — Abito décolleté! E anche le perle! Che lusso!
L'ex maggiore continua a scherzare e a divertirsi con la piccina: le regala un altro mezzo biscotto, uno spicchio di mandarino e intanto approfitta dell'occasione per fare gratis la sua piccola cenetta dopo la partita. Quattro mandorle spaccarelle, un pezzetto di grana, per assicurarsi se la principessa lo abbia fatto venire direttamente da Parma seguendo il suo consiglio; poi una fetta di panettone... poi, in fine, deve chiedere al contino un bicchiere di bordò, perchè gli è rimasto, — e fa le boccacce, — quel maledetto sapore di formaggio!
— Desidera ancora qualche cosa, la signorina? Un grappolo d'uva? Signorina... — E il nome? Come ti chiami?
Il bolero. Non hai sentito?... Rispondi!
La bimba, interroga il bolèro con gli occhi intimoriti: non ricorda più il nome che le hanno dato per quella sera.
La tirolese (scotendola forte). Non far la stupida!
La bimba (sempre più smarrita). Mercedes... Iolanda... (ricordandosi: con un piccolo grido). Fernanda!... Fernanda!... Mi chiamo Fernanda!
L'ex maggiore. Fernanda!... Nientemeno! La Fernanda di Sardou? E di queste due signore chi è la tua genitrice?
La bimba (lanciando uno sguardo tenero al bolero e alla tirolese per rabbonirle). Sono la mia mamma... tutte e due!
Il bolero. Che bestia!
L'ex maggiore (amabilmente). Se queste signore sono «la tua mamma tutte e due» a casa, vuol dire, ne avrai anche un'altra?... La vera?
La bimba (accompagnandosi con un gesto espressivo della manina). Oh, tante!... Ho ancora tante mamme a casa!
L'ex Maggiore. Allora, se hai tante mamme, avrai anche... molti papà?
La Bimba. (con un inchino e un'occhiata affettuosa, carezzevole). Tutti i buoni signori, sono tutti i miei papà!
Si ride a questa risposta. Ridono anche il bel contino e l'ambasciatore e subito il bolèro e la tirolese approfittano del buon successo che ottiene la piccina, per riattaccare conversazione.
Il Bolero. L'ha avuta una nostra compagna, la Goriziana, ma non le ha portato fortuna: lo stesso anno ha fatto un vaiòlo tremendo che l'ha rovinata, tanto che non ha più potuto andar fuori. Adesso ci fa da cuoca, e quando una di noi vuol prendersi la bimba in compagnia, si paga un franco.
La Tirolese. È un'infingarda, una bugiarda, una golosa! Fosse mia, l'avrei pestata di botte!
De-Farentes (Più forte). Messieurs! Faites le jeu!
Egli vede con indifferenza allontanarsi dalla roulette Carletto Brenta e il cavalier Letizia, ma è seccato che il banchiere, il quale punta anche per conto del contino e del marchese, abbandoni il giuoco per avvicinarsi alle due donne.
— Rien ne va plus!
— Ventisei!
— Rosso!
— En plein!
De-Farentes (lanciando un'occhiata alla principessa che passa in quel punto col caffè e con i liquori, per farle capire di mandar via quelle baldracche). Non ci sono giuocatori stasera! Non c'è il numero sufficiente! Così non è possibile continuare! — (Con impeto: con ira:) Messieurs! Faites le jeu!... Messieurs!
La roulette, torna a girare e a stridere.
Il Banchiere (avvicinandosi, soffiando e brontolando, al contino e al marchese). Quel De-Farentes ha una fortuna vergognosa! Abbiamo perduto l'impossibile! (Vedendo la bimba sfoga il suo malumore). Che roba è? (Alla principessa). Ormai, qui, è porta aperta? Si lascia passar di tutto! È una vergogna! Una immoralità!
La Bimba (pallida, intimorita, ma pur fissando il banchiere con gli occhi carezzevoli e facendo un inchino). Complimenti! Complimenti! Buona sera!
Il Banchiere. (Sempre rivolto alla principessa che versa il cognac al bel contino e all'ambasciatore). A dormire! I ragazzi si mandano a dormire! E poi... si votano leggi sul lavoro dei fanciulli!... E poi si spoglia la gente per gli asili, per i ricoveri, per le scuole! — Bella scuola!
La Principessa (Senza nemmeno guardare le donne, con un'espressione schifiltosa di grande sussiego e di pudore offeso). Subitissimo! Dico adesso al maggiordomo di metterle alla porta!
La piccina spaventata al pensiero di dover tornar fuori, di dover tornare a girar su e giù, su e giù, sotto il rovaio, afferra la sottana del bolèro come per trattenerlo.
Il bolèro e la tirolese, insieme, con un atto di ribellione e di disperazione in faccia al pericolo di andare a letto senza cena:
— Alla porta?
— Come sarebbe a dire?
— Se siamo venute è perchè siamo state invitate!
— Siamo state pregate!
La Principessa (Sempre senza guardar le donne, per non sporcarsi la vista, ma con grande autorità, imponendo silenzio e indicando l'uscio). Sst! Fuori! Fuori! Fuori! Subitissimo fuori!
Il Bolero (Ancora più rauco). Non si tratta così con le ragazze educate! Perchè noi siamo ragazze educate!
La Tirolese. Farci perdere tutto il tempo! farci perdere tutta la notte! (Chiamando il cavalier Letizia). Siamo state invitate sì, o no?
La Principessa (Sempre più imponente e maestosa e sempre senza guardarle in faccia). Sst! Niente affattissimo! Fuori! Fuori! Fuori!
Le due donne, inviperite, fanno per lanciarsi contro il cavaliere:
— Ci hai invitate, sì, o no?
La Principessa (frapponendosi). Nella mia società invito io, comando io, e la sola, padronissima, sono io!
Carletto Brenta (sbocconcellando un panino gravido in onore del simbolismo e rivolgendosi al grande industriale). Come?... Sono tue conquiste?
L'ex Maggiore (Al contino, indicando il bolèro). Quel donnone, per altro, non è del tutto disprezzabile!
Letizia (Borbotta, sorridendo, qualche parola all'orecchio di Carletto Brenta).
Carletto Brenta (con entusiasmo). La tirolese! Vi raccomando la tirolese!
L'ex Maggiore (divertendosi). Il bolèro! Evviva il bolèro!
De-Farentes (gridando sempre più forte, per richiamare i giuocatori alla roulette). Messieurs faites le jeu!... Messieurs!
— Diciassette!
— Nero!
Letizia (che ha calmato le ire della comitiva e venendo a patti, sottovoce, con le due donne). Sentite, noi siamo anche disposti ad offrirvi una modesta sì, ma sostanziosa cenetta; ben inteso senza Sciampagna.
La Principessa (mostrandosi arrendevole e conciliante pur di assecondare il desiderio della «società»). Per lo Sciampagna, al caso, ci penso io! (Stringendo l'occhio con intelligenza al cavalier Letizia). Ho io, per l'appunto, una marca famosissima!
Il Banchiere (Ancora brontolando, sotto voce, contro la piccina). Impossibile! Per me è impossibile! Con quella roba lì, sotto gli occhi! Mi disgusta, mi rivolta! Non mi diverto più! Perdo l'appetito!
«I signori» restano sospesi, esitanti fissando la piccina, che nella sua disperazione lancia uno sguardo supplichevole all'ex maggiore, il quale, dopo essersi fatto offrire un mezzo bicchierino di cognac, ingolla un africano di cioccolata.
La Tirolese (al banchiere, indicando la bimba). Questa marmotta?... Giuro, non dà nessun fastidio!
Il Bolero. Si mette a dormire!... Subito a dormire!
La Bimba (ha un tremito, le si riempiono gli occhi di lacrime, ma non osa fiatare).
La Tirolese (chiamandola, come se comandasse ad un cane). Qui!... Qui!... Subito! Qui! (Si guarda attorno, cercando con gli occhi, poi corre in fondo alla sala, dove ha veduto un tavolino coperto da un tappeto vecchio di lana a fiorami rosso e nero: al bolèro). Presto, la marmotta!
Il Bolero (tirandosi dietro la bimba per un braccio, poi sollevandola di peso, la butta sul tavolino). E non si piange! Hai capito?
La Tirolese. Giù!
La bimba si inginocchia.
La Tirolese. Giù! Giù! Più giù, distesa!
(La piccina ubbidisce, tremando).
Il Bolero (minacciandola con l'indice teso). E si dorme!
La Tirolese (minacciandola sulla faccia, con tutta la mano). Si dorme, o guai!
La Bimba (balbettando, col visino tutto molle di lacrime). Buona notte!... Buona notte alle mamme!... Tante buone notti... ai signori papà!... E buon appetito!
Ma la misera creaturina non può finire: è avvolta, rotolata nel vecchio tappeto polveroso e portata, cacciata nell'angolo d'un sofà, in fondo alla sala.
— Dormi! Si dorme!
— Fino a domani!
Il grosso involto fa ancora un movimento: si sente un lungo gemito sotto il tappeto... poi più niente.
Il Bolèro (correndo a buttarsi fra le braccia dell'ambasciatore). Anche se bruciasse la casa, non si sveglia!
La Tirolese (saltando sulle ginocchia del bel contino). Dorme come una talpa!
— Aristocratico simpaticone!
— Caro, biondino bello!
Scoppiano urli e risate.
De-Farentes (dinanzi alla roulette, dissimulando il dispetto, da vero gentiluomo). Signor Contino! Signor Spinazzola! Non volete tentar la rivincita?... Adesso il banco non è più in fortuna!
— Messieurs, faites le jeu! Messieurs!