SCENA III.

Andrea solo, poi donna Fulvia.

Andrea (Va alla finestra, guardando dietro al servitore). Allunga il passo, tartaruga! (Dopo un momento) Se n'è andato! Meno male! Anche per oggi non l'ha incontrata! (Sempre col cappello in testa, il bavero alzato, il bastone sotto il braccio, leva i pasticcini dall'involto e li mette sopra un vassoio; prende i fiori e li mette nei vasi di cristallo). La prossima volta, se Fulvia mi dice di venire alle quattro, farò che sia pronto per le tre! (Si ferma, con un vaso di fiori in mano, tendendo l'orecchio). Francesco aveva ragione, le quattro sonano adesso! (Si leva in fretta il cappello, il paltò, che porta nella camera da letto; poi dinanzi allo specchio della camera da letto, col pettine e la spazzola si accomoda i capelli e si arriccia i baffi: in fine, con lo spruzzatore dell'acqua odorosa, si asperge i capelli e i baffi. Torna a mettersi in ascolto vicino alla comune aspettando: ad un tratto il suo viso attento, ansioso, si rischiara; ha un lampo di gioia: spalanca l'uscio, che richiude subito dietro a Fulvia, la quale entra rapidamente, di colpo).